Quarant’anni di Inteatro Festival. Il corpo è la danza?

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Inteatro Festival compie quarant’anni. L’Archivio Inteatro cerca di dare testimonianza della storia della rassegna, mentre l’edizione di quest’anno continua a interrogarsi sul corpo come transizione. Una riflessione con Velia Papa, direttrice artistica.

Foto di Evi Fylaktou

Provocatoriamente parlando potremmo prevedere, in un futuro prossimo dello stato dell’arte, la sparizione del termine danza. Accadimento linguistico che non sembra essere poi così lontano dall’eventualità, soprattutto se si guarda alla mutevolezza del linguaggio coreografico, ai suoi attraversamenti e ibridazioni, al suo traslarsi verso la definizione, spesso a torto onnicomprensiva, di “performing art”. Comincia a vacillare quella consuetudine acquisita per cui “danza” e “corpo” siano intercambiabili, possibilmente usati con valore di sinonimo l’uno per l’altro; tali nuclei semantici sembrano allontanarsi sempre più per giungere al loro grado zero, riscontrabile sia dal punto di vista del processo creativo – mutato nella pratica perché mutati sono gli strumenti con cui si guarda la realtà e la sua interpretazione – che nella fruizione. La danza si fruisce, ma il corpo? Ce lo siamo chiesti nel prendere parte alla quarantesima edizione di Inteatro Festival  storica rassegna internazionale dedicata alla danza che si svolge a Polverigi prodotta da Marche Teatro – e abbiamo continuato a interrogarci parlandone con la direttrice artistica Velia Papa la quale, nell’elaborare un pensiero rispetto al quarantennale, si sofferma sull’importanza paradigmatica del «considerare il corpo come “rivoluzione” e allo stesso tempo “transizione”». Se il primo è un concetto ascrivibile a un passato moderno e poi postmoderno, il secondo è indice invece di un presente che rifugge la definizione teorica e rilancia con l’ipotesi.

Foto di Giulia Di Vitantonio

«La danza oggi è dunque lo spazio dove emergono gli esperimenti artistici più interessanti in grado di sovvertire ogni regola formale e reinventare nuove modalità di comunicazione diretta con il pubblico», nel prendere parte alla danza come “spazio” si situa poi la necessità di documentarne il tempo e i processi, di «porsi il problema della memoria e affidarla a un supporto digitale». Nel ripercorrerne le fasi, Velia Papa ci ha spiegato come è giunta all’elaborazione dell’Archivio Inteatro, dal 1977 al 2018, in cui è possibile ricostruire i passaggi storici attraverso i quali la danza sta perseguendo proprio una ciclicità processuale che alterna decostruzione e ricostruzione e ancora decostruzione. «Nonostante ci abbiamo provato, non ce l’abbiamo fatta a seguire un protocollo per rendere il nostro compatibile con gli altri archivi. Il dibattito critico inerente al nostro festival in questi anni si è sempre concentrato attorno a progetti specifici, ad approfondire determinate urgenze, è assente quindi una documentazione più ampia e volta ad abbracciare una visione d’insieme». Mancanza di compatibilità rispetto a un modello archivistico classico che può essere tuttavia specchio di come l’evoluzione della rassegna e la natura dei temi scelti anno dopo anno non siano facilmente “archiviabili”, aspetto che invita anche a ripensare le modalità di analisi sul corpo. Non a caso l’Archivio Inteatro, nonostante sia già online, non è concluso poiché è un lavoro che richiederà ulteriori passaggi di finalizzazione, in virtù di un costante confronto su quali materiali scegliere e come presentarli.

Foto di Giulia Di Vitantonio

L’artista emblematico di questa edizione è stato Euripides Laskaridis, regista e performer greco che, secondo la direttrice artistica, «affronta i temi della trasformazione e del ridicolo» e «dà con la sua poetica un valore aggiunto al linguaggio drammaturgico, non solo coreografico: trascendendo la fisicità del corpo, attraverso la leggerezza e l’ironia, raggiunge l’astrazione». Con Relic, l’artista ci presenta davvero una scena che è tabula rasa del senso, in cui a predominare è una fisicità grottesca e inquieta, non umana, né animale, conturbante negli eccessi. Non c’è alternativa nel gesto di Laskaridis, il nichilismo è l’approdo e il viaggio attraverso il quale lo si raggiunge è costellato di accidenti rispetto ai quali il corpo non ha alcun potere e, in fin dei conti, non desidera averlo. Grotteschi, ma assai diversi, e tendenti più verso i toni del comico, sono entrambi i lavori del danzatore Andrea Costanzo Martini che, tanto in Occhio di Bue che in What happened in Torino, disarticola in pose da contorsionista nevrotici fremiti ottenendo una frenetica, ma perfetta, indagine sul “meccanismo corpo” (organica la relazione col dispositivo video) per sondarne la funzionale reattività. «Wrestlers della relatività» sono i protagonisti dello spettacolo site-specific di Collettivo CineticoHow to destroy your dance, andato in scena nella palestra della Scuola Media di Polverigi, è un gioco/sistema dalla carica ironica e travolgente che pone delle domande ai corpi dei prestanti performer sfidandoli nel mettere alla prova le potenzialità di ciascuno di essi in step di cinque capitoli che interrogano il tempo, la fatica e i limiti del corpo dipendenti da queste due variabili.

In attesa della pubblicazione cartacea dell’Archivio Inteatro abbiamo colto l’occasione, attraverso il racconto di Velia Papa, per riflettere su quali potranno essere dunque gli strumenti atti a dare traccia del gesto contemporaneo senza disperderne il carattere effimero e transitorio, e sul come essi siano (o meno) in grado di “dargli corpo” e consegnarlo alla memoria. Tra qualche anno, parleremo ancora di danza? E se sì, come?

Lucia Medri

Inteatro Festival, Polverigi (AN) – giugno 2018

RELIC
Regia, coreografia, performance, set design: Euripides Laskaridis
Assistente alla regia: Tatiana Bre
Assistente alla drammaturgia: Alexandros Mistriotis
Costumi: Angelos Mendis
Sound design: Kostas Michopoulos
Tecnici luci e operatori musica dal vivo: Nikolas Kollias – Kostas Michopoulos
Consulenza musicale: Kornelios Selamsis
Consulenza luci: Eliza Alexandropoulou
Allestimento luci: Miltos Athanasiou
Tecnico luci: Konstandinos Margas – George Melissaropoulos
Assistente alla regia e al set designer: Ioanna Plessa
Costruzioni speciali: Marios Sergios Eliakis, Ioanna Plessa, Melina Terzakis
Produttori creativi: James Konstantinidis, Natasa Kouvari
Tour & Production Manager 2016: Aristea Charalampidou
Tour & Production Manager 2017: Maria Dourou
Presentato in collaborazione con: EdM Productions and Rial & Eshelman
co-produzione tra Athens & Epidaurus Festival and OSMOSIS.

HOW TO DESTROY YOUR DANCE
concept, regia, coreografia Francesca Pennini
drammaturgia, tecnica Angelo Pedroni
interpreti a rotazione tra Simone Arganini, Niccolò Catani, Margherita Elliot, Carolina Fanti, Teodora Grano, Orlando Izzo, Fabio Novembrini, Carmine Parise, Angelo Pedroni, Francesca Pennini, Ilaria Quaglia, Giulio Santolini, Stefano Sardi, Giulia Sposito, organizzazione Carmine Parise
con il supporto di Inteatro Festival / MARCHE TEATRO
residenze artistiche Teatro Comunale di Ferrara, Inteatro Festival / MARCHE TEATRO
si ringrazia La Biennale di Venezia

OCCHIO DI BUE
coreografia, performance: Andrea Costanzo Martini
paesaggio musicale: Andrea Costanzo Martini
musica: Arvo Part, Moondog, Andrea Costanzo Martini
luci: Yoav Barel

WHAT HAPPENED IN TORINO
coreografia, performance: Andrea Costanzo Martini
paesaggio musicale: Andrea Costanzo Martini
musica: Arvo Part, Moondog, Andrea Costanzo Martini
luci: Yoav Barel

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