La catabasi nella memoria. L’«Esodo» di Diego Runko

Diego Runko porta il suo Esodo al Teatro Verdi di Milano. Recensione

foto Federica Lissoni
foto Federica Lissoni

Nell’Epistola ai Romani (10.7) Paolo di Tarso commentava le parole di Mosè riportate dal versetto 30.12-14 del Deuteronomio, secondo cui la sapienza incarnata dai comandamenti di Dio non si trova né in cielo né oltre il mare, bensì nella bocca e nelle parole dell’uomo, con la domanda: «Chi mai scenderà nell’abisso?». Egli ritiene insensato cercare altrove la salvezza che ciascuno può trovare nel proprio intimo, mediante la sola fede. Lo spettacolo Esodo di Diego Runko – secondo capitolo della pentalogia che la Confraternita del Chianti sta dedicando al Pentateuco – è al tempo stesso una smentita delle parole paoline e uno sviluppo laico del verbo veterotestamentario. La sapienza consiste nello scendere negli abissi, seppure non quelli di un luogo concreto o immaginario (quale l’oceano e l’Ade). Risiede infatti in una catabasi nell’anima dell’essere umano, per risalirne con una conoscenza del passato utile alla comprensione del presente.

Nello specifico, tutto lo spettacolo non è che uno scavo negli abissi della memoria del protagonista Rudi, nonno di Runko, che lo stesso attore interpreta sulla scena. Rudi racconta al nipote ancora molto piccolo i fatti che precedettero la strage della spiaggia di Vergarolla presso Pola e gli impedirono di lasciare l’Istria, per raggiungere l’America. Narra di come vide altri partire, prima e dopo il massacro, ma senza partire lui stesso mai. Descrive di come un pezzo di storia italiana e istriana si dipanava davanti ai suoi occhi, senza riuscire a farne parte e a cambiarla anche di poco. E poi ci sono i morti, con cui l’uomo sembra avere un legame privilegiato e segreto. Non solo sappiamo che Rudi discese nelle foibe per seppellire in superficie i cadaveri degli Istriani “giustiziati” da Tito, ma le sue stesse parole fanno riemergere dal profondo della memoria gli spettri degli uomini e delle donne che conobbe e vide morire, uccidere, amare o partire, alcuni dei quali si manifestano concretamente sulla scena. Il medium è ancora una volta lo stesso Runko, che riesce a dare vita sulla scena al corpo e alle voci di un giornalista croato, del prete Don Źeljko, di un sergente inglese e di un pescatore polesano, recitando in quattro lingue diverse e offrendo di ciascun personaggio la loro prospettiva sugli eventi storici in atto.

foto Federica Lissoni
foto Federica Lissoni

Malgrado la serietà e la fedeltà storica che lo caratterizzano, il racconto di Rudi non manca di una tinta di leggerezza, spessa venata di divertimento: accanto ai fatti reali, infatti, vengono narrati avvenimenti palesemente assurdi e certamente inventati, come il salvataggio di Alida Valli prima e di Tito poi da parte del protagonista. La principale causa della commistione di realtà e invenzione risiede nel fatto che i ricordi del protagonista si sono confusi e mischiati col sopraggiungere della vecchiaia. Lo spettatore resta così nel dubbio circa la verità di quanto sta ascoltando, soprattutto quando Rudi riferisce al nipote di essere stato l’origine dell’esplosione responsabile della strage di Vergarolla, lanciando una bomba in mare per pescare.

In ogni caso, si tratta di un artificio utile per indurre una certa distanza critica, necessaria per capire, attraverso i fatti narrati, qualcosa su di noi e sugli errori che stiamo commettendo. Nella sua costante immobilità e nel suo rievocare le ombre passate, Rudi mostra, da un lato, come spesso gli esseri umani ci impegnino a salvare altri popoli tramite guerre e massacri: per liberare gli Istriani dai fascisti, Tito provocò le foibe, e per proteggere gli Istriani da Tito, i Croati si macchiarono di eccidi ben più cruenti e mostruosi. Dall’altro, sottolinea come noi agogniamo sempre all’esodo verso una terra promessa, laddove invece il vero esodo consiste nel trovare la pace dentro noi stessi, rinunciando a vani conflitti con gli altri.
Oggi la storia sembra ripetersi. Per salvare l’Occidente dai massacri dei terroristi, si perpetrano massacri in Oriente, a cui seguiranno altri massacri in terra europea. E se quanto avvenne non è che il riflesso di quanto avverrà, presto ritorneranno le foibe ed eccidi peggiori sostituiranno gli antichi, in nome della salvezza dell’umanità. Ai morti vecchi si aggiungeranno senza speranza morti nuovi.

Enrico Piergiacomi

Teatro Verdi di Milano – Novembre 2015

ESODO
di e con Diego Runko
drammaturgia Chiara Boscaro
regia Marco Di Stefano
musiche Lorenzo Brufatto
assistente alla regia Cristina Campochiaro
Una produzione Associazione K. | Dramma Italiano di Fiume – Teatro Nazionale Croato Ivan De Zajc (Rijeka/Fiume – Croazia) | in collaborazione con Teatro Verdi – Teatro del Buratto | con il sostegno di Regione Lombardia – NeXT 2015
vincitore del Concorso Nazionale di Drammaturgia Civile Giuseppe Bertolucci

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Enrico Piergiacomi
Enrico Piergiacomi è cultore di storia della filosofia antica presso l’Università degli Studi di Trento e ricercatore presso il Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Studioso di filosofia antica, della sua ricezione nel pensiero della prima età moderna e di teatro, è specialista del pensiero teologico e delle sue ricadute morali. Supervisiona il "Laboratorio Teatrale" dell’Università degli Studi di Trento e cura la rubrica "Teatrosofia" (https://www.teatroecritica.net/tag/teatrosofia/) con "Teatro e Critica". Dal 2016, frequenta il Libero Gruppo di Studio d’Arti Sceniche, coordinato da Claudio Morganti. È co-autore con la prof.ssa Sandra Pietrini di "Büchner, artista politico" (Università degli Studi di Trento, Trento 2015), autore di una "Storia delle antiche teologie atomiste" (Sapienza Università Editrice, Roma 2017), traduttore ed editor degli scritti epicurei del professor Phillip Mitsis dell'Università di New York-Abu Dhabi ("La libertà, il piacere, la morte. Studi sull'Epicureismo e la sua influenza", Roma, Carocci, 2018: "La teoria etica di Epicuro. I piaceri dell'invulnerabilità", Roma, L'Erma di Bretschneider, 2019). Dal 4 gennaio al 4 febbraio 2021, è borsista in residenza presso la Fondazione Bogliasco di Genova. Un suo profilo completo è consultabile sul portale: https://unitn.academia.edu/EnricoPiergiacomi

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