Tutto esaurito! è il teatro di Radio 3

nella foto Roberto Herlitzka

Tra pochi giorni l’ora solare prenderà il posto di quella legale (anche l’ultima cosa rimasta legale in questo Paese se ne va…), con essa verranno le giornate fredde in cui l’autunno si consegna all’inverno, quando farà buio presto e le foglie avranno perso la speranza di tornare sull’albero. Alla tetra desolazione ambientale farà pendant il desolante panorama teatrale romano (come denunciato da Franco Cordelli sul Corriere della Sera di martedì 25 ottobre 2011), che fuori da poche eccezioni quest’anno offre davvero scarsi motivi per uscire di casa, come gli altri anni, e sfidare il freddo e la pioggia ogni sera per raggiungere qualche teatro. In questo novembre, dunque, cosa c’è di meglio da fare che restarsene in casa, abbracciare una coperta e come gesto rivoluzionario, come segno di resistenza a quel che non vuole morire, accendere la radio? In questi anni una funzione straordinaria in ambito teatrale, proprio di resistenza, è stata svolta da Radio 3, la cui stagione teatrale di dirette copre ormai l’intero anno da ottobre a giugno, con la direzione attenta di Marino Sinibaldi e con la cura di Antonio Audino e Laura Palmieri (leggi qui l’intervista negli studi di Radio 3). Forti dunque di questo successo, nel mese di novembre Radio 3 con un’offerta d’ascolto proprio in ascolto si pone – del teatro e dell’intero ambiente culturale – proponendo un intero mese di programmazione radiofonica dal titolo ben augurante Tutto esaurito!, sia in diretta sia attingendo allo straordinario archivio di cui la rete dispone, con le voci maestose della storia teatrale novecentesca.

L’iniziativa avrà inizio domenica 30 ottobre 2011, con un evento unico dal titolo Il paradosso sull’attore dedicato a Denis Diderot e con la presenza sul palco della sala A di Via Asiago di un grande protagonista del teatro di questi anni, quel Roberto Herlitzka ottimo interprete di tanti testi soprattutto classici. Ma gli eventi saranno molteplici e copriranno l’intera programmazione mensile con esperienze di diversa genesi e da diverse generazioni, ma accomunate da quell’unica appassionata presenza sulla scena: tanta sarà la drammaturgia, soprattutto contemporanea e italiana, con la Cara Medea di Tarantino (di Cutolo/Loliée), Saccarina 5 al soldo di Celestini, Bar di Scimone/Sframeli, poi Patrizia Valduga, Sergio Pierattini, Danio Manfredini, Sergio Atzeni, ma senza dimenticare i classici da Pinter a Müller, da O’Neill a Testori. Con tante registrazioni – alcune storiche come fra tante il Pinter di Camilleri con Un leggero malessere, datato 1962 – un buono spazio è dato anche alle dirette di cui due eventi speciali: del primo abbiamo già detto, il secondo sarà un omaggio ad Antonin Artaud con alcuni inediti, curata da Antonella Ottai e Paola Quarenghi, con Roberto Latini, Sandro Lombardi, Elena Bucci, dal titolo E non potrete dimenticarmi mai più…Ma spazio importante è soprattutto per un’operazione decisamente attraente: la proposta di quattro radiodrammi originali, a cura di Rodolfo Sacchettini, che vedranno cimentarsi compagnie legate al contemporaneo e soprattutto agli elementi visivi come Societas Raffaello Sanzio, Claudio Morganti, Fanny & Alexander e Muta Imago.

Non è tuttavia solo la programmazione spettacolare a dedicarsi al teatro: per tutto il mese tante saranno le trasmissioni che vireranno su argomenti inerenti le loro discussioni, con molte proposte tematiche; è il caso ad esempio di Chiodo Fisso che racconterà i mestieri del teatro, La Grande Radio sull’archivio storico, Passioni legato ad alcune esperienze d’arte e di vita, Piazza Verdi che si occuperà dell’incontro con le altre arti e delle Buone pratiche per il teatro, Zazà in diretta da Napoli, città del teatro per eccellenza e Hollywood Party che ne cercherà i legami con il cinema.

Se dunque farà freddo, pioverà, prenderà qualche tristezza dell’anima alle giornate corte e al ricordo dei mesi più caldi e attivi, non c’è da disperare: Radio 3 e il suo teatro non ci lasciano soli: in una crisi economica l’arte raddoppia il suo valore antieconomico, in una crisi di spazi la resistenza serpeggia negli spazi virtuali, finché saranno ancora più concreti di quelli – presunti – reali.

Simone Nebbia

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