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HomeCordelia - le RecensioniIL MALATO IMMAGINARIO (di Molière, regia A. Chiodi)

IL MALATO IMMAGINARIO (di Molière, regia A. Chiodi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Foto Luca Del Pia

Il malato immaginario, una delle comédie-ballet per eccellenza, il testo nel nel quale maggiormente Molière si guarda allo specchio, tanto che la tradizione ce lo fa immaginare in punto di morte proprio in quella scena. E in fin dei conti questa messinscena di Andrea Chiodi (con l’adattamento e la traduzione di Angela Dematté) non tradisce l’anima del testo e del genere: tanta musica, anche suonata dal vivo, tanto divertimento per il pubblico (ma anche un certo sprofondare), con un Tindaro Granata (nel ruolo del titolo) come sempre efficace, credibile e capace di tempi comici modernissimi. Tutto dentro una scena semplice e con richiami simbolici, geniale ad esempio il lampadario fatto di siringhe. Peccato per alcune scelte invece difficili da comprendere: ad esempio la scena iniziale e quella finale in cui gli attori e le attrici rimangono in guepiere, bustini e reggicalze in un’atmosfera un po’ drag, un po’ spogliarello decadente primo Novecento. La commedia prende ritmo e vitalità anche grazie all’entrata in scena del dottor Diarroico (Emanuele Arrigazzi) e di suo figlio (Ottavia Sanfilippo), qui la regia di Chiodi ha mano esperta e sicura sulla macchina comica molieriana. Rimangono sul piatto altre due questioni che invece mi sembrano irrisolte: la costruzione del personaggio della serva Tonina da parte di Lucia Lavia e il lavoro sul livello metateatrale e biografico di Molière. Lavia fa l’opposto di quello che ci sia aspetta, invece di muoversi e parlare come una serva ha un piglio quasi aristocratico, idea che potrebbe anche essere interessante ma che poi si risolve in una recitazione – soprattutto nella prima parte – affettata, piena orpelli vocali, una vera e propria maschera che la fa sembrare un folletto impertinente e sempre desideroso di attenzioni. E soprattutto tra il suo approccio recitativo e quello degli altri c’è una distanza davvero difficile da giustificare. I riferimenti alla vita dell’autore mancano forse di profondità e avrebbero bisogno di più spazio per essere compresi anche dai pubblici meno esperti. (Andrea Pocosgnich)

Visto al Sala Umberto Di Molière adattamento e traduzione Angela Dematté regia Andrea Chiodi con Tindaro Granata e Francesca Porrini e con Angelo Di Genio, Emanuele Arrigazzi, Alessia Spinelli, Nicola Ciaffoni, Emilia Tiburzi, Ottavia Sanfilippo scene Guido Buganza costumi Ilaria Ariemme musiche Daniele D’Angelo luci Cesare Agoni consulenza ai movimenti Marta Ciappina assistente alla regia Elisa Grilli produzione Centro Teatrale Bresciano in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Viola Produzioni Roma

Cordelia, gennaio 2026

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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