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(H)AMLETO (Factory compagnia transadriatica)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno 25

Foto William Palmisano

Un lampadario a due ordini di luci campeggia in sospensione al centro in alto, è inclinato come per derivazione degli smottamenti, dei dubbi, dei sommovimenti interiori e della tensione alla caduta, quel richiamo, quell’indagine del fondo dei baratri più o meno interiori che l’Amleto come nessun’altro ha saputo restituire alla storia, per la scena e oltre essa. In questo adattamento prodotto dalla salentina Factory Compagnia Transadriatica di Tonio De Nitto, che lo ha curato insieme a Fabio Tinella, il principe di Danimarca è sdraiato nel mezzo della dimensione delimitata dall’arco di proscenio, il teschio lo porta addosso, disegnato sulla maglia. A contornarlo la semicircolarità degli altri interpreti, in principio tutti presenti nel blu del tono delle luci che poi si scioglieranno naturali salvo incursioni di cesura (rosa, azzurro, …). L’essenzialità di un ambiente di nero immersivo, su cui la corte di figure si disegna netta, sarà smorzata da una feritoia triangolare che si aprirà solo a tratti più avanti, per segnare il crinale tra la vita e la morte. C’è il nostro (H)amleto in tenuta ginnica, Claudio che si muove su una bici dorata come i suoi paramenti regali e la madre con l’abito purpureo e la corona in testa, c’è Ofelia con i fiori in prossimità del capo e poi certo ci sono Guilderstern e Rosencrantz, Polonio e Orazio, Laerte e la compagnia dei comici a riprodurre l’assassino paterno, ci sono i due becchini e lo spettro del padre che cifrerà uno dei quadri visivamente più incisivi nella persistenza della fruizione agli occhi. Il lavoro “è il punto di arrivo della ricerca di Factory su teatro e disabilità, un’indagine sul corpo non conforme, …” ove il testo trova la propria scaturigine nell’assemblamento di una lunga raccolta di pensieri, messaggi e lettere di Fabrizio, l’attore (con sindrome di Down) qui nel ruolo del protagonista. Della vicenda originale nulla si perde, in un adattamento, anzi in una vera e propria riscrittura che ha tra i tratti testuali principali quello del meccanismo della ripetizione a centrifugare certi lemmi magnetici per la condensazione semantica che racchiudono, come “amore” “mio” “essere” solo per citarne alcuni e che non abdica in nessun modo alla ricerca di una precisa prospettiva estetica. (Marianna Masselli)

Visto al Campania Teatro Festival di (H)amleto liberamente ispirato ad Amleto di William Shakespeare una produzione di Factory compagnia transadriatica a cura di Tonio De Nitto e Fabio Tinella assistente Carmen Ines Tarantino testo Fabrizio Tana con Alessandra Cappello, Lara Capoccia, Anna Giorgia Capone, Nicola De Meo, Francesca De Pasquale, Francesca Peluso, Alessandro Rollo, Antonella Sabetta, Stefano Solombrino, Diomede Stabile, Fabrizio Tana, Carmen Ines Tarantino, Silvia Lodi, Fabio Tinella, Elena Urso luci Davide Arsenio costumi Lilian Indraccolo scene Egle Calò VoiceOver Lorenzo Paladini musiche Paolo Coletta sound designer Graziano Giannuzzi illustrazione Valeria Puzzovio grafica Big Sur con il supporto di Direzione Generale Spettacolo, Fondo Beneficienza San Paolo un ringraziamento a Polo biblio-museale di Lecce, Comune di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese, Teatro comunale di Novoli, Teatro comunale Excelsior Carmelo Bene di Campi Salentina, Filippo Bubbico, Roberto Cazzato, Luca Pastore

Cordelia, giugno 2025

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Marianna Masselli
Marianna Masselli
Marianna Masselli, cresciuta in Puglia, terminato dopo anni lo studio del pianoforte e conseguita la maturità classica, si trasferisce a Roma per coltivare l’interesse e gli studi teatrali. Qui ha modo di frequentare diversi seminari e partecipare a progetti collaterali all’avanzamento del percorso accademico. Consegue la laurea magistrale con una tesi sullo spettacolo Ci ragiono e canto (di Dario Fo e Nuovo Canzoniere Italiano) e sul teatro politico degli anni '60 e ’70. Dal luglio del 2012 scrive e collabora in qualità di redattrice con la testata di informazione e approfondimento «Teatro e Critica». Negli ultimi anni ha avuto modo di prendere parte e confrontarsi con ulteriori esperienze o realtà redazionali (v. «Quaderni del Teatro di Roma», «La tempesta», foglio quotidiano della Biennale Teatro 2013).

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