Giallo: discorso e radiodramma di Fanny & Alexander

foto di Ilaria Scarpa
foto di Ilaria Scarpa

Il giallo è il tema cromatico portante del secondo capitolo della sperimentazione di Fanny & Alexander sui “discorsi”: dopo il Discorso Grigio in cui Marco Cavalcoli sfidava il linguaggio politico, nel giallo, che qui sembra contraddire la propria natura solare per ribaltarsi in una profonda oscurità, Chiara Lagani sfodera doti da attrice portentosa per un doppio progetto che intreccia, in due macro-temi, televisione ed educazione. Il medium di massa per eccellenza si lega a una riflessione sull’insegnamento e la trasmissione del sapere. A Short Theatre 8 gli spettatori hanno avuto la possibilità di assistere a due performance, differenti per modalità e drammaturgia, che rappresentano però un unico affresco, complessa raffigurazione infranta in una miriade di frammenti.

Il dittico ha mostrato il valore di una ricerca profonda e complessa a dispetto di un momento quasi “defaticante” in cui è incappata proprio una parte della nuova ricerca teatrale italiana vista qui a Short Theatre. Perché se alcuni dei gruppi appartenenti alle generazioni successive sono intenti a cercare nuovi dispositivi che spoglino la messinscena di qualsiasi protagonismo condividendo il palco con non professionisti, portatori di handicap e bambini, l’ostinazione del gruppo ravennate riesce ad aggirare quel rischio – che spesso senza volerlo porta all’ammiccamento – e risiede soprattutto in una profondità di pensiero che, almeno in queste due prove, non crea fratture tra il dispositivo, appunto, e i temi.

È una complessità che certamente richiede una qualità nell’attenzione a cui il pubblico rischia di non essere più abituato, ma in entrambi i lavori visti alla Pelanda gli stimoli sono multipli e la logica razionale con cui solitamente siamo abituati a trattare argomenti fondanti quali educazione e comunicazione viene messa in pericolo da qualcosa che sfugge alla ragione per sollecitare oscure visioni dell’inconscio.
Nel radiodramma – costruito a partire da alcune sessioni laboratoriali – Chiara Lagani dialoga con le voci preregistrate di un gruppo di bambini: la sonorizzazione avvolge gli spettatori raccolti su tre lati della scena, al centro una pedana accoglie un piccolo caseggiato in legno, forse una scuola, costruzione vuota ed essenziale, laccata in nero e illuminata dall’interno. La luce soffusa di una lampada da ufficio dosa con sapienza il grado di visione concessa allo spettatore. L’appello è diretto a noi, siamo noi quei bambini, dunque a noi è diretto lo spaesante gioco della sfinge/Lagani, maestra sì ma anche officiante misteriosa di un rito dell’inconscio. Le voci dei piccoli scolari chiedono di andare in bagno, non siamo nel mezzo di una lezione: «Vi ho fatto venire qui perché ho un problema. Ero in un bosco, ho incontrato una creatura, era ferita». La semplice narrazione si diffonde strisciando tra le pieghe iterative di un dialogo a volte logico a volte sconnesso, denso di ripetizioni; poi dal buio emerge una figura, maschera di scimmia che mette a dura prova la curiosità dei bambini. Hanno paura ma ne sono attratti, una delle piccole voci afferma: «Non avere paura, è teatro». Per non avere paura bisogna educare la bestia (e dunque accoglierla), insegnarle a parlare.

foto di Ilaria Scarpa
foto di Ilaria Scarpa

L’elemento che ritorna anche in Discorso Giallo è proprio il tema dell’educazione (e dunque della sottomissione) che prende forma in una gigantesca maschera di Maria Montessori, inquietante icona simbolica. Ma la frenetica performance di Fanny & Alexander, decisamente più fisica della precedente, rappresenta anche un excursus onirico della televisione educativa: il maestro Manzi, Sandra Milo e Maria De Filippi, figure intercettate nel medesimo flusso. Perché se la linea cronologica inizialmente ripartisce le tre fasi, con la progressione dello spettacolo le interferenze si sommano e si sovrappongono in collisioni stranianti che trovano nei gesti, nel volto e nella voce della performer quella maschera di rappresentazione di cui il meccanismo drammaturgico ricorsivo – a firma della stessa Lagani – ha bisogno.

Ci si alza dalla platea stanchi, frastornati, con tante domande e fortunatamente poche risposte, ma con la consapevolezza di esser stati il terminale di una messa in crisi non solo di temi fondanti per il nostro sistema culturale, ma anche della percezione con cui a questi temi ci accostiamo.

Andrea Pocosgnich
twitter @andreapox

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DISCORSO GIALLO
produzione E / Fanny & Alexander
in collaborazione con Solares delle Arti – Teatro delle Briciole
ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani
drammaturgia Chiara Lagani
progetto sonoro The Mad Stork
regia Luigi de Angelis
con Chiara Lagani
sound editing Sergio Policicchio
costumi Chiara Lagani e Simonetta Venturini
maschere Nicola Fagnani
promozione Paola Granato e Marco Molduzzi
organizzazione Serena Terranova
logistica Fabio Sbaraglia
amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza

GIALLO
produzione E / Fanny & Alexander
coproduzione SHORTTHEATRE – AREA 06
in collaborazione con Solares delle Arti – Teatro delle Briciole
Ideazione Luigi De Angelis e Chiara Lagani
Drammaturgia Chiara Lagani
Regia Luigi De Angelis
Plastico Nicola Fagnani
Progetto sonoro The Mad Stork
Registrazioni Marco Parollo e Sergio Policicchio
Sound editing Sergio Policicchio
Organizzazione Serena Terranova e Filomena Volpe
Promozione Paola Granato
Logistica Fabio Sbaraglia
Amministrazione Marco Cavalcoli e Debora Pazienza

Il progetto prevede sei declinazioni:

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