Focus Trentino – Età, gioco e dialettica in Pass/Ages

Pass/Ages
Foto di Elena R. Marino

Lo Spazio 14 è un piccolo ma vivace teatro della città di Trento. Situato a pochi minuti dallo splendido Castello del Buonconsiglio, è gestito dalla compagnia Teatrincorso, i cui membri stabili sono l’attrice Silvia Furlan e la regista/drammaturga Elena Marino, nonché sorretto da una impeccabile attività organizzativa-comunicativa. Il gruppo ha partecipato a diversi festival e si è visto riconoscere per tre volte il premio Gemini d’oro del RomaTeatro Festival. Al momento gestisce una scuola di teatro e porta avanti il progetto biennale Riti di passaggio / This Is The Box. Il suo obiettivo è quello di proporre una serie di performance-installazioni che coinvolgono diversi linguaggi espressivi (teatro, arti visive, animazione digitale, etc.) e finalizzate a esplorare il rapporto dell’essere umano con il tempo, con l’età e con l’immaginario stereotipato che ne deriva.

Lo spettacolo Pass/Ages costituisce il secondo appuntamento del progetto, dopo Cantiere Aperto e ha debuttato il giorno della festa della donna. Il “rito di passaggio” cui il titolo si riferisce è il compleanno di un’anonima trentacinquenne, che a causa di questa ricorrenza si trova a dover fronteggiare da un lato, la paura della morte e dell’invecchiamento, dall’altro gli assillanti pregiudizi che la dipingono come più giovane o più anziana di quanto sia realmente. Cominciano così una serie di comici tentativi di liberazione, mediante un confronto-scontro con alcuni esponenti della società che “incarnano” i suddetti stereotipi. L’atto di schiacciare uno dei tanti peluche ricevuti in dono dal fidanzato rappresenta allora la conquista dell’età adulta; così come il tentativo di spegnere con un solo soffio le candele elettroniche messe sulla torta vuole dimostrare la prontezza di un corpo non più giovanissimo. A riequilibrare la comicità di questi tentativi intervengono qua e là alcuni momenti lirici, durante i quali la protagonista si abbandona ad alcune amare considerazioni sulla vita che passa o in cui denuncia come i pregiudizi sull’età stiano alla base delle pratiche di mercificazione in cui siamo quotidianamente invischiati.

Quest’ultimo elemento è il più chiaro segnale dell’ambizione di Marino di pensare il teatro come uno strumento di critica sociale. La vicenda-simbolo della protagonista mostra uomini e donne costretti a vivere acquistando prodotti tagliati su misura per la loro età e per sottolineare come l’individuo divenuto ormai troppo vecchio “scada” come il cibo del supermercato o divenga a tutti «invisibile», perché tagliato fuori dalle logiche di mercato che lo rendono significante. Il tempo viene allora considerato come una sorta di luogo di commercializzazione, mentre la vita è paragonata – per usare le parole dell’autrice – a uno «scaffale» dove anche le persone e i loro desideri sono in vendita, almeno fino a quando non subentreranno articoli più freschi da esporre.

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Foto di Elena R. Marino

Tutti concetti già espressi con forza nel fondamentale capitolo L’industria culturale della Dialettica dell’illuminismo di Adorno e meglio veicolabili in un libro o in un programma di riforma politica; ma a rendere invece interessante l’opera di Marino è la proposta di una forte alternativa allo sfacelo consumistico, l’idea che il rito di passaggio da un anno all’altro possa costituire un’occasione di riscoperta dell’uomo attraverso l’accettazione della propria mortalità. Non a caso Marino sparge nelle parole della protagonista alcuni indizi della sua adesione alla tesi filosofica che la «vecchiaia comincia dalla giovinezza», in altri termini che essa non sia uno stato fisico o mentale, bensì un naturale e non commercializzabile processo di graduale disfacimento, che forse allude al famoso motto «si muore ogni giorno» di Seneca (per altro la drammaturga ha lavorato per un periodo come ricercatrice del pensiero antico). Il rapporto di confronto-scontro della trentacinquenne con i suoi simili può essere reinterpretato come il tentativo dialettico di una donna matura di comprendere – specchiandosi nel bambino, nel coetaneo e nel vecchio – che cosa significa essere umani.

Più spesso questa dialettica fallisce e arriva a esiti contrari a quelli prospettati, precipitando la donna in accessi d’odio verso gli altri e aprendo la scena a sequenze inquietanti come le ombre giganti dei peluche o un vestito appiccicato alla pelle con lo scotch.
Nel finale la regia trova il modo di alleggerire il peso dell’inevitabilità della morte, finendo per accettare senz’ansia il decadimento futuro e l’attesa della bara, o addirittura a trasformarli nel presente nel materiale per attività divertenti e creative.
Il meglio dello spettacolo Pass/Ages è costituito dalla serrata e implicita difesa che il processo di invecchiamento sia un realtà un cammino. Ma non un cammino dalla luce della nascita verso il buio della morte, così come viene considerato dalla donna – in uno dei suoi momenti disperati – quando attraversa un corto tappeto di erba sintetica, ricevuto sempre in dono dai genitori, bensì un cammino verso la serenità. Una serenità raggiungibile a ogni età e senza prezzo, molto differente da quella costosa e frustrante a cui ammiccano gli anonimi, pazzi ordinatori del consumo sfrenato.

Enrico Piergiacomi

Visto al Teatro Spazio 14 di Trento in marzo 2013

PASS/AGES
Regia e drammaturgia Elena R. Marino
Con Silvia Furlan
Produzione Teatrincorso
Organizzazione Clara Coser
Con il contributo di Provincia Autonoma di Trento, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Comune di Trento, C.U.C. Trento
Si ringrazia per la residenza Centrale Fies (Dro)