Programma Festival Radicondoli (SI) dal 28 luglio al 5 agosto 2012

PROGRAMMA RADICONDOLI 2012

Sabato 28 luglio

Piazza della Collegiata ore 21.15
Riccardo Tesi e Banditaliana
CONCERTO

Riccardo Tesi, compositore e organettista di fama internazionale, considerato uno dei musicisti più audaci e autorevoli della nuova scena world europea che vanta collaborazioni dalla musica etnica (E.Ledda, Justin Vali, Kepa Junkera; J.Kirkpatrick, P.Vaillant) al jazz (G.Mirabassi) fino alla grande canzone d’autore (I.Fossati, F.De Andrè, G.M.Testa) è il fondatore del progetto Banditaliana. Fin dal suo esordio nel 1992, sono elementi portanti della band Maurizio Geri voce solista e chitarrista funambolico il cui stile fonde le tematiche legate alla musica mediterranea con l’improvvisazione swing-manouche, Claudio Carboni sassofonista dotato di un fraseggio secco e preciso, cresciuto nella migliore tradizione del liscio e il percussionista Gigi Biolcati a suo agio nella musica etnica e nel jazz. Tesi aveva mosso i primi passi assieme a Caterina Bueno, storica ricercatrice della musica popolare toscana, che costituiva (e in parte lo è ancor oggi) il primo patrimonio a cui attingere. Ma fin da subito c’è la volontà di andare oltre le proprie radici senza stravolgerle. Così nel corso di questo ventennio gli esperimenti e le contaminazioni sono stati continui. Come continui gli spostamenti: oltre 800 concerti in 19 paesi in 4 continenti che ne fanno la band italiana più internazionale. Un caleidoscopio di suoni senza frontiere, fra curve jazz, improvvisazioni e canzone d’autore, swing manouche e ritmi mediterranei, la tradizione del liscio e i canti popolari toscani, scaturisce senza soluzione di continuità, in una incandescente panoramica dove confluiscono composizioni originali, virtuosismi strumentali, preziosi incastri ritmici e arrangiamenti raffinati.

Scuderie ore 18.30 e 22.30
Compagnia Virgilio Sieni
ATLANTE DEL BIANCO
un progetto di Virgilio Sieni per una compagnia formata da ragazzi non vedenti
interpretazione Giuseppe Comuniello
musica Francesco Giomi

Lo spettacolo vede in scena Giuseppe Comuniello, un giovane ragazzo non vedente, protagonista di un lavoro che ha trovato una sua forma definitiva al termine di un lungo e articolato percorso iniziato nel 2008, che qui trova una “precisa” tensione spaziale, una esplorazione acuta del territorio, una percezione indefinibile di coerenze e tragitti, un assolato modo di stare in scena, circondato da inalterabili fondali e inaudite profondità. Come ha scritto Eleonora Tolu, “Sappiamo che i suoi occhi non vedono e lo seguiamo concentrati mentre indossa una casacca da arlecchino, piena di tutti i colori che non può vedere come li vediamo noi, ma che certamente vede in un altro modo, e finalmente ci sorride, con un’apertura sconcertante. E così, fino alla fine, questo giovane danzatore ci cattura, ci porta con sé, ci commuove, ci costringe a stare con lui per il fatto semplicemente di esserci, di riuscire a stare sulla scena con una nudità e un’apertura forti e coinvolgenti”.

Domenica 29 luglio

Palazzo Bizzarrini ore 17
Premio Nico Garrone
Giuria: Sandro Avanzo, Rossella Battisti, Anna Giannelli (segreteria), Enrico Marcotti, Valeria Ottolenghi

APERITIVO CRITICO
Le forme della scrittura critica sul web: questioni aperte

Nico Garrone era critico attento, sensibile, curioso. E anche per questa edizione del premio farà piacere consegnare a suo nome – un vuoto che resta – il premio della critica a Federica Sustersic e a Roberto Rizzente che dopo essere stati segnalati per l’intelligenza, la cura, la passione con cui seguono il teatro, si vedranno consegnare il premio da una giuria che li ha considerati i migliori tra tanti. Com’è ormai preziosa abitudine la consegna del Premio è anche occasione per evidenziare una questione che si avverte come urgente all’interno della comunità teatrale. Per questa edizione si è dunque pensato proprio a “Le forme della scrittura critica sul web: questioni aperte” per evidenziare i nuclei essenziali del problema e definire meglio, se non risolvere, i numerosi, complessi nodi tematici evidenziando dubbi, incertezze, ma anche, perché no, percorsi percorribili e soluzioni ipotizzabili. Con grande serenità e unanimità è avvenuta la scelta del Maestro da premiare: Ugo Chiti, figura multiforme del teatro, drammaturgo, sceneggiatore, impegnato contemporaneamente sul fronte del cinema e del teatro, sapendo creare eccellenti commistioni, guida, presenza stimolo all’interno di compagnie e di teatri.

Teatro ore 19.15
Terzo Piano Teatro
PIC NIC IN CAMPAGNA
di Fernando Arrabal
con Francesco Bentivegna, Tommaso Carli, Francesco Dendi, Antonella Miglioretto
regia Francesco Dendi

L’anarchia di Arrabal è la forza dirompente del suo teatro (e del suo cinema), confinante con l’assurdo e l’arcipelago barocco. Un territorio franco dove i personaggi compiono le azioni più atroci col più assoluto candore, una parabola dove tragedia e farsa, sacro e profano si mescolano, facendosi spettacolo struggente e stralunato. Pic-nic è un testo a quattro voci, a prima vista lunare e naif, ironico e pacato, ma che rivela una insolita “serietà”, affrontando con un particolare punto di vista, fantasiosamente demenziale, l’umana tragedia della guerra. La messa in scena della compagnia del Terzo Piano teatro, composta da giovani attori e registi che frequentano la scuola di formazione del teatro l Metastasio, è quella di un Arrabal contaminato dal cinismo di Wilde in una cornice impressionista ma con un profondo e serio lavoro sul testo e sulla forza drammaturgica del teatro dell’assurdo.

Pieve vecchia della Madonna ore 21.15
Teatro degli Incamminati • Diablogues / Compagnia Vetrano-Randisi
TOTÒ E VICÈ
di Franco Scaldati
regia ed interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
scene Marc’Antonio Brandolini
disegno luci Maurizio Viani
costumi Mela Dell’Erba

Attori, autori e registi teatrali, Vetrano e Randisi lavorano insieme dal 1976, muovendosi con rigore e raffinatezza estetica fra il grande teatro di tradizione e la ricerca. La complementarietà, la dialettica, il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica, che vive quindi in una doppia identità, sovrapponibile e contraria. In questa direzione hanno creato diversi spettacoli con due personaggi in scena che sono uno lo specchio dell’altro: sono stati Uno e Due in “Diablogues” e poi Milton e Camoens in “Beethoven nei campi di barbabietole” di Roland Dubillard, e prima erano stati Calvato e Capillato in una loro riscrittura del “De Rerum Natura”. Totò e Vicé sono legati da un’amicizia reciproca, assoluta e vivono di frammenti di sogni che li fanno stare in bilico tra la natura e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere. Stracci e stralci di vita e, come sempre in Scaldati, emersioni dal regno dei morti. Vicé muore nel sonno, Totò gettandosi nel vuoto per ritrovare l’amico. Vagano notturni in un cimitero. Nella dimenticanza di un tempo anomalo, surreale, fuggitivo, l’altalena delle cose scandisce “le voci di due balzani, inventivi personaggi che entrano ed escono dai sipari dell’esistenza in un clima comico di intelligenza sconvolgente” ha scritto Franco Quadri.

Scuole Comunali ore 22.30
Fattore K.
LA PALESTRA ORE 18 [recensione] di Giorgio Scianna
regia Veronica Cruciani
con Fulvio Pepe, Teresa Saponangelo, Arianna Scommegna, Michele Sinisi
scene e costumi Barbara Bessi
disegno luci Gianni Staropoli
musiche Paolo Coletta
video Marco Santarelli e Alfredo Farina
in coproduzione con Compagnia Veronica Cruciali

Due uomini e una donna in una palestra deserta. Sono stati convocati dalla preside della scuola dei loro figli. Non sanno cosa li aspetta. Un mondo sconosciuto si apre davanti a loro. Una brutta scoperta. I loro rampolli 15enni non sono così perbene come sembrano. Una compagna ha subito violenza. Il caso precipita e la conclusione assume i toni della tragedia più nera. La tribù si ricompatta e la cintura di protezione della famiglia si rinserra, si stringe, qualsiasi cosa capiti. Non importa quali siano i disastri commessi dai figli, non importa la legge, il rispetto dell’altro, non importano le vittime. La famiglia più civile diventa branco contro chiunque provi ad allungare le mani su uno dei suoi membri, a intromettersi. Così la famiglia commette l’abuso più grande nei confronti dei figli regalando loro un’impunità che diventerà irresponsabilità dei propri gesti e castrazione di ogni possibilità di diventare adulti. Veronica Cruciani, diplomata alla Paolo Grassi di Milano, ha lavorato con Giorgio Barberio Corsetti, Alfonso Santagata, Arturo Cirillo, Cristina Pezzoli, Ascanio Celestini. Giorgio Scianna, classe 1964, nel 2007 ha pubblicato con Einaudi, il suo primo romanzo, “Fai di te la notte” (premio “Giovanni Comisso”) seguito nel 2010 da “Diciotto secondi prima dell’alba”.

Scuderie ore 16, 16.30, 18
Compagnia La bella Lilia
TREMOTINO
fiaba dei fratelli Grimm
laboratorio di teatro didattico della scuola Waldorf di Firenze

Lunedì 30 luglio

Fiume Cecina ore 19.45
Riccardo Tesi
SOLO

In questa esibizione in magnifica solitudine, sulla riva del fiume Cecina e per un gruppo ristretto di spettatori, Riccardo Tesi ripercorre, in compagnia del suo migliore amico, l’organetto diatonico, le tappe del proprio universo musicale. Una panoramica densa e spumeggiante, che dall’amore per i ritmi tradizionali del nostro Meridione culmina nella passione per i suoni del jazz, passando per le proprie composizioni in cui conferma una ricerca personale e innovativa, tesa ad allargare le possibilità espressive dello strumento. Un bellissimo tete-à-tete per una sfida tutta strumentale, eclettismo e virtuosismo, melanconiche armonie e ritmi sincopati, uno stile inconfondibile da sempre sospeso fra tradizione e sperimentazione: l’organetto usato come uno strumento a percussione, una ritmica che sembra evocare atmosfere rokkeggianti, un respiro in sottofondo come un richiamo antico, una epifania ancestrale.

Pieve vecchia della Madonna ore 21.15
Vetrano/ Randisi
TOTÒ E VICÈ
di Franco Scaldati ( replica)

Obelisco ore 22.30
COMPAGNIA ATTODUE
in collaborazione con LaboratorioNove Form
J – GLI SGUARDI ADDOSSO
un progetto di Simona Arrighi, Alessandra Bedino e Sandra Garuglieri
regia Simona Arrighi
con Ilaria Cristini, Sandra Garuglieri, Riccardo Naldini, Matteo Tanganelli e Francesca Uguzzoni
drammaturgia Alessandra Bedino
creazione sonora Isabelle Surel
costumi Antonio Musa
Prima nazionale

Un lavoro a più voci, “girato e montato” al femminile vestito dei colori del “giallo” con sfumature “noir”. Uno spazio fisico che è anche uno spazio mentale, una geografia traumatica e instabile, ferocemente interrogativa come nei “polizieschi psicologici” di Durrenmatt. All’interno di un recinto travestito da ipotetico tribunale, un ipotetico Giudice procede al serrato interrogatorio di una ricca signora borghese accusata di omicidio. Apparentemente non ci saranno sorprese: l’imputata ha già confessato. Eppure tanto il Giudice quanto chi guarda da fuori (gli spettatori-giurati) ha il sospetto che l’imputata nasconda un segreto, che nella sua vicenda ci sia un “non detto”, qualcosa di inconfessabile che se fosse svelato ribalterebbe ogni giudizio o pre/giudizio. Un lavoro irto di interrogativi, sulla dissonante alternativa fra l’essere e l’apparire nel sempre più incombente trionfo della civiltà dell’immagine.

Martedì 31 luglio

Pieve vecchia della Madonna ore 21.15
VERGINE MADRE
un progetto di Lucilla Giagnoni
con Lucilla Giagnoni
collaborazione ai testi Marta Pastorino
musiche originali Paolo Pizzimenti

Sei canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: Il viaggio (il I canto dell’Inferno), La Donna (Francesca, il V), l’Uomo (Ulisse, il XXVI), il Padre (Ugolino, il XXXIII), la Bambina (Piccarda, il III del Paradiso), la Madre (Vergine madre, il XXXIII del Paradiso). E’ la Commedia Umana di Dante, una strada che si rivela costeggiata da figure “parentali”: quello che si compone, guarda caso, è il disegno di una famiglia. I canti sono anche parole incantatorie, parole taumaturgiche, rituali. Eternamente ripetute come le preghiere. Il lato oscuro di Ulisse, l’aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre… un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante. Come la preghiera. La poesia e l’arte sono una tregua per gli affanni degli uomini. “A cantare e raccontare storie – racconta Lucilla Giagnoni – è una donna. Perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di pace. Da piccina volevo diventare santa, ma non santa martire, che il martirio di fatto non mi convinceva del tutto, semplicemente santa. Non sono diventata santa: ho fatto l’attrice. Per diventare santi bisogna pregare. Però raccontare storie è un po’ come pregare”.

Belforte, Casa della memoria ore 19 e 21
DA QUARTO A TORINO.
Breve storia della spedizione dei mille. Pagine dall’opera di Luciano Bianciardi
lettura di Michele Carli, Matteo Cecchini ,Claudia Domenici
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

Romanzo storico appassionante, fresco e partigiano, Da Quarto a Torino, scritto da Bianciardi dopo il successo del “la vita aAgra”, è un’appassionante galoppata fianco a fianco dei cavalieri e dei soldati che fecero l’impresa, giocata mostrando tutte le bassezze e gli stratagemmi di Cavour e tutta la semplicità e l’onestà “rettilinea”, di Garibaldi che altro non voleva che non fosse Italia: Italia e Vittorio Emanuele. Aneddotica spicciola e popolana mista a pettegolezzo storico-politico che arricchisce una trama altrimenti prevedibile dove il grande protagonista è Garibaldi e il nemico è Cavour.

Scuderie ore 22.30
Martina Cortelazzo
THE CUT-TUK SHOW durata 15′
consulenza artistica Giovanna Scardoni, musiche Nicola Conte, Cristiano Malgioglio
montaggio musicale e suoni Roberto Lanciai, disegno luci Enrico Berardi
costumi Giovanna Gech, Martina Cortelazzo

Se la danza incontra la cucina e il movimento si sposa con i fornelli il risultato può essere sorprendente. E quanto accade con Martina Cortelazzo, danzatrice (studi in Italia e Francia) e sociologa (presso un dipartimento per la salute mentale) che nel 2006 a Verona (sua città natale) apre lo Spazio Tad&dans dedicato alla danza e alle arti performative e nel 2008 si diploma al corso professionale per cuochi alla scuola del Gambero Rosso a Roma. Finalista al concorso Giovane Danza d’autore 2010 della Regione Veneto, Martina sforna ora una performance che la vede, nei panni di una cuoca, attraversare il confine che separa i movimenti concreti e asciutti del cucinare e quelli astratti e simbolici della danza attraverso le fasi di preparazione di una ricetta: il “Pollo marinato alla chutney di prugne e zenzero”. La tecnica e il gesto, la quotidianità e la simbologia, entrambi richiedono precisione e scissione. E inconsapevolmente il corpo della cuoca “emette” delle fratture mentre “assaggia” la precarietà del movimento e l’instabilità del dosaggio. Come se il mondo della cucina diventasse il luogo in cui gradatamente prendessero piede divagazioni fisiche appartenenti ad un altro, inconciliabile mondo. The cut-tuk show è l’interrogazione di un corpo nella giungla della cucina/vita verificando, tra oscillazioni e spaesamenti, la possibilità di trasformarsi in una cuoca, danzatrice.

Mercoledì 1 Agosto

Piazza della collegiata ore 21.15
Massimo Popolizio
I SONETTI DELLA PASTASCIUTTA
di Aldo Fabrizi
accompagnamento alla chitarra Marcello Miracco
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

Aldo Fabrizi fu soggettista, sceneggiatore, produttore e regista oltre che attore e comico in tutti i ruoli e le accezioni che il termine comporta. Ma Fabrizi fu anche scrittore, di schiette commedie (“Buon Natale”, “Salvo complicazioni”, “Poveri noi”, “Tordinona”, “Volemose bene”) e di versi e sonetti dialettali, legati alla sua passione culinaria, e finiti in tre raccolte dai titoli emblematici (“La pastasciutta”, “Nonna minestra”, “Nonno Pane”) facendosi così testimone della tradizione popolare e di quel gesto primordiale del mangiare che celebra il senso della vita. Le raccolte si presentano come un elogio insieme povero e rinascimentale ma, modernamente, esaltato e iperbolico del cibo della tradizionale povertà e fame italiana. Massimo Popolizio, attore raffinato di squisita formazione ronconiana e interprete di alcuni fra i più importanti spettacoli teatrali degli ultimi vent’anni, propone una lettura colta e popolare di alcuni sonetti tratti dalla raccolta “La pastasciutta” (1971), incarnando come meglio non si potrebbe, con scintillante attitudine mimetica, quella antica voce popolare, veicolo di una vera e propria filosofia del cibo.

Teatro ore 22.30
IL TEATRO DELLE DONNE – Centro Nazionale di Drammaturgia
BALKAN BURGER                                                                                 [recensione] È LA STORIA DI RAZNA CHE VISSE PIÙ VOLTE
di Stefano Massini
con Luisa Cattaneo
musica composta ed eseguita dal vivo da Enrico Fink

Una storia incredibile. Una storia di guerra e di guerre. Di vita e di morte. E resurrezione. Di quelle che abitano una terra intrigata come i Balcani, dove tutto è possibile. Razna, nata in una delle tante comunità ebraiche rimaste illese dall’invasione turca, vedrà cambiare la sua vita con il ritmo di una ballata kletzmer. O un racconto di Singer. Perché le carte si ridanno di continuo al tavolo da gioco dei Balcani e lo scacchiere è una sequenza in bianco e nero, un mosaico di pieni e vuoti che sfuggono alla logica delle consonanze. Razna danza con Dio, comunque lo si chiami, sullo sfondo di una terra-crocevia-catalogo come la Bosnia, dove “se preghi Dio si girano in quattro”. Quattro religioni (cattolica, ortodossa, musulmana, ebraica) e quattro alfabeti (latino, cirillico, arabo ed ebraico). E quattro volte lei cambierà vita e religione. Con la leggerezza rassegnata della vittima sacrificale, Razna muore e rinasce di continuo, perché tutto scorre, tutto si trasforma al gran bazar delle religioni slave: Balkan Burger è l’ultimo lavoro di Stefano Massini, ed è una affascinante cavalcata fra ironia e dramma, attraversata dalla drammaturgia musicale di Enrico Fink sospesa fra kletzmer e Bregovic.

Giovedì 2 agosto

Scuderie ore 21
Altrosguardo
Renato Carpentieri
TUTTA UNA VITA
studio su “L’Enciclopedia dei morti” di Danilo Kiš
drammaturgia, interpretazione, regia Renato Carpentieri
costumi Annamaria Morelli
tastiere Andrea Avagliano
tromba Donino Gaudieri

Il racconto (1984) di Danilo Kiš è così pieno di idee e di invenzioni che sarebbero state sufficienti per più romanzi. L’Enciclopedia dei morti è un’opera in migliaia di volumi dove sono ammesse soltanto le voci riguardanti persone che non compaiono in alcun’altra enciclopedia, di tutte le esistenze apparentemente insignificanti che si sono susseguite su questa terra. Una biblioteca universale composta d’infiniti tomi di un solo libro, in cui il narratore trova anche la storia della vita di suo padre (non è un caso che sia un geometra, ovvero una persona che, a sua volta, misura e cataloga il mondo), una vita passata senza apparentemente lasciare traccia di sé. Ma questa vita “in-significante” è strettamente legata al rapporto con gli altri, agli incontri, ai luoghi, ai paesaggi, agli oggetti, ai fiori, alla Storia: perché ognuno contribuisce a costruire la Storia. “Per il Libro dei morti la storia è una somma di avvenimenti effimeri. Perciò vi è annotato ogni atto, ogni pensiero, ogni soffio creatore, riportata ogni quota, ogni palata di fango, indicato ogni movimento che ha fatto cadere un mattone dai muri in rovina Renato Carpentieri, volto noto del miglior cinema italiano (Moretti, Martone, Amelio, i Taviani), nel 1975 fonda a Napoli il Teatro dei Mutamenti e poi guida lo storico gruppo di ricerca partenopeo Libera Scena Ensemble col quale si fa promotore di un teatro “popolare/filosofico” attento a contenuti alti ma fruibile da un pubblico vasto ed eterogeneo.

Pieve vecchia della Madonna ore 22.30
Antonio Aiazzi in concerto
COLOURS
IMMAGINI SONORE E SUONI IMMAGINARI
Progetto speciale per il festival di Radicondoli
prima esecuzione assoluta

In prima esecuzione assoluta debutta un progetto nato dalla collaborazione fra il musicista Antonio Aiazzi (uno dei fondatori dei mitici Litfiba, autore di numerose colonne sonore per il teatro e il cinema) e due specialisti dell’immagine come Luigi Rinaldelli (fotografo industriale e pubblicitario) e Micaela Rostan (fotografa e scenografa). Il progetto è iniziato con “Sfumature in rgb”, dove dalla ricerca di un ambiente sonoro per delle sequenze fotografiche si è poi aggiunta una parte musicale che ha trasformato la percezione delle foto e della sequenza delle immagini. Lo scatto diventa così una storia, anche più fluida di un video, dove il colore trasforma il suono e il suono la percezione dell’immagine. A questo primo studio ha fatto seguito un secondo tassello, titolo “Blu”, che partiva sempre da immagini fotografiche. Infine è nato “Macchine”, dove il processo creativo si è invertito: da una composizione musicale è infatti scaturita una sequenza fotografica. Questi tre primi studi vengono presentati ora per la prima volta per il festival di Radicondoli in una versione live che si inserirà nella struttura concertante delle “visualità musicali” con delle improvvisazioni sonore.

Venerdì 3 Agosto

Teatro ore 21.15
Libero Fortebraccio Teatro
NOOSFERA TITANIC [recensione] di e con Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti, luci Max Mugnai

Mentre l’America declinava in tutte le sue speranze il sogno americano, un qualsiasi iceberg interrompeva la più grande festa della storia moderna spegnendo le luminarie che sui ponti scimmiottavano le stelle. Prima ancora delle guerre mondiali che l’hanno seguito, l’affondamento del Titanic è il naufragio di una intera civiltà. Una specie di incosciente e incolpevole suicidio collettivo. Il ponte del transatlantico più famoso della storia trasuda enigmi e sottolinea, nella fagocitante ampiezza dell’oceano, l’emersione di una “fragilità/insondablità” teatrale tanto più instabile quanto più perseguita con compulsiva passionalità: “Essere attori di questo Teatro è come essere saliti sul Titanic – spiega Roberto Latini – e mentre la nave affonda, mentre tutto intorno cade giù, mentre non si capisce mai se quello che tocchiamo è ormai il fondo o se il fondo in fondo non c’è mai, noi, da anni, anni, anni, tutti i giorni, tutti, noi, noi tutti, suoniamo, suoniamo e continuiamo a suonare”.

Pieve vecchia della Madonna ore 23.30
INCONTRO CON IL JAZZ
sax tenore Giovanni Benvenuti, chitarra Andrea Mucciarelli,
basso elettrico Giovanni Mancini, batteria Andrea Beninati
e con la partecipazione di Mirko Guerrini
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

Mirko Guerrini è uno dei jazzisti più prolifici e talentuosi del jazz italiano, ha collaborato fra gli altri con Ivano Fossati e dal 1999 al 2003 come strumentista e arrangiatore con Giorgio Gaber. Attualmente ha all’attivo sei dischi come solista e leader di formazioni jazz, e guida tutt’oggi il quintetto “Cirko Guerrini” e il “Triodegradabile” oltre che essere solista stabile nel nuovo quintetto di Stefano Bollani “I Visionari”. Dal 2006 partecipa come musicista e co-conduttore alla trasmissione radiofonica “Dottor Djembe’, in onda su Radio RaiTre insieme a Stefano Bollani e David Riondino. L’incontro con il grande sax di Guerrini e alcuni dei migliori musicisti usciti dall’alveo della formazione di Siena jazz, sancisce la proficua collaborazione, nata recentemente fra Radicondoli festival e l’istituzione musicale senese.

Anqua ore 19
Fernando Maraghini
VIAGGIO INTORNO A CASSOLA
voce Fernando Maraghini
sax Mirko Guerrini
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

Il mondo poetico di Cassola si muove in quel microcosmo della Toscana minore, fra il Chianti, le colline metallifere e il mare della Maremma. I suoi personaggi non hanno niente di eroico se non quello di vivere le piccole storie dell’esistenza all’interno della grande storia, quasi soffocati dai sentimenti e dalle vicende più grandi di loro, in un sottile equilibrio fra monotonia e serenità,ineluttabilità e epicità. E la grandezza di Cassola è di scavare come forse nessun altro narratore contemporaneo, nelle pieghe dei destini, senza mai giudicare. Come dal finestrino di un treno, uno di quei treni locali frequentati da pendolari, sempre uguali e sempre diversi, sfilano in successione logica o casuale, paesaggi collinari e urbani, incontri, attese d’amore, fallimenti, piccole e grandi tragedie.Fausto e Anna è forse uno dei romanzi più forti e toccanti di Cassola, ambientato tra Volterra e San Ginesio a pochi km da Anqua, nel momento storico del passaggio cruento della guerra e della lotta partigiana. Il festival di Radicondoli con questo progetto vuole rendere omaggio a uno dei grandi narratori del ‘900, iniziando un progetto di studio e elaborazione drammaturgica intorno alla sua opera.

Anqua ore 20
cena su prenotazione

Anqua ore 21.15
ODISSEA
voce e canto Monica Demuru
percussioni Cristiano Calcagnile
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

I versi omerici si confrontano e interagiscono con musiche e canzoni. Un piano inclinato dove concetti e simboli acquistano una rinnovata, cantabile fluidità espressiva. La veste scenica è volutamente scarna, funzionale alla semplicità dell’impianto narrativo che non vuole essere né trasgressivo né votato all’attualizzazione. Non c’è esigenza né necessità di mescolar le carte. Antico e moderno convivono ciascuno al suo posto e leggono la Storia ciascuno dal suo punto di vista. “Al contrario – sottolinea Demuru – è lo spiazzamento ad essere interessante. È il fascino di una vicenda arcinota eppure misteriosa, di una lingua colta, studiatissima, scabra, lontana e immediata che riporta in vita, con precisione parrebbe assoluta, un mondo che non esiste più. Nella distanza millenaria è la forma poetica, l’artificio della letteratura a brillare di efficacia e a commuoverci. Ci pare una soap-opera, ci rassicura con una forza narrativa cinematografica, mentre ci trasporta con misura incantevole tra psicologia e mito, realismo e simbolo, ingannandoci, con mille simmetrie e incastri temporali, circa la sua adesione al mondo “secondo Natura”. Il talento dell’Odissea per lo spiazzamento è anche talento per l’accoglienza, per integrare forme estranee, per accompagnarsi a tutti i narratori e a tutti gli ascoltatori incantati da questo archetipo di coesistenza tra superficie e profondità”.

Sabato 4 agosto

Palazzo Bizzarrini ore 17.30
INCONTRO CON CLAUDIO LOLLI
a cura di Francesco Tei

Piazza della Collegiata ore 21
Claudio Lolli
HO VISTO ANCHE DEGLI ZINGARI FELICI
concerto recital

Claudio Lolli, bolognese, classe 1950, raggiunge il successo già con il primo album, “Aspettando Godot”, del 1972. Seguono “Un uomo in crisi” e “Canzoni di rabbia” fino all’exploit del 1976 “Ho visto anche degli zingari felici”, colonna sonora di una generazione che non aveva ancora appeso al chiodo le ali del ’68, dove si condensano la melodia del verso e la ricchezza dell’utopia, non a caso seguito l’anno dopo da “Disoccupate le strade dei sogni”. Con l’arrivo dei diluiti e bevibili anni 80 l’attività e la vena creativa di Lolli rallentano. Non è più tempo di epifanie. Stolide concretezze riempiono e induriscono i cuori. Da qui l’etichetta di cantautore generazionale dai più cucitagli addosso e che non lo abbandonerà più. Un cliché legato indissolubilmente alla rabbia, alle emozioni e alle delusioni di chi era ventenne negli anni 70. Da tempo lontano dalle scene, Lolli torna dal vivo nel 1993. E due anni dopo, accompagnato dal fido Paolo Capodacqua, si rimette in giro per il Belpaese, con una serie di concerti che se da un lato profumano un po’ di revival (irrinunciabili le vecchie hit richieste del resto a gran voce dai fan), mostrano dall’altro una ritrovata vena creativa e una sapiente rilettura di antichi temi per nuove consonanze (vedi “Strade. Piazze. Sogni”, “Intermittenze del cuore” o l’esemplare “Nessun uomo è un uomo qualunque”). Un percorso artistico ritrovato che sfocia nel 98 nel Premio Ciampi alla carriera e che alla facciata musicale affianca e contrappone una altrettanto convincente versione letteraria (sono diversi i libri che portano la firma di Claudio Lolli). Nel 2003 esce, e non poteva essere altrimenti, un Cd che è una riedizione live del suo disco più celebre, gli “zingari felici” appunto, con la collaborazione di Capodacqua e di Il parto delle nuvole pesanti.

Pieve vecchia della madonna interno, ore 19.30
FOGLIE SPARSE
POESIE DELL’ABBÈ PIERRE
NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL FONDATORE DI EMMAUS
con Monica Demuru, Fernando Maraghini
musiche originali eseguite in scena Mirio Cosottini
un progetto a cura di Massimo Luconi
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

Un quaderno scritto a mano in francese, riemerge dopo tanti anni. Contiene una serie di poesie, i soli versi scritti dall’Abbé Pierre: “Sono nate – ebbe a dire una volta – durante lunghe notti insonni, erano grida di collera e passione, di fede. Foglie sparse…a piacimento del vento di Dio”. Partigiano durante la guerra, poi nel 1945 eletto in parlamento, Henri Antoine Grouès affida il suo destino agli altri e per tutti da allora sarà l’Abbé Pierre, il prete, degli esclusi che scende nelle piazze di tutto il mondo a difendere i diritti degli immigrati, degli sfrattati, dei senzatetto. Per aiutare queste persone a ritrovare dignità e fiducia nel 1949 fonda il movimento di Emmaus, che per i prostrati dall’esistenza, , alcolizzati, ex carcerati, disperati di tutte le età, ha rappresentato una fonte di salvezza. Persone che mediante il lavoro di recupero e riutilizzo di ciò che viene buttato via dalla nostra società del benessere e dello spreco (carta, stracci, metalli, vecchi mobili) da rifiuti umani sono diventati individui autonomi. Oggi Emmaus è una realtà forte e riconosciuta, in 40 paesi, dall’Europa all’Africa, dall’Asia al Sudamerica, con oltre 450 comunità che continuano l’opera del suo fondatore scomparso nel 2012 e di cui in questi giorni ricorre il centenario della nascita.

Scuderie ore 16, 17 e 17.30
RACCONTAFIABE
La luce azzurra e Il principe senza paura, fiabe dei Fratelli Grimm
a cura di Michele Carli, Tommaso Carli, Claudia Domenici

Domenica 5 agosto

Piazza della Collegiata ore 21.15
Giulio Casale
LAMPI CONTRARI
di e con Giulio Casale
Progetto speciale per il festival di Radicondoli

Un viaggio fra letture, musiche e canzoni, un concerto-reading nella poetica di Giulio Casale, il poeta del rock, frontman degli Estra, sulle orme di Boris Vian, di Giorgio Gaber. Tagliente e provocante e melodico, l’universo artistico casaliano affronta il conformismo, le nevrosi, le insicurezze dell’uomo contemporaneo. Un viaggio che parte dal suo più recente lavoro discografico, “Dalla parte del torto”, testimonianza di impegno e di attenzione non comune ai sentimenti e alle criticità della nostra epoca e della nostra convivenza. Attraversando le esperienze teatrali e musicali maturate negli ultimi anni, Casale dà vita a un percorso inedito che si apre alla beat generation e all’amica Fernanda Pivano nell’ideale ricerca di un’autenticità esistenziale (e culturale) che sa di rifiuto e di ricerca. Giulio Casale è un artista eclettico e difficilmente classificabile, secondo gli stilemi del mondo dello spettacolo italiano. Il suo lavoro passa da un classico del teatro-canzone come “Polli di allevamento” di Gaber/Luporini, al 68 di “Formidabili quegli anni” dal libro di Mario Capanna, all’America della controcultura della “Canzone di Nanda” dedicata alla Pivano, a “Illusi d’esistenza” con la regia di Roberto Citran. Con il libro “Se ci fosse un uomo. Gli anni affollati del Signor Gaber” edito da Arcana, ha vinto il Premio Grinzane Cavour.

Centrale Enel ore 18.30
Elisabetta Salvatori
IN VIAGGIO, STORIE IN VALIGIA
di e con Elisabetta Salvatori
accompagnata al violino da Matteo Ceramelli

Elisabetta è minuta. Il fisico sorridente da figlia dei fiori (a volte) con quel vestire ampio e colorato. Eleganza leggera e delicata che stabilisce immediatamente un rapporto diretto col pubblico. Elisabetta è una donna forte. D’animo e passione. Paziente. È una “glaneuse”, una spigolatrice. Che viaggia e raccoglie. Fra i campi, le strade, le case. E in fondo al pozzo. Nel chiarore della luna. Parole, canzoni, storie, storielle, fatti, memorie, ricordi, aneddoti, motivi, tranche de vie. Pezzi di vissuto che a volte diventano favole altre racconti. A volte sfumano nel sogno altre si imprimono nella materia. A volte frusciano come ruscelli altre serpeggiano come torrenti. Sono disegni e cartoni animati. Fondali marini e fondi di bottiglia. Elisabetta raccoglie cocci e semina mosaici. Raccoglie echi e semina suite. Raccoglie ombre e semina luci e chiaroscuri. Stelle cadenti e stelle filanti come comete sbucate fuori dalla valigia che spesso l’accompagna. Come la musica dal vivo che spesso la asseconda, suono su suono, voce su voce, stacco su stacco, nota su nota, accordo su accordo. Un teatro da ascoltare col cuore, cerimonia e divertimento, fabula antica e rapsodia moderna.

Obelisco ore 22.30
Elisabetta Salvatori
VIOLA. LA VITA DI DINO CAMPANA
di e con Elisabetta Salvatori
al violino Matteo Ceramelli

La poesia, le fughe, i viaggi, la Russia e il Sudamerica, un’esistenza errabonda e poi l’amore disperato per Sibilla Aleramo, la terribile madre Fanny, i parenti, il piccolo, selvaggio borgo natio. La Firenze primi 900 coi suoi caffè, le riviste, i circoli letterari, Soffici e Papini, destinatari di un quadernetto scritto a mano che avrebbe cambiato la poesia italiana, “I Canti orfici”, perduto e ricomposto a memoria dall’autore che nel 1914 lo fece stampare a Marradi. E poi la follia, il manicomio da cui sarebbe entrato e uscito più volte, l’ultima nel 1918 per restarvi fino alla morte nel 1932. Schegge e pillole di una vita “maledetta”, dominata da un furibondo, irrazionale e trasfigurante istinto poetico. A Dino Campana, il “poeta matto” che sfata i luoghi comuni e le menzogne, , Elisabetta Salvatori dedica un sensibile itinerario di vita e di tormenti. «Che in fondo quella di Dino – nota Vassalli nella “Notte della cometa” –, è una storia tutta italiana che ha al suo centro la famiglia e si arricchisce di altri connotati tipicamente nostrani a cavallo fra 800 e 900, come l’emigrazione, i manicomi, le avanguardie artistiche, i “casini” e l’emancipazione femminile, l’interventismo e la guerra. Una vita dolente e superba al termine della notte rinchiusa a Castel Pulci, dove lo “psichiatra Pariani” sperimentava il suo accanimento terapeutico a base di scariche elettriche».

martedì 31 luglio
Anqua, dalle ore 10.30 alle 17
Raffaella Giordano
INCAMMINARSI
percorso per amatori sulle tracce del proprio corpo
condotto da Raffaella Giordano

Il progetto dell’Associazione Sosta Palmizi è pensato per chi non ha nessuna esperienza di danza, ma desidera avvicinarsi alla cultura del movimento e condividere con cura e semplicità un momento di scoperta attraverso il corpo. A condurre l’esperienza/esperimento è Raffaella Giordano, formatasi a Venezia con Carolyn Carlson, esperienze col Tanztheater di Wuppertal in Germania e nella compagnia l’Equisse in Francia, prima di fondare nel 1985 il collettivo storico Sosta Palmizi.

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Tutte sere dopo le 23 dopofestival degustazione
Dal 1 al 5 agosto ore 23.30
Incontri con il jazz con la collaborazione di Siena Jazz
bookshoop edizioni di teatro Titivillus
c/o bottega Pacini , Piazza della Collegiata.