Collinarea 2012. Nel borgo di Lari esplode la festa teatrale

foto di Andrea Casini

Lari, un piccolo borgo dalle mura medioevali nella provincia di Pisa, si trasforma in grande palcoscenico naturale. Vi si incontrano gruppi, artisti, musicisti, attori, poeti, operatori, e soprattutto il pubblico, attento, entusiasta, interessato, critico. È proprio una bella atmosfera, fresca, giovane, quella adatta a cogliere, percepire, assaggiare, immergersi in un mondo teatrale fatto di ricerca di nuovi linguaggi, nuove estetiche, nuove idee. Giunto alla sua XIV edizione, il festival Collinarea (svoltosi dal 24 Luglio al 4 Agosto), diretto da Loris Seghizzi, che porta nella sua compagnia ScenicaFrammenti il peso di un’antica tradizione famigliare (questi deriva da un’antica compagnia di giro dei primi del Novecento), l’anno scorso ha visto la collaborazione di Massimo Paganelli, per tanti anni direttore di Armunia a Castiglioncello, e Marco Menini, che ha curato una splendida sezione di poesia con autori quali Jolanda Insana, Franco Loi, Bobo Rondelli, Valentino Zeichen, Walter Siti e Michele Mari. Per la quattordicesima edizione questo piccolo festival, che vive e respira sulle colline toscane, conta su una preziosa collaborazione artistica, quella di Roberto Bacci e Luca Dini della Fondazione Pontedera Teatro senza dubbio e a sentire comune una delle realtà culturali e di produzione teatrale tra le più serie e affermate a livello internazionale.

Sono stati dieci intensissimi giorni di spettacoli, performance, laboratori, istallazioni, concerti, incontri, giorni dedicati al teatro, alla musica, alla poesia. Tre anime per un festival con una forte identità, capace di instaurare confronti tra prospettive e linguaggi in modo coraggioso.
Trenta, in tutto, gli spettacoli che hanno tatto rivivere strade, angoli, piazze e piccoli ma attrezzatissimi teatri. Tanto da vedere e da ricordare; scelte coerenti e oneste, fra le quali segnaliamo Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino, che hanno presentato un nuovo progetto nato per l’appunto per Lari, Show, due schegge di ironica poesia sull’universo del teatro e dell’attore. E poi Carrozzeria Orfeo, con il nuovo bellissimo spettacolo, Robe dell’altro mondo, Federica Fracassi in Eva da Innamorate dello spavento di Massimo Sgorbani, per la regia di Renzo Martinelli.

foto di Andrea Casini

Dalla Sicilia è arrivata l’Educazione fisica di Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, ex-attori di Emma Dante ormai affrancati dall’ombra della grande maestra, e i bravissimi messinesi Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi con Due passi sono spettacolo poetico e sognante, pieno di ironia e surreale comicità, vincitore del Premio Inbox 2012 e del Premio Scenario Ustica 2011. Come dire il versante palermitano e quello messinese dell’Isola, due fronti teatrali opposti, tanto fisico e straripante quello palermitano quanto metafisico e surreale l’altro. Da ricordare ancora Gengè, dal pirandelliano Uno, Nessuno e Centomila e firmato da Roberto Bacci, interessante messa in scena di un universo psichico frantumato in mille riverberi e rifrazioni, con uno studio sul movimento forzato, parossistico fino al grottesco, sovrapposto a un monologo sproloquiante e a una equilibratissima e simmetrica prossemica registica.
Ancora vale la pena di menzionare il gruppo milanese Macelleria Ettore che, in Amleto è morto, ancora solo in fase di studio, propone una rielaborazione del testo di Shakespeare dalla ricerca stilistica molto pura e coraggiosa, fondata sulla visione, sulla presenza scenica, fatta di montaggio e smontaggio delle sequenze.

Ma a riempire della sua presenza il festival c’è stato soprattutto Michele Santeramo. Una scrittura strabiliante, la sua, piena di ritmo, di fatti, di leggerezza e commozione, senza aggiungere altro, mozzafiato. Ha proposto il suo primo lavoro, Nobili e porci libri, racconto magnifico sulla vita di Gennaro De Gemnis, vicenda paradigmatica di un uomo che sperpera il proprio immenso patrimonio per dare vita ad una delle più grandi biblioteche del Sud, finendo la propria vita povero e nell’indifferenza di tutti. Santeramo ha raddoppiato con il suo ultimo testo, Storie d’amore e di calcio, folgorante racconto di un mondiale di calcio clandestino tra gli immigrati del centro storico di una città del sud.
Alla fine arriva Ascanio Celestini, con il suo Discorsi alla Nazione e la sua capacità di trascinare gli spettatori in un arringa di grande qualità drammaturgica, tanto bella quanto necessaria, nel senso politico del termine. Alla fine la grande festa, l’intero borgo invaso da artisti, dove si confondono visioni e ascolti, musiche e performance, come Lisboa, opera itinerante dedicata a Fernando Pessoa, deliziosa nella sua struggente vena onirica.

Filippa Ilardo

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