Ammutinamenti. Nel giardino della giovane danza d’autore

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A Ravenna si è svolta, all’interno del Festival Ammutinamenti 2017, la tre giorni della Vetrina della giovane danza d’autore, organizzata dal Network Anticorpi XL. Una panoramica

Foto Dario Bonazza
Foto Dario Bonazza

«È certo difficile immaginare quale aspetto prenderanno i giardini per cui è prevista un’esistenza non inscritta in nessuna forma. A mio parere, giardini di questo tipo non dovrebbero essere giudicati sulla base della loro forma ma piuttosto sulla base della loro capacità di tradurre una certa felicità di esistere». Le parole del paesaggista Gilles Clément, tratte dal saggio del 2011 Il giardino in movimento, sono poste in esergo all’introduzione di Sabina Ghinassi al programma di Ammutinamenti 2017 – Festival di Danza Urbana e d’Autore, diretto da Selina Bassini e Monica Francia, a cura dell’Associazione Cantieri. Una piccola pagina che, senza menzionare i sei progetti di cui si articola il festival ravennate (Danza Urbana XL, CollaborAction XL, Vetrina della Giovane Danza d’Autore, Prove d’Autore XL, CorpoGiochi e Nuove Traiettorie XL, tutti promossi dal Network Anticorpi XL), ne trattiene ed esplica l’essenza: policentrica, pluridirezionata, esplorativa, fatta di divergenze.

Foto Dario Bonazza
Foto Dario Bonazza

Prendere in prestito il linguaggio della filosofia della natura appare una scelta suggestiva e felice: per Clément il giardiniere è il «guardiano dell’imprevedibile», colui che amministra la difficile arte di assecondare processi spesso inesplicabili, accogliendo con gioia lo stravolgimento della topografia del giardino, sapendolo direzionare, nel tempo, entro un argine delicato, calibrato sulla mutevolezza. Allo stesso modo, la speciale vocazione di Ammutinamenti – che è poi la vera ragione della sua struttura “a percorso” – sta nel prendersi carico dello spazio temporale necessario alla costruzione dei lavori che ospita, nel riservare luoghi e dispositivi alla raccolta dei risultati in fieri, nel destinare attenzione e riconoscimento alla ricchezza e alla mobilità del processo creativo, ravvisando nell’ipotesi, nel deragliamento e nell’equivoco una materia di lavoro preziosa e viva.

Danza Urbana XL si propone, coinvolgendo i soggetti aderenti al Network Anticorpi, di strutturare un vero e proprio programma di circuitazione per offrire occasioni di visibilità a creazioni elaborate in contesti non-teatrali; CollaborAction è un fondo di sostegno economico per residenze e produzioni accessibile a coreografi di “nuova generazione”; CorpoGiochi è un laboratorio (condotto, all’interno del festival, da Monica Francia e Francesca Serena Casadio) che sollecita l’esplorazione creativa della sapienza corporale. Prove d’Autore XL è invece una piattaforma che consente a giovani coreografi di lavorare con ensemble di balletti professionali: quest’anno è stata la volta di Davide Valrosso con i danzatori del Corso triennale professionale di danza contemporanea del Balletto di Roma, e di Manfredi Perego con quelli della scuola del Balletto di Toscana. Tale rapida panoramica permette già di cogliere alcuni nodi dell’articolata progettualità del Network: mettere in comunicazione, finanziare, incentivare la spontaneità ludica del movimento attraverso la prassi laboratoriale, generare spazi per la misurazione della scrittura coreografica con corpi di ballo strutturati.

Foto Dario Bonazza
Foto Dario Bonazza

Fiore all’occhiello – ma anche segmento mediano di un percorso che si sviluppa ambiziosamente verso la produzione e la circuitazione – è la Vetrina della Giovane Danza d’Autore. Tagliato e festeggiato il traguardo della ventesima edizione (le attività sono state avviate nel 1996), la Vetrina continua a portare a Ravenna – negli spazi cittadini e nelle Artificerie Almagià – creazioni di giovani coreografi (requisito indispensabile è che siano attivi da meno di cinque anni), vagliate attraverso un bando annuale. L’azione di scouting è duplice: le opere che, pur non selezionate per la Vetrina dai vari partner regionali di Anticorpi XL, si distinguono per una qualità meritevole di essere approfondita confluiscono nel progetto formativo Nuove Traiettorie XL, una piattaforma di consulenza e tutoraggio abitata da esperti e artisti. L’ultimo step è invece l’accesso – attraverso una selezione interna alla Vetrina – alla rassegna itinerante Anticorpi Explo, concertata dagli operatori di Anticorpi XL e predisposta per escogitare accessi nuovi, alternativi a quelli delle grandi produzioni, alla scena coreografica nazionale.

Foto Dario Bonazza
Foto Dario Bonazza

Nei due giorni di Vetrina ai quali abbiamo partecipato, la carrellata di dodici lavori visti ci ha restituito un panorama articolato e molteplice: le creazioni, pure a vari livelli di sviluppo nella ricerca autoriale, risultano accomunate da un’intenzionalità intensa e da una cognizione, perfettibile ma già definita, della propria identità scenica.
Kokoro è una scrittura per un corpo solo, quello di Luna Cenere: un’esplorazione dello spazio (un atrio interno della Biblioteca Classense, sovrastato da un medaglione che, incastonato tra gli stucchi, quasi ironicamente recita «In studium non in spectaculum») attraverso un’articolazione sapiente e immaginifica del corpo. In Piazza del Popolo, la performance di Siro Guglielmi (P!nk elephant) si distingue per una qualità vezzosa e cangiante, come di animale in teca, e per la presenza scenica irridente dell’interprete. CrossWord di Matteo Marfoglia è una ricerca sulla de-significazione delle parole, usate come puro ritmo: i danzatori inglesi si muovono su di un tappetto sonoro fatto di brandelli di conversazioni in italiano ed esplorano, assolo dopo assolo, le possibilità del movimento di resistere alla ridicolizzazione dei significati. Simone Zambelli, in Non ricordo, propone uno spartito gestuale enigmatico e dolente, che richiama l’estetica del mimo, fluidificandola con la velocità performativa, mentre Tutt’uno mette al centro del palco i corpi di Sara Sguotti e Nicola Simone Cisternino, trattati come un’unica materia, gestante e suadente, immersa nella scena totalmente nera.

Manfredi Perego predispone uno studio (Elegia del vento) sui movimenti aerei e sulla gravità: mantenendo la luce in sala – e sfruttando quindi l’intera dimensione delle Artificerie Almagià – rinuncia alle suggestioni più facili per cercare una relazione con lo spazio sempre più estesa e intensa. Improntato alla ricerca anche Alphabet, il lavoro di gruppo nanou: i danzatori si interrogano sulle modalità attraverso le quali l’alterazione della disponibilità dello spazio agisce sul dispositivo coreografico. Al netto di una certa ripetitività, sicuramente da sfrondare nel futuro, appare interessante l’uso scenico delle categorie pure di movimento, spazio, corpo, barriera, scelta. Human è uno spartito di movimenti, ora elastici ora tensivi, enfatizzato dalla meraviglia del colore luministico. La necessità dichiarata di investigazione concettuale (si tratta di un lavoro sui diritti universali) è svolta, da Mattia Russo e Antonio de Rosa, con una tale attenzione ai valori plastici – fino alla cura delle ombre, partitura dentro la partitura – da conquistare uno statuto di precisa estetica. Pasiphae di Diego Tortelli evoca atmosfere aliene che destrutturano, senza abusare del potere delle distorsioni che operano, ogni possibilità di lettura lineare del dispositivo coreografico, riuscendo nell’intento (dichiarato nelle note) di sottrazione di riferimenti alla terrestrità, mentre Destinata Guerriera di Isabella Giustina – pure in presenza di un’interpretazione della gestualità interessante e piena di nitore – paga lo scotto di una volontà ancora troppo narrativa che si traduce spesso in didascalia.

Un progetto come quello della Vetrina appare un presidio di protezione del tempo necessario: custodisce, esponendoli allo sguardo e all’obiezione, i processi in divenire, slega l’idea di performance da quel dovere di conquistare connaturato alle strategie di produzione, schiude le porte di un luogo dove l’essenziale è più profondo, controverso, si compone per tentativi difformi e correzioni.

Ilaria Rossini

Festival Ammutinamenti, Ravenna – Settembre 2017

KOKORO
con Luna Cenere
musiche Gerard Valverde
coproduzione CANGO
con il sostegno di CUNAE

P!NK ELEPHANT
coreografia e performance Siro Guglielmi
musica Alessio Zini e Cristiano de Palo
costume Siro Guglielmi
foto Giovanni Oscar Urso
materiale video Roberto Cinconze

FRAY
di Olimpia Fortuni
interprete Pieradolfo Ciulli
costume e scenografia Olimpia Fortuni
con il sostegno di Sementerie Artistiche e FattoriaVittadini

CROSSWORD
coreografia Matteo Marfoglia
danza Beth Powlesland, Ed Myhill, Camille Giraudeau, Joe Perou
costumi Panayiota Koushiappa
luci Alia Stephen
musica In Memoriam, Les Choristes

NON RICORDO
coreografia e danza Simone Zambelli
musiche Ave Maria di Schubert, Dusty road di Fanfare Ciocarlia
coproduzione Balletto Civile

TUTT’UNO
coreografia e danza Sara Sguotti e Nicola Simone Cisternino
foto e video Sasha Chimenti
grazie a Cango_compagnia V. Sieni, Teatro Frida, Atelier delle Arti di Livorno, Teatro Filarmonico P. di Sacco

ELEGIA DEL VENTO (primo studio)
di Manfredi Perego
con i danzatori della scuola del Balletto di Toscana diretta da Cristina Bozzolini: Cristina Acri, Daria Lidonnici, Sofia Lippi, Giulia Porcu, Paolo Rizzo, Benedetta Roghi

HUMAN (FIGHTS – RIGHTS – LIGHTS)
direzione e coreografia Mattia Russo e Antonio de Rosa
autore Umberto Ciceri
drammaturgia Giuseppe Dagostino
musiche J. S. Bach, Simma/Post Pines, Soulwax/Krack, Peppino Di Capri/Melancolie
effetti sonori Antonio de Rosa
proiezioni Umberto Ciceri
costumi Kor’sia
assistente Marta Zampetti

PASIPHAE
coreografia Diego Tortelli
musica Francesco Sacco
assistente Selene Manzoni
danzatori Anita Lorussi, Vanessa Loi, Giuseppe Morello

DESTINATA GUERRIERA
coreografia e danza Isabella Giustina
musiche Electric Kulintang, Tibor Szemzö, Raime
coproduzione Company Blu/Compagnia Giardino Chiuso
con il sostegno di Company Blu, Giarcino Chiuso, Compagnia Arearea, Artisti Associati, ERT Ente Regionale Teatrale dei Friuli Venezia Giulia
foto Francesco Spagnuolo

OXIDIANA
coreografia Antonio Bissiri
danzatori Martina Monaco, Miriam Re, Antonio Bissiri, Salvatore Sciancalepore
disegno luci Fabio Sau

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Ilaria Rossini ha studiato ‘Letteratura italiana e linguistica’ all’Università degli Studi di Perugia e conseguito il titolo di dottore di ricerca in ‘Comunicazione della letteratura e della tradizione culturale italiana nel mondo’ all’Università per Stranieri di Perugia, con una tesi dedicata alla ricezione di Boccaccio nel Rinascimento francese. È giornalista pubblicista e scrive sulle pagine del Messaggero, occupandosi soprattutto di teatro e di musica classica. Lavora come ufficio stampa e nell’organizzazione di eventi culturali, cura una rubrica di recensioni letterarie sul magazine Umbria Noise e suoi testi sono apparsi in pubblicazioni scientifiche e non. Dal gennaio 2017 scrive sulle pagine di Teatro e Critica.