De Francovich, Nisi e i mutamenti di Mister Green

Massimo De Francovich e Maximilian Nisi interpreti di Mister Green al Teatro della Cometa. Recensione

 

Foto Nicola Zanettin
Foto Nicola Zanettin

Ha un taglio decisamente cinematografico questo Mister Green, presentato in prima nazionale e diretto da Piergiorgio Piccoli, così come cinematograficamente misurata (ed è assolutamente un pregio) è la recitazione di Massimo De Francovich e Maximilian Nisi, a proprio agio in questo testo scritto da Jeff Baron, drammaturgo americano che non a caso ha spesso firmato sceneggiature di film e serie televisive.

L’elemento scatenante è un incidente stradale capitato ad un signore (De Francovich), abbandonato a sé stesso dopo la morte della moglie; il palco del Teatro Della Cometa ne riporta un accenno tramite suoni fuori scena di clacson e sgommate mentre, in un’ellissi temporale, arriva sulla scena il giovane irreprensibile impiegato Ross Gardiner (Nisi), il quale, avendo investito l’anziano, si ritrova costretto «a lavori socialmente utili», a doverlo accudire e frequentare in una sorta di beffardo contrappasso.

Foto Nicola Zanettin
Foto Nicola Zanettin

Da questo momento in poi l’azione si sdoppia: c’è quella più manifesta, per cui il giovane continua a presentarsi a casa di Mr. Green e quella interiore che guarda alle trasformazioni dei sentimenti dei due, dall’indifferenza alla rabbia, dalla scoperta di radici comuni al disconoscimento di una diversità inaccettabile, fino all’inevitabile happy end finale. È chiara la non originalità della struttura narrativa; quelle affrontate in scena non sono “verità scottanti”, il tutto è sempre politically correct: il disconoscere da parte di Mr. Green il marito della figlia, non ebreo, oppure l’omosessualità del ragazzo, rifiutato dalla famiglia; l’eterno senso di sradicamento coatto subito dagli ebrei si sovrappone al rifiuto di accettare il diverso, ad una certa rigidità che tuttavia verrà ribaltata senza troppi sforzi. Rilevante sembra invece il trattamento dei dialoghi, vicini al Pinter degli ultimi anni: non c’è comunicazione, il muro invisibile segna un solco che impedisce la comprensione di quanto dice l’altro. Si va avanti per abitudine, perché siamo soliti tirare nuovamente la palla in campo, non essendo capaci di capire che le parole restituite sono l’eco della nostra voce. Ci si parla addosso pretendendo che quest’abito sia quello che altri ci hanno imposto, mentre invece si tratta di una marmorea costruzione autoimposta. O, al limite, l’esclusione – dell’altro e da parte dell’altro – avviene per qualcosa che sembra non poter cambiare.

Foto Nicola Zanettin
Foto Nicola Zanettin

Facendo i conti con questa immobilità, come nel testo così sulla scena, sembra che solo minimi cambiamenti possano essere accettati; incombe, sempre identico l’interno di una casa un tempo curata e ora piena di cartacce e buste. L’esterno non appare che per deduzione, tutto è ricondotto alla dimensione privata. È la quotidianità scandita dai bui e dal cambio d’abiti di Ross a dettare tempi e cura, a compiere azioni che “addomestichino” il riluttante anziano, burbero e rigido. Nell’interpretazione, come dicevamo in apertura, entrambi gli attori si dimostrano capaci di consegnarci dei personaggi a tutto tondo, le cui sfaccettature cogliamo durante il corso del tempo, apprezzandone la restituzione di una verità che non arriva come uno schiaffo in piena faccia, ma si insinua come sotto pelle. Nisi non ricalca gli stilemi dell’omosessuale, ad arrivarci è, fortunatamente, il ritratto di un giovane uomo alle prese con la propria identità e con le fatiche che comportano certe scelte, non una lotta di genere. Parimenti troveremo De Francovich alle prese con la rigidità del suo Mr. Green tramutata tanto nel comportamento quanto nell’andatura, nelle giunture tra le ginocchia, sulle spalle, nelle mani che avide portano in bocca una zuppa calda. Il fastidio si tramuta in attesa, il cambio è nello sguardo, in un vibrare di baffi, nell’accettazione silente, sempre un po’ troppo orgogliosa per poter esser dichiarata.

L’epilogo che vede riunite le famiglie sembra indicare quanto un leggero mutare sia dunque possibile, nonostante i muri ideologici, generazionali, come il mazzo di fiori inspiegabilmente sempre freschi, recati dalla figlia disconosciuta, amore filiale senza barriere.

Viviana Raciti

In scena al Teatro della Cometa fino al 29 Novembre 2015.

Theama Teatro presenta in prima nazionale
MISTER GREEN
di Jeff Baron
traduzione Michela Zaccaria
con Massimo De Francovich e Maximilian Nisi
scene e costumi Theama Teatro
musiche originali Stefano De Meo
distribuzione Stefano Pironti – Chiediscena Service
regia Piergiorgio Piccoli

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Viviana Raciti, siciliana d’origine, dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove si avvicina al mondo dell’arte attoriale e all’animazione teatrale, per poi preferire la strada della critica. Nel 2015 consegue la laurea magistrale presso l’Università La Sapienza in ‘Saperi e Tecniche dello spettacolo teatrale’ con una tesi dal titolo La produzione drammaturgica di Franco Scaldati. Ordinamento, schedatura e analisi, mettendo per la prima volta in luce l’effettiva entità del corpus di opere dell’autore palermitano. Sempre sulla figura di Scaldati ottiene la borsa di dottorato presso l’Università di Tor Vergata. Dal 2012 è redattrice presso la testata online «Teatro e Critica» scrivendo di teatro, danza e teatro ragazzi, mentre dal 2015 fa parte della redazione della testata culturale «Move in Sicily».