L’interprete dietro il poeta: Bukowski – a night with Hank

foto Francesca de Sandoli
foto Francesca de Sandoli

Una camera notturna compressa nello spazio in cui dimensione scenica e spettatori si trovano a distanza esigua, sostanzialmente nulla. L’unico fascio di luce rossa fende il buio in principio e rivela la figura poco adamitica di una sorta di Marat che Jacques-Louis David non avrebbe mai saputo dipingere tanto anti-lirica eppure così appropriata. Abbandonato in una vasca rivestita dal colore grezzo della carta da pacchi che copre tutto, persino il pavimento, il poeta, lo scrittore è tutto corpo, completamente umano dalla nausea al pensiero, dal delirio alla gentilezza del sentimento, offeso dall’alcool, impoverito dalla fornicazione, depauperato dal disgusto per il mondo, avvilito dal genio, glorificato da se stesso nella consapevolezza del disadattamento perenne. Questa l’immagine che ci introduce a Bukowski – a night with Hank. Scritto da Francesco Nikzad, diretto e interpretato da Roberto Galano (della compagnia foggiana Teatro dei Limoni), lo spettacolo è andato in scena per il suo secondo ciclo di rappresentazioni romane – dopo il debutto dello scorso anno a Parabole fra i Sanpietrini – al Teatro Millelire reduce proprio in questi giorni dalla perdita del fondatore e direttore artistico Lorenzo De Feo, scomparso domenica.

In un monologo teso tra amarezza e ironia, introspezione e gratuità, si compone il profilo di Charles Bukowski cercando di metterne in luce gli elementi di concretezza, di rintracciarne la realtà individuale quasi per raccontare o cercare di accennare la persona celata dall’immagine di sregolatezza, anticonformismo e follia putrida e divina che il tempo e l’opinione letteraria comune gli hanno cucito addosso. Senza tuttavia negarne l’unicità, il traino compositivo, lo spirito caratterizzante segnato dalla misantropia di rigurgito, dall’abitudine alla bottiglia con relativi tentativi di resistenza; e poi dalla sessualità espressa tra generalizzazione e disagio incostante col beneplacito dei ricordi di un padre violento, dei riferimenti alla compagna Linda Lee Beighle, alla figlia Marina Louise.

foto M. Chiara Ginetta
foto M. Chiara Ginetta

Il testo mira palesemente alla ripresa della crudezza verbale, critica e quotidiana, riflessiva e stomachevole tipica della scrittura dell’autore, puntando allo svelamento interiore e riuscendo abbastanza nella fuga dal mielismo sentimentale, eccetto forse qualche piccola sfumatura. Non avrebbe potuto essere diversamente d’altro canto: raccontare  Bukowski senza appoggiarsi alla mestizia satirica della sua percezione dell’universo sarebbe stato sostanzialmente inefficace, oltre che impossibile forse come raccontare la guerra con l’armonia del paradiso. In questo assolo comunque a farla da padrona è l’interpretazione di Galano, ben supportata da un uso non banale delle luci e da un disegno dinamico della partitura spaziale. È chiaro quindi che sia più l’attore a sostenere e dominare il testo di quanto non sia esso a condurlo: la voce straordinariamente sporca per il tono graffiato è scandita dalla musica e dalla ricorrenza delle voci fuori campo; è perfettamente calibrata e adatta al personaggio come il corpo e il tondo del viso, pupille cerulee ascritte al folto dei ricci cenere. Incontrano il pubblico e lo colpiscono al ridosso della vicinanza tra palco e platea, occhi negli occhi, sguardo nello sguardo.

Marianna Masselli

Visto a Roma in gennaio 2014

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BUKOWSKI. A NIGHT WITH HANK
di D. Francesco Nikzad
regia Roberto Galano
con Roberto Galano
produzione Teatro dei Limoni