Accademia degli artefatti al Teatroinscatola con Spara/Trova il tesoro/Ripeti (scheda spettacolo)

Ancora intravediamo il piacere di architettare spazi e corpi – negli anni ’90 la forza della performance, dell’installazione, del teatro come luogo e percorso (L’età oscura, Kindergarten, Dall’inferno); più vicino, ecco la ricca semplicità degli ultimi lavori (i testi di Martin Crimp e Tim Crouch) con i loro tempi dilatati e densi, l’impreziosirsi del tessuto attoriale, il rapporto fragile e fecondo con il pubblico – per un teatro che rifletta sul linguaggio e con il linguaggio.
Dopo un periodo di voci sgranate e appena pronunciate, di spazi appena più che vuoti e di giochi umani prima ancora che attoriali, ecco che sembra il momento di fare più rumore, di occupare più spazio e in modo più dirompente, di giocare con la ridondanza della realtà, ma senza sottrarvisi. Non c’è né desiderio né necessità di salvaguardare un’estetica: si tratta di andare dove si è trascinati, e nelle forme stesse di questo trascinamento, assumendo su di se l’essenza delle strade che si percorrono e dei luoghi che si raggiungono. Ecco allora la Trilogia sul niente – perché niente è quello che abbiamo e solo da qui si può sempre ripartire. Spara/trova il tesoro/ripeti è il secondo lavoro che compone questa nuova avventura produttiva di accademia degli artefatti.

Mettere in mostra la Storia contemporanea, che è storia di pacificazione dei conflitti, attraverso il racconto di piccole storie quotidiane, che sono incarnazioni del Conflitto e della sua rimozione: questa è, nelle intenzioni di Mark Ravhenill e nell’evidenza della sua scrittura, l’oggetto di SHOOT/GET TREASURE AND REPEAT. Un ciclo epico in forma di miniature, piccoli contenitori di rimandi drammaturgici e cortocircuiti linguistici. Una forma che ne contiene molte altre. Un contenuto – la guerra, il terrorismo, e le loro ricadute sociali e esistenziali – che ne raccoglie molti altri: la violenza domestica, l’incomunicabilità, l’illusione della comprensione, le paure dei figli e dei padri, il ruolo dell’arte e degli artisti, il senso di libertà e democrazia, le nostalgie e i desideri di chi pensa di stare dalla parte giusta, la sensazione che una parte giusta non esista. Si tratta in fondo della stessa storia declinata in modi diversi: quella dei meccanismi di potere alla base di qualsiasi evento e alla base delle sue stesse rappresentazioni.
Nella messa in scena di Accademia degli artefatti una scatola, che sa essere alternativamente bianca e nera, è il luogo di queste rappresentazioni. La scatola segna un interno e un esterno, da rispettare e da tradire, e così marca una relazione con lo spettatore che è chiamato ad essere un incuriosito voyeur di una vicenda domestica, l’interlocutore di un dialogo pubblico, un vero e proprio spettatore (ma di quale rappresentazione?), o ancora il testimone impotente di un sopruso. E lo spettacolo stesso diventa così il contenitore del conflitto tra realtà e finzione, tra verità e verosimiglianza, tra racconto e spettacolo. L’avvenimento e la sua rappresentazione coincidono, eppure non sono mai stati così distanti… Fabrizio Arcuri (Accademia degli Artefatti)

Programma Spettacoli al Teatroinscatola di Roma

30 novembre, 1 e 2 dicembre: Delitto e castigo

3, 4 e 5 dicembre: Il Mikado, Le troiane

7 e 8 dicembre: Paradiso ritrovato, La madre

9 dicembre: Paradiso perduto, Intolleranza

10 dicembre: Donne in amore, Paradiso perduto

11 e 12 dicembre: Guerra e pace, Terrore e miseria