Ruggero Cappuccio. Assurdo napoletano

Spaccanapoli Times scritto, diretto e interpretato da Ruggero Cappuccio arriva in scena al Teatro Eliseo. Recensione

Foto di Marco Ghidelli
Foto di Marco Ghidelli

Plastica è la realtà: modellabile, formalmente plasmata, adatta alla mutevolezza del tempo, il quale esercitando su di essa una pressione la mallea fino a farla diventare irriconoscibile, malinconicamente lontana da quella che ci ricordavamo, e che sentivamo nostra. Con questa sconsolata amarezza Ruggero Cappuccio, direttore del Napoli Teatro Festival Italia, descrive la sua città in Spaccanapoli Times, spettacolo da lui scritto, diretto e interpretato (al primo debutto sulla scena come attore) e che gli è valso il Premio Le Maschere 2016 come Migliore Autore di novità italiana.

Dopo aver inaugurato nel 2015 la riapertura dello storico Teatro San Ferdinando, lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Napoli è stato accolto nel cartellone (salvato recentemente dall’annullamento) voluto da Luca Barbareschi.

Sono interamente costituite da centinaia di bottiglie di plastica le pareti della scenografia di Nicola Robertelli che sul palco del Teatro Eliseo ricostruiscono l’interno della casa Acquaviva, sita nella contemporanea Spaccanapoli. In questa dimensione a metà tra il surrealismo e il futurismo fanno il loro ingresso sulla scena Giuseppe (Ruggero Cappuccio), Romualdo (Giovanni Esposito), Gabriella (Gea Martire) e Gennara (Marina Sorrenti): quattro fratelli riunitisi per un’occasione importante, dando mostra – e scena – delle loro stravaganze caratteriali un po’ pazzoidi, e ognuno di loro vittima delle proprie turbe. Giuseppe vive alla stazione e detta telefonicamente stralci di un suo futuribile romanzo a Giosuè, Romualdo avrebbe potuto essere un acclamato pittore se non avesse la tendenza a distruggere le sue opere, Gabriella ha paura delle formiche quanto dei suoi innumerevoli amanti, Gennara invece è tornata dalla Sicilia dove fa la vedova del fantasma di suo marito che le fa visita tutte le notti.

Foto di Marco Ghidelli
Foto di Marco Ghidelli

All’interno di una struttura drammaturgica che rispetta gli stilemi della commedia napoletana, si inseriscono dialoghi e movimenti netti che ricalcano la tradizione dell’assurdo. Alla comicità dialettale e alle sferzate provocatorie si alternano una gestualità meccanica e spezzata e le battute nonsense finalizzate a costruire la biografia “schizzata” dei personaggi, finemente interpretata dagli attori nei minimi dettagli e nelle singole peculiarità di ruolo. A sottolineare ancora di più l’approccio grottesco della regia ci pensa la totale assenza di tempo: nessuno dei protagonisti sa quale sia l’ora esatta e ciascuno degli orologi ha le lancette in posizioni differenti. Altro personaggio autonomo è la musica (di Marco Betta), che inizia a suonare da un vecchio grammofono nei momenti più inaspettati interrompendo l’azione scenica. La scrittura si fa più ridondante nel secondo atto: se non fosse infatti per l’esilarante scenetta di Esposito sulla richiesta del caffè alla Signora Pignacolosa, lo spettatore potrebbe stancarsi tanto dell’invettiva retorica contro la guerra subdola e virtuale che quotidianamente siamo costretti a combattere, quanto del momento in cui gli attori pazzeano insieme al fidanzato di Gennara (Giulio Cancelli) inscenando la Tosca.

Foto di Marco Ghidelli
Foto di Marco Ghidelli

I quattro fratelli Acquaviva resteranno «incantati e rovinati in una scucitura d’amarezza», bagnati dalle luci di Nadia Baldi e vestiti coi costumi di Carlo Poggioli, che accentuano questa colorata e appariscente mascherata del reale. Il regista e gli attori presentano Napoli e la società tutta attraverso le nevrosi, critiche, di personalità incomprese dalla norma vigente e ipocrita – incarnata dal Dottor Lorenzi, interpretato da Ciro Damiano. Nonostante i virtuosismi linguistici dall’accento campano attutiti da estemporanei salti nella lingua inglese, Cappuccio, in quanto premiato come «Migliore Autore di novità italiana», sembra tuttavia non riuscire del tutto ad emanciparsi con originalità da una riconosciuta e storica tradizione teatrale partenopea costituita dal realismo di personaggi e macchiette costretti ad arrangiarsi.

Lucia Medri

visto al Teatro Eliseo, Roma – aprile 2017

SPACCANAPOLI TIMES

Scritto e diretto da Ruggero Cappuccio

Con
Ruggero Cappuccio Giuseppe Acquaviva
Giovanni Esposito Romualdo Acquaviva
E con
Giulio Cancelli (Norberto Boito)
Gea Martire (Gabriella Acquaviva)
Marina Sorrenti (Gennara Acquaviva)
Ciro Damiano (Dottor Lorenzi)

Scene Nicola Rubertelli
Costumi Carlo Poggioli
Aiuto regia e disegno luci Nadia Baldi
Letture sonore di Marco Betta da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi
Foto di scena Marco Ghidelli

Produzione TEATRO STABILE DI NAPOLI

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
SHARE
Previous articleDerivazione n.1 – Workshop per danzatori e performer
Next articleIl fiato dello spettatore. Elio Pagliarani a teatro
Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018 riceve il Premio Garrone «al critico più sensibile nel leggere il teatro che muta».