Laura Sicignano tra bianco e nero.

Bianco e Nero, spettacolo ideato e diretto da Laura Sicignano visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo. Recensione in Taccuino Critico

 

Foto AF
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La dominante è bianca: la lavatrice proiettata, i panni al suo interno, la centrifuga che tutto uniforma. Anche l’attrice in scena rispetta il diktat, carnagione, abbigliamento, perfino l’atteggiamento, tutto nel colore che in Occidente si è imposto come vertice cromatico di pulizia, purezza, candore, superiorità, chi più ne ha più ne metta. Al suo opposto – di cosa? Del semplice colore? Di ciò che rappresenta nella società? Oppure, semplicemente, della scena? – c’è un ragazzo, che la finzione iniziale dello spettacolo visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo vorrebbe identificarlo come non attore, bensì venditore d’oggetti occasionali, così come occasionale sembra esser la sua presenza in platea, felpa e pelle nerissime, in penombra dietro l’ultima fila occupata, accusato di fumare (e, soprattutto, di aver interrotto lo spettacolo) e poi magicamente catapultato sul palco. Al di là del facile coup de théâtre, il quale più che centrare l’argomento con l’ovvietà della trappola scenica, sembra deviarne l’attenzione, ecco i due estremi dello spettacolo ideato e diretto da Laura Sicignano, Bianco e Nero, rappresentante della tappa intermedia di un lavoro portato avanti con ragazzi stranieri proprio dalla direttrice del Teatro Cargo di Genova.

In una scrittura non sempre esente da luoghi comuni, quel che si presenta in scena è lo scontro tra due mondi, rappresentati l’uno da Irene Serini, il benessere tronfio, iroso, indifferente dell’Europa e l’altro, il sopravvivere rigido, generoso, autoritario dell’Africa incarnato da Emmanuel Ansan Osaro. I pochi oggetti di scena verranno contesi, poi condivisi, in un gioco teatrale allusivo per lo più ancorato all’immaginario occidentale (la plastica delle bottigliette d’acqua, le scarpe dal vertiginoso tacco, la parodia di una canzone nota), mentre l’elemento della cultura a noi distante rimane in sordina, non del tutto esplorata la sua possibilità di  racconto. Tuttavia, la contrapposizione tra l’indipendenza di una donna milanese e la diversa concezione del ruolo femminile in Africa (similmente ciò – avverrà per argomenti come religione, libertà, denaro, famiglia) sembra esser stato proprio un primo punto in sede laboratoriale anzitutto –  attraverso cui studiarsi, confrontarsi, entrare in un contatto che non generi solo scintille o stridore, ma che possa, lentamente, costruire una finestra di dialogo. Non rimane esclusa nemmeno la sfera teatrale, intesa da una parte come luogo in cui poter riflettere tra verità, finzione, falsità, dall’altra come il bersaglio di un diverso modo d’intendere il lavoro. Urlerà il nigeriano verso la volutamente esasperata lamentela dell’attrice: «cos’è quella schifezza che fai, è lavoro?» No, se la scena vuota non riesce a trasformarsi in altro da sé; sì, se dall’incontro si prova ad andare oltre la dicotomia che non vede sfumature, indagando con più profondità le necessità (sceniche e drammaturgiche) di un’operazione artistica oltre che comunitaria.

Viviana Raciti

Twitter @viviana_raciti

[Questa recensione appartiene al Taccuino Critico]

Visto al Teatro Biblioteca Quarticciolo, Aprile 2015

BIANCO E NERO
scritto e diretto da Laura Sicignano
con Irene Serini e Emmanuel Ansan Osaro
Produzione Teatro Cargo di Genova

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