Taccuino Critico. Berkoff, Don Quijote, l’Africa e Superman.

Tra le molteplici offerte teatrali, sul Taccuino Critico si appuntano segni di sguardi diversi che rispondono a un’unica necessità: osservare, testimoniare, dar conto dell’espressione pura, del piccolo e grande teatro… I nomi di questo taccuino: Luigi Morra con TVATT tratto da Berkoff, Loris Petrillo e la danza di Don Quiote, Bianco e Nero di Laura Sicignano e il Superman di Vola via con me, Desdemona! visto alla galleria L’Attico…

 

Luigi Morra TVATT, ti colpisce allo stomaco.

di Sergio Lo Gatto

Foto ufficio stampa
Foto ufficio stampa

Le belle sorprese, ormai, bisogna andarsele a cercare. Il nostro impegno per mettere accanto, nelle stesse pagine, il teatro delle grandi sale e quello degli scantinati ci porta a volte a non riuscire a giustificare questa stessa scelta. A volte, invece, le sorprese arrivano ed è un piacere prezioso. Ci è capitato di essere stipati nella piccola sala Strasberg alla prima di TVATT, «un esperimento performativo ideato da Luigi Morra e liberamente ispirato a East e West del drammaturgo inglese Steven Berkoff». Il sottotitolo ci aveva incuriosito, così come la provenienza partenopea. Tre sedie, un microfono su asta e una loop station che monta sequenze parlate dal vivo ad altre pre-registrate è quanto occorre a Luigi Morra, Eduardo Ricciardelli e Pasquale Passaretti nell’angusto spazio della sala piccola del Tordinona per raccontare una parabola sulla violenza che respira in ogni angolo di strada, come dire in ogni svolta delle vene. È un terzo «round», quello a cui assistiamo, e si chiama così perché il titolo, acronimo di Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali, è in realtà la traslitterazione di «T’ Vatt’», ti batto, che «in una parte del Sud Italia è un modo per dire “ti picchio”»… [continua a leggere]

 

Loris Petrillo sfida i mulini a vento.

di Lucia Medri

Foto Ufficio Stampa
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Ormai lo conosciamo Loris Petrillo e la sua compagnia AcT_Cie Twain physical dance theatre, non è nuovo a queste pagine, anzi, l’abbiamo incontrato proprio lo scorso anno e adesso lo ritroviamo ancora al Teatro Vascello. Ci interessa la modalità di scelta del coreografo emiliano nell’individuare in personaggi storici o di fantasia dalle personalità forti e sconvolgenti, tali da farli assurgere a mito per poter poi attraverso di essi analizzare il contesto attuale. Prima Van Gogh e la sua presunta pazzia e ora il Don Quijote, bislacca invenzione nata dalla penna di Miguel de Cervantes Saavedra, scelto da Petrillo perché «il “folle” cavaliere ci mostra il problema di fondo dell’esistenza, cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà». El hidalgo de la Mancha è scisso così nei tre giovani corpi danzanti di Nicola Simone Cisternino, Yoris Petrillo e Giacomo Severini Bonazelli,  i quali mettono in scena con sarcasmo grottesco l’inettitudine dell’individuo nel confrontarsi con un presente estraneo e incomprensibile, in cui il singolo è costretto a combattere inutili battaglie contro i mulini a vento. Se nei quadri inziali è ravvisabile un abbandono della didascalia e dello stereotipo – che abbondavano invece nel precedente lavoro – nelle scene successive la drammaturgia scivola in un’eccessiva libertà … [continua a leggere]

 

Laura Sicignano tra bianco e nero.

di Viviana Raciti

Foto AF
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La dominante è bianca: la lavatrice proiettata, i panni al suo interno, la centrifuga che tutto uniforma. Anche l’attrice in scena rispetta il diktat, carnagione, abbigliamento, perfino l’atteggiamento, tutto nel colore che in Occidente si è imposto come vertice cromatico di pulizia, purezza, candore, superiorità, chi più ne ha più ne metta. Al suo opposto – di cosa? Del semplice colore? Di ciò che rappresenta nella società? Oppure, semplicemente, della scena? – c’è un ragazzo, che la finzione iniziale dello spettacolo visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo vorrebbe identificarlo come non attore, bensì venditore d’oggetti occasionali, così come occasionale sembra esser la sua presenza in platea, felpa e pelle nerissime, in penombra dietro l’ultima fila occupata, accusato di fumare (e, soprattutto, di aver interrotto lo spettacolo) e poi magicamente catapultato sul palco. Al di là del facile coup de théâtre, il quale più che centrare l’argomento con l’ovvietà della trappola scenica, sembra deviare l’attenzione, ecco i due estremi dello spettacolo ideato e diretto da Laura Sicignano, Bianco e Nero, rappresentante della tappa intermedia di un lavoro portato avanti con ragazzi stranieri proprio dalla direttrice del Teatro Cargo di Genova…  [continua a leggere]

 

Fabio Sargentini. E alla fine arriva Superman

di Simone Nebbia

Foto Ufficio Stampa
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Gli artisti sono quelli che non hanno paura di bombardare il senso di una parola, mettiamo, e farla diventare altro dal suo significato, quelli che non si fermano in contemplazione di un’opera ma la interrogano creandone un’altra. È proprio così che Fabio Sargentini, animatore della galleria L’Attico al centro di Roma attiva dal 1957 e saltuariamente prestata al teatro, insieme a Elsa Agalbato ha dato modo a un’idea non di sorgere ma di “insorgere” e imporsi dentro un classico, l’Otello shakespeariano, per dar vita a una visione astratta, impossibile, e per questo ricca di densa probabilità. Vola via con me, Desdemona! è il nuovo corso della nota tragedia, il cui epilogo, apparentemente segnato, svela una sorpresa: Otello (Francesco Biscione) vuole uccidere Desdemona (Maria Chiara Augenti), Jago (Giuseppe Bisogno) è quasi riuscito nel suo intento, se non fosse per l’arrivo di Superman (Mauro Racanati) dalle spalle degli spettatori, perché salvi la ragazza.
Ma andiamo con ordine: un talamo principesco e dietro il mare di Venezia da una finestra balconata, luci e seta vibrano onde suadenti. Cassio è stato allontanato, tra i due amanti l’ombra pianificata da Jago che resta sul fondale, sibillino… [continua a leggere]

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