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HomeCordelia - le RecensioniUniVerse: A Dark Crystal Odyssey (di Wayne McGregor)

UniVerse: A Dark Crystal Odyssey (di Wayne McGregor)

Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 24

Foto Andrej Uspensk

The Dark Crystal è un film del 1982 diretto da Jim Henson e Frank Oz , i due artisti burattinai conosciuti soprattutto per aver dato vita ai Muppets. Ma nell’opera, andata in scena all’Auditorium di Roma per il festival Equilibrio, i pupazzi animatronici e l’estetica fantasy anni ‘80 lasciano il posto ai corpi dell’ensemble diretto da Wayne McGregor che si muovono in una striscia di palco delimitata da due schermi di proiezione, uno davanti a loro, un velatino trasparente e l’altro dietro, sul fondale. Un sistema molto complesso in cui sfavillano le creazioni video di Ravi Deepres: mondi subacquei (nelle prime scene un pesce tropicale ha un’andatura tridimensionale verso il pubblico), foreste infuocate, simboli cabalistici, geroglifici, terre desolate… insomma del film di Henson rimane l’ispirazione perché qui l’idea è quella di parlare del nostro presente e del nostro pianeta. Obiettivo lodevole, ma attenzione, il rischio minestrone è dietro l’angolo e infatti i simboli si mescolano senza dare il tempo allo spettatore di acquisirli e la sensazione è quella di trovarsi di fronte a uno spettacolo-luna park che altro non riesce a fare se non tentare di stupire gli occhi con effetti mirabolanti, tutine blu che trasformano i performer in alieni, altre tutine con le ali, strani copricapi animaleschi e un costume che potrebbe rappresentare una sorta di arbusto pieno di radici. Di tanto in tanto emerge in voce off lo spoken word di Isaiah Hull, forse tra le poche cose interessanti: sue le parole sul declino del pianeta e sul prezzo da pagare in futuro per le nuove generazioni. Le musiche di Joel Cadbury tentano di tenere tutto insieme, di avvolgere lo spettacolo, ma non abbiamo il tempo di prendere un respiro e capire dove siamo. E solo nel finale la coreografia mostra i corpi in caduta, abbandona quella leziosità e quell’atletismo che per più di un’ora caratterizzano gli interpreti, sempre altissimi con le gambe, le braccia tese, le rotazioni perfette e le dita eleganti mentre tutto attorno, questo nostro mondo, sta per collassare. (Andrea Pocosgnich)

Visto alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica. Crediti: regia e coreografia: Wayne McGregor musica: Joel Cadbury film design: Ravi Deepres illuminazione: Lucy Carter costumi e copricapi: Philip Delamore, Dr. Alex Box spoken word: Isaiah Hull drammaturgia: Uzma Hameedcon un ringraziamento speciale a: Brian e Wendy Froud danzatori: Winnie Asawakanjanakit, Rebecca Bassett-Graham, Naia Bautista, Jordan James Bridge, Salvatore De Simone, Chia-Yu Hsu, Hannah Joseph, Jasiah Marshall, Salomé Pressac, Mariano Zamora Gonzalez una coproduzione tra: Studio Wayne McGregor e il Royal Ballet in collaborazione con The Jim Henson Company

Cordelia, febbraio 2024

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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