Il dittico britannico di Carlo Cecchi, un grande attore nella sua stanza dei giochi

Abbastanza sbronzo da dire ti amo?Carlo Cecchi è senza dubbio uno dei migliori attori rimasti sulla piazza. Questo non è solo il massimo comune denominatore dei commenti che si ascoltano all’uscita dal Teatro Vascello dopo la prima del dittico britannico da lui diretto e interpretato. Questo è un dato di fatto. Caryl Churchill e Mark Ravenhill. Nei testi scelti da Cecchi, Abbastanza sbronzo da dire ti amo? (Drunk Enough to Say I Love You?) della prima e Prodotto (Product) del secondo, ma anche più in generale, questi due nomi completano una rima tematica e stilistica molto forte. Appartengono a due generazioni diverse, ma vicina appare qui la loro scrittura. Al punto che la scelta del loro accostamento resterebbe di per sé la cosa più affascinante di questo dittico. Entrambi i testi, uno del 2006 e uno del 2005 fotografano la collisione della realtà europea (inglese in particolare) con quella americana, in un momento in cui gli equilibri della società civile, per la prima volta in questo nuovo secolo, dimostravano ancora una volta di essere appesi ad interessi internazionali il cui dialogo suonava al ritmo di petrolio, genocidi e l’assenza pressoché totale di senso di colpa. Nel primo tempo, in cui Cecchi è affiancato da un ottimo Tommaso Ragno, l’amore tra una nazione (gli Stati Uniti) e un individuo (europeo), osserva una “ascesa e caduta”, subisce le crisi di coppia, riscopre i valori della passione e della famiglia, perde e ritrova quella coesione d’alleanza che è stata l’ago della bilancia dell’America (anzi del mondo) di G.W. Bush. Il testo di Churchill ripercorre due decenni di geopolitica al ritmo irresistibile di un dialogo spezzato, monco, dilaniato e dipanato lì dove il senso si completa da sé o affonda nella più totale ambiguità. I due attori giocano su un’intimità omosessuale un po’ sadica, un po’ disturbante, in una somma prova di paso doble. L’intera scena vissuta come in un interno sintetico, che parla attraverso televisione, laptop apple e un vecchio frigo: il nuovo e il vecchio uniti da un che di sessuale. La notizia dell’attacco alle Torri Gemelle arriva al chiarore bluastro della tv, vissuta come la scena madre di una telenovela, i due stretti in un abbraccio di ennesima comunione.

L’altra faccia della medaglia, firmata Ravenhill, è un divertissement, una giostra per grandi attori sulla quale, come prevedibile, Cecchi si lascia completamente andare. Un produttore cinematogafico racconta all’attrice (una muta fumatrice all’altro capo della scrivania) il film che la vedrà protagonista, in cui una vedova dell’11 Settembre ha una surreale e melodrammatica storia d’amore con un terrorista di al-Quaeda. La non aderenza geografica (e tutto sommato il lieve anacronismo) accentuano forse troppo spesso la natura effimera di questi due pezzi di teatro. A offrire il servizio in assoluto migliore è probabilmente la traduzione di Giorgio Amitrano, davvero sorprendente nel modo in cui conserva il contorno acuto delle frasi che Churchill lascia a metà e la rotondità accattivante della prosa di Ravenhill.

Reali debolezze non appaiono, in uno spettacolo che si risolve in molte risate e nel gusto di una recitazione impeccabile. Eppure, se anche si accetta di buon grado l’esercizio di stile della seconda parte, riguardo alla prima resta sul fondo del palato la sensazione che Cecchi usi l’ironia del testo per giocare scherzi sottili al proprio (affezionatissimo) uditorio. La troppa complicità ammorbidisce l’effetto di questa allegoria che dovrebbe vincere per crudeltà, anziché per lusinga. Ma su certe (pur deliziose) prepotenze, neppure una accurata traduzione e un’ottima spalla possono nulla. Il grande, grandissimo attore che è Carlo Cecchi ha vinto di nuovo.

Sergio Lo Gatto

Visto al Teatro Vascello [cartellone] in scena fino al 26 febbraio 2012

prossime repliche:
Teatro Elfo Puccini Milano [cartellone] dal 28 febbraio al 4 marzo 2012

ABBASTANZA SBRONZO DA DIRE TI AMO?
di Caryl Churchill
con Carlo Cecchi e Tommaso Ragno

PRODOTTO
di Mark Ravenhill
con Carlo Cecchi e Barbara Ronchi
traduzioni Giorgio Amitrano
regia Carlo Cecchi

produzione Teatro Stabile delle Marche

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e dramaturg. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Attività Culturali per Emilia Romagna Teatro Fondazione. È dottore di ricerca in Spettacolo, con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e docente a contratto di Metodologie della Critica del Teatro e dello Spettacolo alla Sapienza Università di Roma. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

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