Sortir du corps, debole la carne di Valère Novarina

In questi mesi in Francia possiamo assistere a uno spettacolo singolare: un intelligente collage di estratti di testi di Valère Novarina (Lettre aux acteurs, Pour Louis de Funès, L’Opérette imaginaire) messi in scena da Cédric Orain. I cinque protagonisti fanno parte della Compagnia Oiseau-Mouche, nata nel 1978 a Roubaix, costituita da ventitré attori affetti da handicap mentali diversi. Questa compagnia non si occupa di arte terapia né compie un’ambasciata nel nome della differenza, ma forma attori professionisti capaci sul palco di nutrire la creazione teatrale grazie al loro talento. Nonostante l’interesse delle loro creazioni non è sempre facile convincere il pubblico che si tratti di arte e non di un’iniziativa sociale.

Il tema trattato in Sortir du corps è quello del ruolo dell’attore, del suo corpo e della sua funzione. L’esigenza di essere attore nasce, secondo Valère Novarina, dal non aver sopportato qualcosa, dal non essersi ancora abituati a viver in un corpo imposto. Sono proprio questi attori handicappati mentali a declamare un testo che li spinge fuori dal proprio corpo. Attori che recitano con fatica, che parlano della recitazione e del ruolo della parola nel teatro. Quello che nella società è considerato un “handicap” diviene qui un vantaggio. Attraverso il loro lavoro è possibile giungere a una comprensione profonda e radicale del teatro di Novarina. Come una lente d’ingrandimento Sortir du corps rende tangibile un discorso complesso, articolato e spesso frainteso.

La lingua di Novarina è una parola caratterizzata dall’esigenza. Una lingua che domanda all’attore uno sforzo di memorizzazione notevole e allo stesso tempo una corrispondenza tra la parola declamata e l’essere più profondo dell’attore. La forza del testo di Novarina sta proprio nella sua capacità a spogliare l’attore di ogni artificio. La sua lingua sembra quasi rappresentare un supplizio per l’interprete, che è costretto a esprimersi nella sua “verità”, avvicinandosi a uno stato di grazia. Attraverso l’attore questa lingua sembra quasi assumere un aspetto materiale: la lingua diviene una forza, una materia che possiamo toccare. Nell’estetica di Valère Novarina anche il ruolo della carne è fondamentale per la scenografia: lo spettatore divora il corpo dell’attore come l’attore divora la parola. Nell’azione teatrale l’attore si spoglia del suo corpo per inventarne un altro capace di essere in armonia con le parole del testo. Il corpo e la parola sono indissociabili e complementari. Il corpo è lo specchio della parola ed è la parola stessa che dona una materia al corpo; ma al contempo la parola necessita del lavoro delle mascelle, dei denti e del diaframma per poter esistere.

Il teatro di Cédric Orain ricorda le coreografie di Pina Bausch e il teatro di Pippo Delbono: un teatro di “carne”, dove danza e teatro coabitano. La presenza scenica degli attori sul palco è forte e coinvolgente: il corpo è il vero protagonista e la parola è investita dal corpo. Il risultato è estremamente poetico e non manca di humor e autoironia. Il prologo è brillante, uno degli attori (François Daujon) come un Gesù furioso arriva sul palco per cacciare i mercanti dal teatro: questi commercianti pretenziosi e manipolatori di simboli che lo rovinano.

Nonostante l’accurato lavoro fatto dagli attori e dal regista, le parole di Novarina risultano spesso ridondanti e frustranti. Il ruolo dello spettatore sembra ridursi a quello di vittima: imprigionato nella sua poltrona sopporta. Come durante la recitazione dell’insostenibile Monologue de l’Infini Romancier, una logorrea verbale di quindici minuti su un romanzo immaginario e surreale. La sala sembra in apnea. L’esperienza esasperante della parola è esposta al pubblico nella sua prepotente evidenza e innegabile ferocia.

Camilla Pizzichillo

Visto dal 14 febbraio al 17 febbraio 2012 alla Rose des vents a Villeneuve d’Ascq
prossima rappresentazione il 15 maggio al théâtre Le Passage a Fécamp

SORTIR DU CORPS
regia di Cédric Orain
con Lothar Bonin, François Daujon, Florence Decourcelle, Clément Delliaux, Valérie Szmigielsk
drammaturgia Maurici Farré
scene e costumi Karin Serres
luci Bertrand Couderc
editing audio Samuel Mazzotti