Il castigo pubblico nell’antologia allegorica di Fibre Parallele

foto di Luigi Laselva
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Con il debutto nazionale de Lo splendore dei supplizi, promosso anche nell’ambito dei Teatri del Tempo Presente e che ha già visto una applauditissima anteprima a Castrovillari per Primavera dei Teatri 2013Fibre Parallele giunge al sesto spettacolo. Il duo barese composto da Licia Lanera e Riccardo Spagnulo conferma una preziosa capacità – rara tra altri gruppi nati in questi ultimi dieci anni* – di resistere alla pressa di un’estetica e di affondare con grande acume nella scrittura del presente trovando una modalità genuina, rischiosa e sempre alla ricerca di un radicale lavoro sul corpo e sulla sua capacità di espressione, di sublimazione, di traslazione della realtà.

La coppia, Il giocatore, La badante e Il vegano danno il titolo a quattro quadri, il cui minimo comune denominatore è la figura di un laido guardiano – interpretato da Mino Decataldo a torso nudo, incappucciato di nero. È lui ad alzare e abbassare un rudimentale sipario su quattro scenette allegoriche, lui a dar loro conclusione entrando in scena come spietato carnefice portatore di un castigo personalizzato per ognuno dei personaggi. Una coppia separata da distanze non solo geografiche, finirà incatenata a quel soffocante divano bianco su cui un gatto-automa miagola un’insopportabile convenzionalità; un giovane alienato dal gioco d’azzardo viene perseguitato dal fantasma della vecchia madre e si vedrà pignorata la vita; in una sorprendente e crudele pantomima dello squallore la giovane badante romena assiste un vecchio razzista; un vegano sequestrato da due disoccupati verrà torturato a colpi di latte, uova e salumi.
Quattro piccole fiabe nere, un breviario da aprire per entrare in una sorta di gioco mimico sulla contemporaneità. Se i temi trattati sono diversi, nell’esposizione dei capri espiatori e della loro punizione esemplare costante è forse la dimensione delle aspettative negate, dei miti di una società che non riesce a cambiare perché non si mette in ascolto delle anime che la compongono, della solitudine incondizionata che si vive di fronte allo spettacolo della sofferenza altrui, osservata ma mai realmente partecipata.

foto di Luigi Laselva
foto di Luigi Laselva

Se da un lato la scelta della netta divisione in quadri chiarisce da subito l’intenzione didattica dell’operazione (nel senso brechtiano del termine, con tanto di cartelli proiettati su schermo), al contempo mette di fronte ad alcune criticità che vanno esposte e abbattute con la potenza ritmica e con il sostegno drammaturgico, due qualità che fortunatamente non mancano a Lanera e Spagnulo, interpreti qui di tutte le coppie, affiatati trasformisti sempre affamati di difficoltà. Altro tratto distintivo di Fibre Parallele è la forte vena ironica, che qui permette loro prima di parodiare il teatro borghese, con grande pulizia di toni e gesti, di tramutarsi poi in irresistibili istrioni, con l’asso linguistico – quasi fisico – del dialetto tenuto sempre pronto nella manica. La linearità schematica imposta dalla struttura a quadri è ben compensata dalla varietà di toni esplorata in ognuno, tentando il contrasto dei registri e a volte fondendoli in una composizione davvero stratificata: nel quadro della Badante i movimenti circolari e ipnotici dei due personaggi (davvero mimetici i due attori, nel gioco politico dell’inversione dei sessi), su cui scorre la traccia audio di passi del Mein Kampf letti da una voce anziana con forte accento barese, creano un cortocircuito visivo/uditivo degno di certi lavori della Socìetas Raffaello Sanzio.

E però la struttura a quadri tira in ballo da subito lo spettatore, ne detta la presenza in quanto testimone frontale, ne calibra l’attenzione chiarendo immediatamente la durata. Di per sé non necessario, l’inserimento di dieci minuti di intervallo a metà ha forse influito su un debutto che qua e là presentava qualche lieve calo di ritmo, soprattutto nella scena del Giocatore, in cui il dialetto deve essere sostenuto anche da una drammaturgia serrata – e qui forse diluita in passaggi un po’ compiaciuti, rischio per la carica ironica di esaurirsi sotto il peso del messaggio morale. In vista delle future repliche, quando si avrà dal pubblico un ritorno di energia sufficiente a misurarsi, occorrerà forse pensare accuratamente all’ordine più efficace in cui presentare le scene, tentando di non perdere mai l’equilibrio ritmico tra la drammaturgia della struttura (l’antologia allegorica) e quello dei singoli quadri (la parabola didattica).

Sergio Lo Gatto

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Guarda lo spettacolo completo su e-performance

visto a Torino, Cavallerizza Reale
per Festival delle Colline Torinesi 2013

LO SPLENDORE DEI SUPPLIZI
di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
e con Mino Decataldo
assistente alla regia Arianna Gambaccini
disegno luci Vincent Longuemare
organizzazione Antonella Dipierro
tecnico di palco Amedeo Russi
foto di scena Luigi Laselva
produzione Fibre Parallele e Festival delle Colline Torinesi
con il contributo della Regione Puglia e con il sostegno del Nuovo Teatro Abeliano
spettacolo promosso da Teatri del Tempo Presente, progetto interregionale di promozione dello spettacolo dal vivo a cura di MiBAC – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo e delle Regioni: Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto.