Westkemper creatore di mondi. Dimore dei suoni

 

Hubert Westkemper nella prima lezione-spettacolo di Dimore dei suoni al Teatro di Rai Radio 3

 

Hubert Westkemper
foto Facebook Westkemper durante un workshoop NABA SOUND

Suoni che non siano mero contorno «subìto», risolvendosi esclusivamente come veicolo verbale o legati magari a quella che la nostra tradizione – occidentale – chiama musica. Suoni che anche a raccontarli se ne riesca a percepire la forza concreta in grado di far sobbalzare qualcuno, di immaginare un’epoca distante o di dar voce a esseri immaginari; che siano in grado cioè, al pari delle immagini e delle azioni, di creare veri e propri mondi. E tuttavia si fatica ancor oggi a considerare la drammaturgia sonora al pari di qualsiasi altro “tessuto drammaturgico” capace di portare valore e significato all’interno di un contesto spettacolare. Non fosse altro per la comune accezione nel considerare il suono come qualcosa di non materiale – che, in quanto onda, rimane invisibile all’occhio – e del quale manca anche una consuetudine della definizione. Dimore dei suoni, rassegna di lezioni-spettacolo curate da Valentina Valentini, in una ormai consolidata collaborazione tra l’Università La Sapienza, gli studiosi del Gruppo Acusma e Rai Radio 3, giunta alla sua quinta edizione cerca proprio di sopperire a questa mancanza attraverso un ciclo di incontri con compositori, rumoristi, sound designer, in una formula fruibile sia “live” (cioè presso i Teatri della Sede Rai di via Asiago) sia attraverso le registrazioni radiofoniche (prossimamente trasmesse). Ognuna delle quattro conversazioni, dilazionate nel mese di maggio, abbandonata la veste inizialmente più accademica diventa presto un’occasione di conoscenza e di scoperta del lavoro di alcuni artisti dall’eccezionale carriera che raccontano il proprio rapporto tra teatro e suono, concretizzandolo a partire dalla personale diretta esperienza.

Durante il primo degli appuntamenti, Mauro Petruzziello, studioso e componente del Gruppo Acusma, ha introdotto un nutritissimo pubblico alla scoperta del lavoro di Hubert Westkemper, sound designer tedesco dall’ottimo accento italiano che svela fin da subito la geografia di alcune tra le sue più note collaborazioni. Non mancano nel suo curriculum spettacoli di Robert Wilson, Peter Stein, Jerome Savary, Irene Papas, tuttavia la serata ha donato ampio spazio a collaborazioni con italiani come Luca Ronconi, per il quale inizialmente creò l’ambiente sonoro di Ignorabimus, spettacolo-evento del 1986 dalla mastodontica durata di 12 ore e in seguito al quale seguì un nutritissimo sodalizio che dura ancor oggi. Altro italiano di cui si è tenuto conto è il napoletano Andrea De Rosa per il quale sperimentò (nello spettacolo Elettra del 2004 che gli valse tra l’altro anche un premio Ubu) tecnologie all’avanguardia come l’Olofonia. Ciò che affascina in questa ricostruzione degli escamotage, dell’aneddotica e in generale della storia di questi spettacoli, si ritrova da una parte nella percezione di una ricerca senza stasi, spinta da un entusiasmo evidente nel trovare ogni volta un’originale interazione col testo drammaturgico e con le intenzioni del regista di turno, ma dall’altra si riscontra nella semplicità del racconto, generata sì dalla competenza ma anche dalla grande umiltà di questo «scultore di suoni». Allora anche tecniche dalla difficile comprensione o dall’ignoto nome come la sopra citata Olofonia, o la Wave Field synthesis  (sperimentata in Panico del 2013 diretto da Luca Ronconi e tratto dall’Eptalogia di Hieronymus Bosch di Rafael Spregelburd), sembrano meno impossibili e la tecnologia, più che rimanere sovrastruttura ricercata ma fine a se stessa, sembra davvero mettersi al servizio di una poetica teatrale.

Oltre a Westkemper la rassegna ha visto un protagonista come Alvin Curran (andato in scena l’8 maggio) mentre gli ultimi due incontri  saranno dedicati al compositore Luigi Ceccarelli (16 maggio) e al rumorista Enzo Diliberto (27 maggio), che collaborò a lungo alla creazione degli ambienti sonori per i film di Leone, Pasolini,  Monicelli e molti altri. Al di la dell’apertura verso questo mondo solitamente “dietro le quinte”, queste occasioni si prestano ad essere interessante materiale per studiosi, ma anche una via d’accesso a quanti credono che il teatro possa ancora ambire a quella che due secoli fa un signore di Lipsia identificò come «Gesamtkunstwerk», un’opera d’arte “totale”, capace di acquisire forza da qualsiasi mezzo utilizzato. Esemplare in questo caso il lavoro di Westkemper il quale, nella specificità di ogni singola esperienza, avvolge di volta in volta l’intero spazio del teatro, sfida se stesso alla ricerca di suoni che, da didascalia, possano riprodurre anche il verso di «un cane sicuramente nero che abbaia da qualche parte»; spazializza i suoni moltiplicando l’amplificazione delle casse poste tra il pubblico, in alto, in basso, fuori e dietro le quinte, di spalle; isola perfino gli attori all’interno di una teca trasparente e spessissima al fine di riprodurne le voci come se parlassero direttamente nella testa degli “ascolta-spettatori”. Insomma, utilizzando una materia invisibile agli occhi, diventa architetto di mondi.

Viviana Raciti
Twitter @viviana_raciti

Visto presso l’Auditorium Sala A – Rai Radio 3 in aprile 2014

DIMORE DEI SUONI

Mercoledì 30 aprile 2014
Hubert Westkemper – Creare spazi sonori

Giovedì 8 maggio 2014
Alvin Curran – The World is My Mother Tongue

Venerdì 16 maggio 2014
Luigi Ceccarelli – Appunti per un teatro musicale

Martedì 27 maggio 2014
Enzo Diliberto, Ilario Melandri – Il suono immaginato

 

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