La dittatura della felicità. La Repubblica di Crimp secondo Bisordi

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In The Republic of Happiness (Nella repubblica della felicità) è l’ultimo testo di Martin Crimp. Messo in scena nella rassegna Trend da Giacomo Bisordi, Teatro Belli. Recensione

foto Manuela Giusto
foto Manuela Giusto

Giacomo Bisordi si guadagna da vivere nelle vesti di assistente alla regia per figure di primo piano come Gabriele Lavia e Massimo Popolizio, quello che guadagna lo reinveste nei propri lavori, tre finora. Non ha neanche 35 anni eppure è uno dei nuovi registi da tenere d’occhio, ben inserito e con un futuro promettente.

Quando Rodolfo Di Giammarco gli ha proposto tra una rosa di possibilità anche l’ultimo testo di Martin Crimp (al debutto ormai quattro anni fa al Royal Court Theatre) non ha avuto dubbi, lo ha scelto e lo ha portato a Trend, la rassegna che il giornalista di Repubblica organizza ogni anno al Teatro Belli e che chiude quest’edizione dopo 2 mesi di programmazione e 15 spettacoli.

foto Manuela Giusto
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In The Republic of Happiness è un testo difficile, che comincia in forma drammatica giocando sui postulati della rappresentazione per continuare poi con una seconda parte (a sua volta frammentata in più sezioni) in cui il dispositivo è quello post-drammatico, con la quarta parete saltata del tutto e gli attori che si rivolgono direttamente al pubblico tra comizi, canzoni e slanci auto-motivazionali.

Ma Bisordi nonostante l’età e dunque la necessità di produrre come i suoi coetanei a basso costo e in forma indipendente riesce spesso a lavorare con attori talentuosi. Otto interpreti in almeno tre fasce di età, tutti incredibili – Carlo Reali, Ludovica Modugno, Gianluigi Fogacci, Cristina Poccardi, Anna Chiara Colombo, Pilar fogliati, Paolo Briguglia, Lucrezia Guidone. A loro il compito di tratteggiare il triste e cinico quadro familiare della prima parte: moglie, marito, due figlie, il nonno e la nonna; sono seduti attorno a una tavola natalizia, ma sembra che lo spirito del Natale sia entrato nelle loro vene come un veleno. Si giudicano, si distruggono, non hanno rispetto e tabù. Il titolo del capitolo, emblematico, proiettato come gli altri sul fondo, è “La distruzione della famiglia”, ovvero ciò che precede la ricerca della felicità assoluta degli episodi successivi.

foto Manuela Giusto
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Serpeggia un certo moralismo nel testo di Crimp, o almeno una netta volontà di fustigare la società contemporanea e l’individualismo di cui è permeata; l’autore britannico si lascia scappare anche una frecciatina antiabortista. Bisordi però risponde amplificando l’ironia e il grottesco e si dimostra in grado di leggere e manipolare qualità drammaturgiche molto diverse. Basti pensare alla distanza che già separa il Brad Fraser di Amore e Resti Umani allo Steven Berkoff di Kvetch (i due autori su cui Bisordi ha recentemente lavorato). Con Crimp la situazione si complica e il giovane regista deve vedersela con il tentativo di una ricerca filosofica.

foto Manuela Giusto
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In The Republic Of Happiness però non è una riflessione fredda sulle idiosincrasie dell’uomo contemporaneo – il cinismo, la cura dell’io e l’autonomia di scelta, la schiavitù della cura del corpo e la ricerca dell’immortalità, l’obbedienza cieca alle regole -, Crimp e Bisordi (che ne coglie il carattere) calano i temi in un ambiente altamente spettacolarizzato, nel quale la complessità del pensiero ha una potente valvola di sfogo teatrale. È evidente nelle battute più affilate, nei cambi di scena a sipario chiuso e nelle canzoni (tutte variazioni musicali sul tema di Felicità di Albano e Romina).

foto Manuela Giusto
foto Manuela Giusto

Crediamo di essere liberi, immortali, in grado di realizzare tutto, artefici del nostro destino; «siamo noi che scriviamo il copione della nostra vita» scrive Crimp, ognuno di noi è unico. Ma che risonanza ha il vuoto che ci creiamo intorno per essere liberi ed eternamente felici?

Certamente l’autore di Attempts on Her Life (1997) non entra in una terra inesplorata, ma è nell’uso del linguaggio che la sua sfida si fa concreta, nell’esplorazione dei diversi registri letterari in grado di creare immagini al limite dell’esplosione. Nel finale due dei personaggi fuoriusciti dalla famiglia originaria si ritrovano attorno a un tavolo di vetro, freddo: è questa la Repubblica della felicità?

MADELEINE: mi pare che tu ti sia dimenticato di quanto in realtà tu sia felice. mi pare che ti stai cominciando a dimenticare quanto felice ti renda questo mondo – tu che digrigni i denti – afferri l’aria – ti dimeni. perché che cosa vuoi? Che cosa c’è che non hai?

Andrea Pocosgnich

NELLA REPUBBLICA DELLA FELICITA’
di MARTIN CRIMP
traduzione Enrico Luttmann
TREND _ nuove frontiere della drammutargia britannica
rassegna a cura di Rodolfo Di Giammarco
Una produzione SCHADENFREUDE
in collaborazione con SOCIETA’ PER ATTORI.
in collaborazione con l’ACCADEMIA NAZIONALE D’ARTE DRAMMATICA “SILVIO D’AMICO”

Prima rappresentazione italiana.

con
CARLO REALI _ Nonno
LUDOVICA MODUGNO _ Nonna
GIANLUIGI FOGACCI _ Papà
CRISTINA POCCARDI _ Mamma
ANNA CHIARA COLOMBO _ Debbie
PILAR FOGLIATI _ Hazel
PAOLO BRIGUGLIA _ Zio Bob
LUCREZIA GUIDONE _ Madeleine

regia _ GIACOMO BISORDI

scene _ PAOLA CASTRIGNANO’
costumi _ ANNA MISSAGLIA
luci _ JAVIER DELLA MONACHE
musiche _ GIUSEPPE VADALA’

canto _ SARAH BIACCHI
aiuto regia _ CRISTINA MUGNAINI
assistente alla drammaturgia _ ALBERTO ONOFRIETTI
assistenza ai movimenti _ MARCO ANGELILLI
assistenti alla regia _ LORENZO PARROTTO, PAOLA SENATORE
fonico _ GIUSEPPE FAMULARO

foto di scena _ MANUELA GIUSTO
locandina e grafica _ STUDIO KMZERO
shooting fotografico _ MARCO MONTANARI
assistente allo shooting _ CECILIA J.SANTONI

produttore esecutivo _ CRISTINA POCCARDI
si ringrazia il TEATRO DI ROMA.

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