Chiusi: annullato Orizzonti Festival per far quadrare i conti

Orizzonti Festival, nonostante la maturazione degli ultimi anni e il traguardo del finanziamento ministeriale, quest’anno non si farà. Abbiamo chiesto spiegazioni al sindaco di Chiusi e riflettuto sulla decisione arrivata a due mesi dall’evento.

2016, festival in allestimento

Su queste pagine abbiamo raccontato spesso la relazione complicata tra amministratori pubblici e cultura, tra politica e spettacolo dal vivo. Ne abbiamo viste tante, spesso kafkiane, dai teatri chiusi in attesa dei bandi fino a un intero sistema che ha rischiato di fermarsi a causa di un regolamento invalidato (quello del Fus) e poi dichiarato agibile da un altro tribunale. Eppure mai ci era capitato di dover parlare di un festival cancellato a due mesi dall’avvio. Invece tutto ciò sta accadendo a Chiusi, piccolo centro toscano che condivide la stazione con Chianciano Terme. Sarebbe stato il quarto anno per il “nuovo” Orizzonti Festival, che da quando è diretto da Andrea Cigni rappresenta un oggetto non completamente allineato nel panorama dello spettacolo dal vivo estivo: a Chiusi, per intenderci, nella stessa giornata ti poteva capitare di vedere la Traviata diretta da un giovane regista, in piazza, di fianco al duomo e nella stessa serata alcuni dei gruppi e artisti più innovativi del panorama nazionale. Non ci dilungheremo a spiegare le virtù di un progetto di cui è facile immaginare gittata e ricaduta sul territorio: chi scrive ha avuto modo di collaborare per due edizioni conducendo insieme ad altri colleghi di redazione un percorso formativo sul campo. Tutto rischia di diventare retorico eppure è lineare, facilissimo: uno dei festival ministeriali è stato cancellato per la stagione corrente.

Il Sindaco Bettollini e il direttore Cigni presentavano al Mibact il festival, 2015. Foto SienaFree

Eppure era la stessa amministrazione comunale a vedere nel festival il fiore all’occhiello dello sviluppo culturale cittadino: tante volte glielo abbiamo sentito dire, nelle conferenze stampa di apertura e chiusura. A quanto pare è un problema di soldi, almeno questa è la linea ufficiale: in Consiglio comunale qualche giorno fa è stata presa la decisione di sospendere il festival ed evitare così che il debito della Fondazione Orizzonti d’Arte si allargasse. Ma ha davvero senso fermare una macchina del genere, durante la corsa, a qualche metro dal traguardo per qualche centinaio di migliaia di euro? Il Sindaco e il Cda sono consapevoli del fatto che fermando il festival Orizzonti due mesi prima impongono una improvvisa sterzata alla vita di decine di persone che ci avrebbero lavorato, per non parlare dell’indotto cittadino (ovvero gli esercizi commerciali che faranno a meno del solito surplus di entrate)?

La notizia ormai circola da qualche giorno soprattutto grazie a Prima Pagina, giornale online locale molto attivo. Abbiamo raggiunto al telefono il sindaco Juri Bettollini, il quale ci ha parlato di una passivo della Fondazione che, al 31 dicembre, ammonta a oltre 308mila euro: «Se fosse stato autorizzato, il festival avrebbe prodotto un’ulteriore perdita di 170mila euro che sarebbe andata ad aggravare la posizione debitoria della Fondazione in maniera irreversibile. Da qui la decisione responsabile e sana di bloccare e sospendere il festival cercando di attuare misure straordinarie per risanare il debito. In questo momento la Fondazione ha 500 euro di liquidità. Autorizzare il festival sarebbe stato un atteggiamento di grande irresponsabilità, non avremmo potuto pagare nessuno. Sarebbe stata la fine della Fondazione. Ad oggi non è detto che si riesca a salvarla, io ce la sto mettendo tutta, cosciente del valore prodotto in questi tre anni, di cui vado fiero e orgoglioso. Non vado però fiero e orgoglioso della gestione: la struttura poteva dare dei grandi risultati se avessimo avuto un po’ di pazienza nell’affrontare la ricerca di sponsor. Gli sponsor rappresentavano solo 24mila euro a fronte dei 158 che dava il Comune; il festival che costava 300mila euro, questo vuol dire che ogni anno sono stati accantonati debiti per 100mila euro. Una struttura come questa o la chiudi o la salvi e salvarla ha voluto dire ridurne drasticamente le spese».

Allora qual è il futuro del festival e della Fondazione? «Ci siamo presi, come gruppo di maggioranza, un tempo entro il quale dobbiamo dirci cosa fare, quel tempo è il 31 dicembre. Se per quella data saremo stati in grado di recuperare gli errori degli altri recuperando sponsor e contributi allora potremo immaginare un futuro, altrimenti è finita non solo una grande esperienza ma anche la stagione della Fondazione. Quello che ho chiesto ad Andrea Cigni era una mano per cercare altri contributi». Sull’eventualità di pensare a un programma ridotto il sindaco risponde: «Io ho chiesto ad Andrea Cigni di salvare il salvabile, di fare dieci serate utilizzando le nostre compagnie (del territorio ndr), chiedendo loro di intervenire gratuitamente e il direttore mi ha detto che non era possibile, che le dieci serate potevamo farle tranquillamente senza il suo nome e la sua faccia».

“L aTraviata” foto di Eleni Albarosa

Va chiarito che Andrea Cigni ha prestato per tre edizioni il proprio lavoro gratuitamente proprio per non pesare sul bilancio e difatti, se la piccola città del Sud Senese ha avuto una manifestazione di caratura nazionale, è soprattutto grazie a lui. Chiedergli ora di fare anche il lavoro del fundraiser o di firmare la direzione artistica di un festival locale è forse eccessivo.

Una riflessione andrebbe fatta invece sulla filosofia di gestione: ovvero la creazione di una struttura, la Fondazione, che dovrebbe essere autonoma dalla politica e che invece si muove come un’azienda con pochi azionisti pubblici e il Comune che da solo copre la fetta più grande. Allora forse neanche il sindaco è da biasimare se accettiamo l’impostazione aziendalista. Il festival viene cancellato come verrebbe cancellato qualsiasi ramo d’azienda ritenuto inefficiente, come viene ritirato dal mercato un prodotto che non porti guadagni.
E infatti, nonostante la situazione debitoria, l’altro festival della Fondazione, il Lars Rock Fest non solo non si ferma, ma si allunga anche di un giorno rispetto agli altri anni. La musica rock sbiglietta, la musica rock è un prodotto vincente.

Ma ha davvero senso pensare a un festival teatrale come un prodotto che produce o non produce ricavi, solo come un costo che erode un patrimonio? La città di Chiusi – ci appelliamo alla città tutta per non cadere nel giochino della cronaca politica quotidiana segnata da colpe presenti e colpe delle passate gestioni – non sapeva forse che cosa volesse dire produrre un festival di teatro? Forse non sapeva che almeno per i primi anni sarebbe stata una perdita economica a fronte però di una crescita? D’altronde a leggere i verbali della passata gestione, presieduta da Silva Pompili, le difficoltà economiche non risultano nascoste, anzi vengono palesate e affrontate attraverso l’inizio di una pianificazione di rientro.

Silvia Frasson in “La Santa, ovvero quando Mustiola volò sul lago”, 2015

Orizzonti Festival ha sempre guardato al futuro lavorando con le nuove generazioni, purtroppo si fermerà anche tutto il comparto di formazione legato al festival: il nostro workshop destinato ai giovani studiosi di teatro che ogni cresanno si preoccupava di formare una piccola classe di osservatori con tanto di stampa di un foglio quotidiano, i tirocinanti che arrivavano da varie università d’Italia, i volontari dal territorio, l’orchestra di giovani, per non parlare dell’ultimo progetto in ordine cronologico, ovvero l’utopia di creare una compagnia del festival diretta da Roberto Latini. Di questo sogno infranto potete leggere direttamente dalle parole del regista e interprete di Fortebraccio Teatro intervistato da Andrea Porcheddu.

La conversazione amara di Porcheddu con Latini termina con una domanda che esigerebbe una risposta pratica, «Che sviluppi prevedi?», invece Latini ancora una volta, e nettamente, traccia i confini attorno alla parola “artista”, rispondendo «Spero che ci si possa vergognare tutti fino in fondo e da quel fondo cominciare a scavare». La vergogna di cui si parla è quella del pedagogo nei confronti della classe di apprendisti che non vedrà l’agognato debutto al festival; perché in questi casi a passare in secondo piano è sempre l’investimento umano: viviamo in un’epoca in cui devono prima di tutto tornare i conti, allora schiavi della matematica, del giogo elettorale, rincorriamo numeri, statistiche, previsioni di bilancio e di risultati alle urne. Di certo i numeri sono molto più addomesticabili puntando su un festival di musica rock che su una manifestazione dedicata al teatro d’arte, ma anche correre questo rischio è ciò che ci si dovrebbe aspettare dalla gestione pubblica.

Soprattutto le cifre non raccontano di un’umanità palpitante che si raccoglieva attorno alla quotidiana ricerca di poesia, non raccontano della fuga di Santa Mustiola illuminata dal tramonto al centro del lago di Chiusi, non raccontano delle follie di Copi recitate da Teatri di Vita sulla riva, non danno neanche lontanamente l’idea della densità del silenzio in cui brillava il volto imbiancato dell’Amleto di Latini. Quei numeri non potranno mai avere la stessa forza di una sola goccia di sudore rilasciata dall’estenuante danza Roberto Zappalà disegnata sui corpi di Romeo e Giulietta.

Andrea Pocosgnich

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Comments
  • Silva Pompili 30 maggio 2017 at 16:43

    Quando si analizza la situazione di una società non si guarda solo il passivo ma lo si deve mettere a confronto con l’attivo e si ha una posizione netta. E così facendo si vede che la situazione debitoria al 31/12/2016 non è 308.000 euro che è il totale passivo ma 205.000 euro.
    Dire che ogni anno sono stati accantonati debiti (non si accantonano debiti..) per 100.000 non è corretto e basta guardare gli ultimi due bilanci. Purtroppo la mia presidenza partiva da una situazione critica che non essendo mai stata gestita con operazioni a lungo termine di ristrutturazione del debito è rimasta lì appesantendo dal punto di vista della liquidità anche la gestione successiva.

  • Paolo Scattoni 30 maggio 2017 at 16:46

    Molti a Chiusi, da anni, hanno sottolineato la insostenibilità economica dell’operazione (http://www.chiusiblog.it/?page_id=32966). A quelle domande non è mai stata risposta. Si è caparbiamente insistito, finché faceva comodo a scopi elettoralistici. Ora purtroppo si deve prendere atto.

  • Carmelo Bene 30 maggio 2017 at 18:14

    308.000 + 170.000 fanno 478.000 di buco. No caro Pogosgnich, nemmeno Carmelo Bene, si permetteva tanto in proporzione a un Comune così piccolo e che ha comunque investito così tanto.
    Interventi di questo tipo non fanno altro che dare ragione al Sindaco che ha fatto benissimo a stoppare tutto. Ma che scherziamo ? E guardate che sono stato tra i primi a contestare l’operato del Sindaco rispetto alle sue decisioni. Ma se le cifre sono queste si finisce per volerla morta la cultura. Può essere fisiologico un ammanco, così come è dimostrato che sul lungo periodo la cultura paga sul territorio. Montepulciano e il Cantiere (che Cigni criticava con un astio che non mi sapevo spiegare) hanno avuto spesso da “ripianare” ma alla lunga hanno avuto ragione. Con queste cifre non c’è da discutere; vuol dire che Cigni non è stato responsabile e che l’amministrazione del Festival (per quale motivo non lo so – non credo per incapacità) ha avuto VIA LIBERA. La mia personale solidarietà va a tutti gli artisti, ai tecnici, allo staff. Non può andare a coloro che hanno provocato il disastro. Perché di un disastro si tratta.

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