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Territorio campano. Intervista al direttivo Körper – Centro Nazionale di Produzione della Danza 

C.Cimmino, S.Sastro, R.Curti. Ph Federica Musella

Körper nasce a Napoli nel 2003 da un’intuizione di Gennaro Cimmino, con l’ambizione di rendere la danza contemporanea non soltanto una pratica artistica libera, ma una possibilità concreta di crescita per il territorio. Oggi, Körper – come Centro Nazionale di Produzione della Danza – si trova a ridefinire la propria identità attraverso una direzione collettiva (quattro figure senior e due under 35, rispettivamente Franco Silvestro, Andrea Lyn Baker, Vito Pizzo, Susanna Sastro e Rebecca Curti, Claudia Cimmino) chiamata a raccogliere l’entusiasmo, la passione e l’impegno di Gennaro, immaginandone insieme il futuro. 

A Spazio Körper abbiamo trascorso poco più di un’ora in conversazione con Rebecca Curti, Claudia Cimmino e Susanna Sastro, tre componenti del collettivo.  

Rebecca Curti, Claudia Cimmino (direttrici under 35) e Susanna Sastro (direttrice, maestra e coreografa, figura impegnata al fianco di Gennaro sin dai primi anni di attività del centro) raccontano un centro che lavora su più fronti: dalla produzione e distribuzione degli spettacoli alla formazione delle nuove generazioni, dalla programmazione alla costruzione di una rete culturale capace di rendere Napoli una tappa significativa per la danza contemporanea. Al centro del confronto emerge una questione che supera i confini della singola realtà: come sostenere la libertà della ricerca artistica in un sistema fragile, dove la qualità di una ricerca non garantisce né la sua circuitazione né la continuità del lavoro? Tra il radicamento campano e l’apertura nazionale, il sostegno ai giovani e la necessità di consolidare le condizioni professionali degli artisti, Körper prova a costruire risposte concrete. Senza nascondere le difficoltà, il direttivo restituisce l’immagine di un organismo in trasformazione, in cui l’eredità artistica è una ricchezza da reinventare collettivamente con responsabilità.

Workshop con Simone Zambelli, 2026. Ph.Federica Musella

Sin dalla nascita, grazie alle idee e all’impegno di Gennaro Cimmino, Körper è una realtà radicata a Napoli: città di grande vivacità culturale ma con altrettanta fragilità strutturale evidente. A questo proposito vi farei subito due domande. Come si pone Körper, in quanto centro di produzione, nei confronti del proprio territorio? Quali sono state le trasformazioni nel passaggio della direzione artistica dal singolo al collettivo? 

Rebecca Curti: Come hai detto, Körper nasce a Napoli e guardando al territorio. Dunque il primo obiettivo, sin dall’anno di fondazione, è stato in primis quello di creare un luogo fertile in grado di essere un punto di riferimento per la danza a tutto tondo in questa città. Gennaro, con i suoi lavori, è stata una delle prime persone ad accompagnare la crescita della creatività emergente campana. Quindi in sostanza questo rimane il focus del centro. Da che nasceva come scuola, poi come compagnia, adesso è centro di produzione ma l’attenzione resta sempre la stessa. È chiaro che crescendo come realtà questo obiettivo primario ha la possibilità di diramarsi poi nelle diverse operazioni. Quindi ad esempio c’è l’impegno per sostenere la creatività emergente con coreografi che tuttora percorrono un cammino con Körper come Adriano, Francesco, Gennaro (ndr Adriano Bolognino, Francesco Marilungo, Gennaro Maione). Si sviluppa in altri progetti guardando alla programmazione anche con Körperformer, all’attenzione durante l’anno rispetto al pubblico che ci segue, e alle nuove platee che speriamo di attirare. Per la formazione c’è Körper Young, emblema e anello di congiunzione tra queste due operazioni. La mission, dunque, resta la stessa: l’attenzione al territorio campano. Ad oggi Körper può offrire davvero un percorso dall’inizio, dai primi approcci fino a un professionismo più maturo. 

Claudia Cimmino: Per quanto riguarda il cambio di direzione artistica, ovviamente è stato un momento molto delicato per noi. In realtà c’era già un desiderio da parte di Gennaro Cimmino nel proseguire la sua attività sotto forma di una collettività. Pensava già alla possibilità di stringersi attorno a coloro che effettivamente producono attività all’interno del centro, quindi lo staff preesistente, per cui anche Rebecca Curti, i fondatori di Körper quali Andrea Lyn Baker, Vito Pizzo (vicepresidnete) Franco Silvestro (presidente) e uno dei membri più longevi del centro quale la maestra e coreografa Susanna Sastro. In un primo momento ci è sembrata dunque la soluzione più prossima, oltre ad essere quella che aveva già pavimentato Gennaro. Ovviamente cambiano le regole del gioco direi, cambia l’attività attraverso una collettività e uno sguardo molteplice sull’arte e sugli obiettivi del centro. C’è un confronto continuo che in qualche modo ci stimola tanto, può metterci anche in alcuni momenti in difficoltà. 

R.C. Chiaramente ci pone davanti a un costante confronto, noi ogni settimana abbiamo i nostri momenti di riunione, di discussione. Come dice Claudia, Gennaro aveva già individuato delle persone che potessero portare avanti progetti specifici: la cosa più naturale era quella di proseguire un percorso che lui aveva già avviato e in cui lui credeva fortemente. Siamo tutti campani, quindi ritorna la mission del professionalizzare i talenti campani che non sono solamente quello in scena: si valorizza anche chi c’è dietro le quinte. 

C.C. Immagino che sia forse un po’ difficile poter immaginare in che modo venga strutturato il lavoro all’interno di una collettività così ampia. Ovviamente non esiste solo il collettivo artistico, esiste anche il consiglio direttivo, l’intero staff numeroso… ognuno ricopre un ruolo ma ciò non vieta confronto continuo anche tra le varie aree di competenza.

Susanna Sastro: Lo scambio avviene anche a livello generazionale: siamo un collettivo con età differenti e questo ci mette continuamente in osservazione (e anche proprio in discussione) su quello che è il pensiero più giovanile o il pensiero più anziano, se vogliamo definirlo in questi termini. Parte del collettivo ha una memoria differente perché ognuno ha vissuto delle cose proprio fisicamente. Dall’altra parte c’è una freschezza, una gioventù, un pensiero e una preparazione differente. È molto stimolante e sempre in divenire.

Caduta la Neve_da Sarah Moon di A.Cristiani. Stagione Adelante 2026. Ph. Federica Musella

L’attività che riguarda seguire, accompagnare e appoggiare gli artisti è una parte considerevole del progetto. Che cosa significa oggi per un centro di produzione “accompagnare un artista”? Come si misura il successo di questo rapporto? Nelle produzioni realizzate, nella loro circuitazione, nella crescita dell’artista, nella capacità/possibilità di costruire una carriera anche magari autonoma nel tempo?   

C.C. Allora comincio col dire che noi non abbiamo artisti associati, molto spesso si può fare confusione. Per volere di Gennaro non c’è mai stata l’intenzione di definire gli artisti che Körper segue come associati. Ciò che avviene riguarda appunto lo svolgimento del lavoro: seguiamo, appoggiamo, curiamo e abbracciamo anche più di un progetto di un singolo artista.  In principio, l’idea di Gennaro era di intercettare una progettualità dell’artista e finanziare quella, produrre quella e sostenere quella. Di fatto, gli artisti che si sono uniti a noi a partire dal 2016 sono stati sostenuti nella maggior parte del loro percorso. Questo non ha mai vietato loro, però, di poter intraprendere altre progettualità con altre case di produzione o compagnie. Noi li affianchiamo nella produzione, nella curatela e nella distribuzione delle opere. Quindi c’è un confronto continuo su obiettivi, su progetti sia già esistenti, sia su quelli futuri, su come farli dialogare con la società all’interno del territorio nazionale e internazionale. Per questa funzione ovviamente è molto presente la collega Maria Lucia Bianchi che si occupa della distribuzione del tour management degli artisti e dei danzatori scelti all’interno delle produzioni. Dunque, per noi accompagnare un artista significa instaurare un rapporto di fiducia e di confronto proficuo. 

Rispondendo a questa domanda, Cimmino illustra le prossime tappe delle produzioni Körper: 

Sono già in moto molteplici progettualità per il 2027 e il 2028. Il prossimo anno Adriano Bolognino debutterà a Torino Danza con una rivisitazione del Bolero di Ravel per cui sono previste collaborazioni con diversi partner come I Teatri di Reggio Emilia, Opera Estate e AMAT. Dal suo repertorio proseguiremo nella distribuzione dei duetti (ndr Last Movement of Hope e Nella Neve). Abbiamo ancora alcune opere di Luna Cenere che sono in circuitazione (ndr Vanishing Place o Shoes On in scena il 17 ottobre presso Teatro Nuovo nell’ambito della rassegna Körper) così come Cani Lunari di Francesco Marilungo. Siamo felici anche del lavoro di Giovanfrancesco Giannini (presente nella programmazione di Fabbrica Europa 2026 con Vanitas, il quale ha poi debuttato ad IRA Festival la scorsa estate con Nico Desertshore con cui continuerà a fare tappa in vari spazi). Tra i nuovi progetti ricordiamo la collaborazione tra il presidente Franco Silvestro e Gennaro Maione – coreografo e storico interprete di Gennaro Cimmino – che ha dato luogo alla produzione intitolata Non è colpa mia, originata da una re-installazione di una precedente opera di Franco. Sottolineerei anche la coproduzione che ospiteremo nell’ambito della rassegna Körperformer in collaborazione con Casa del Contemporaneo presso la Sala Assoli Moscato: si tratta di un lavoro della compagnia MF, nata in Francia e fondata da Maxime Freixas e Francesco Colaleo. 

S.S. L’aspetto interessante, almeno per il mio pensiero personale, è che si tratta di artisticità differenti. In questo modo non abbiamo la stessa tipologia di artisti che compie un lavoro verso un’unica direzione: ognuno persegue una specificità e ciò è quello di cui Gennaro per esempio si innamorava. Ecco, credo che questo sia un punto molto forte del lavoro che svolgiamo dal punto di vista produttivo. 

R.C. Gennaro ha sempre portato avanti l’idea di una danza come dispositivo capace di accogliere diversi linguaggi e da ciò derivano poi le scelte artistiche di Körper. Fino ad oggi è sbocciata una rosa di artisti, coreografe e coreografi capaci di veicolare messaggi in maniera diversa e guardando a dei pubblici e a delle circolazioni diverse. Questa è una grandissima ricchezza che, come centro e come eredità, in qualche modo portiamo avanti. Gennaro credeva che alla base dell’essere artista dovesse esserci libertà. Questa, quindi, è la prima cosa che tuteliamo. Un lavoro può incontrare il linguaggio e il valore di una determinata casa di produzione e risultare per la stessa meno interessante in un altro momento. Questa cosa non deve rappresentare un limite per l’artista. Infatti, a noi interessa la condivisione di valori e non una collaborazione pregressa ad esempio. Ci impegniamo inoltre nell’appoggiare gli artisti e le artiste anche attraverso contratti: questa mi permetto di affermare essere un’unicità che Körper porta avanti nel panorama nazionale.  La possibilità di interessarci di ogni fase del lavoro dell’artista che produciamo – dalla messa a terra a livello di pensiero, passando a una necessaria tutela legale, fino a una fase di comunicazione e distribuzione per strategia – è una garanzia che possiamo offrire perché siamo tanti e ognuno si interessa ad una fase diversa del lavoro. 

Un momento dal laboratorio con Michael Incarbone, 2026. Ph. Federica Musella

Guardando proprio al lavoro degli artisti, quanto è difficile oggi difendere una necessità propriamente artistica dalle esigenze del sistema produttivo e distributivo? In altre parole: quanto il mercato, i circuiti e la possibilità concreta di far girare uno spettacolo finiscono per influenzare ciò che si sceglie di produrre? Vi è capitato mai di indirizzare uno dei vostri artisti verso una direzione piuttosto che in un’altra? 

R.C. L’Italia di base è già un paese estremamente stratificato e credo che Körper non abbia mai seguito quelle che erano “le mode” del momento. Ha sempre cercato di guardare all’avanguardia e alla sperimentazione, quindi questo già di base ti orienta verso un determinato mercato. Dall’altra parte è anche la responsabilità di ogni artista quella di decidere di affrontare un progetto e crederci fino in fondo. È chiaro che nel momento in cui l’artista ci crede fino in fondo, ci crediamo anche noi e quello che possiamo fare è indirizzare il lavoro verso i canali giusti, di non soffocarlo in degli ambienti e delle atmosfere che non lo valorizzano e al tempo stesso non creare false speranze. Essendo uno staff composito che già lavora da anni in questo ambiente, anche cercare di capire sin da subito quale può essere la strada giusta per quel lavoro. Chiaramente è un processo che si compie in sinergia, da una parte viene da noi, ma d’altra parte soprattutto dall’artista. 

C.C. Sì, gli artisti comunque sono abbastanza consapevoli. Ormai abbiamo comunque artisti che sono professionisti e di per sé conoscono qual è l’ambiente e la strada che per loro è più adatta, più conforme. D’altro canto sono molto consapevoli del panorama che più può attrarlo e che può essere attrattivo per il tipo di arte a cui è dedito. 

S.S Ci sono quelli che sono più istintivi e quelli che sono più razionali nel fare un lavoro coreografico e quindi quelli che vogliono rischiare comunque. Ma conoscono bene la situazione…. 

C.C. Ci assumiamo sempre il rischio di un eventuale fallimento, non vorrei dirlo così però è naturale. Essendo un centro di produzione noi gestiamo sempre un rischio culturale; è naturale che possa accadere che un determinato lavoro non abbia trovato il pubblico adatto oppure l’eventuale circuitazione e diffusione che noi ci aspettavamo, ma questo avviene anche perché il mercato è abbastanza saturo di progetti. D’altro canto, però, avere degli artisti che sono già dei professionisti, che conoscono bene il proprio ambito, è un privilegio che ci aiuta ad avere una curatela affine all’arte che producono. 

R.C. Il mercato dello spettacolo dal vivo si fonda sul rischio e sulla perdita. Questa è proprio insita nei progetti, purtroppo. Noi già partiamo da una falsa speranza, il nostro ruolo è quello di renderla non più falsa ma vera e concreta. 

C.C. Sì, ma poi il rischio della perdita è proprio insito – come dice Rebecca – anche nel tipo di associazione che siamo: siamo un’associazione culturale no profit. Basandoci sul rischio culturale, il nostro obiettivo non è quello di creare degli utili: è quello di sostenere l’arte e rientrare da un’eventuale perdita. 

Körper Young è invece un progetto giovane che si sviluppa a partire dal 2023, inserendosi in un punto delicato che è quello del passaggio dalla formazione alla professione. Ogni cosa significa preparare un giovane alla professione? Quali sono gli obiettivi del progetto e come si lavora per offrire possibilità lavorative concrete e non solo aspettative?  

S.S. Körper Young (coordinato da Susanna Sastro e Flavio Ferruzzi) è proprio un progetto di professionalizzazione del palcoscenico. Nasce sempre perché Gennaro era il primo a credere nei giovani, in particolare nei giovani campani. Si è sempre domandato: «nel momento in cui questi ragazzi finiscono gli studi della scuola di danza, poi che succede?» Allora l’idea era proprio quella di creare un progetto che potesse dare la possibilità a questi giovani di avere tutte le informazioni necessarie, gli strumenti utili e le opportunità per avvicinarsi al mondo del professionismo. Il progetto si indirizza a giovani danzatori dai 18 anni ai 25 anni, che è la fascia anche più complessa e quella in cui realmente devi sbocciare come danzatore. Körper Young garantisce un percorso di studi totalmente gratuito che comprende classi giornaliere, seminari, workshop, esperienze di palcoscenico. Gennaro anni fa ci ha consegnato questo compito e noi lo portiamo avanti con passione e costante sperimentazione. Oggi, rispetto alla prima edizione ci sono stati dei cambiamenti: adesso diamo l’opportunità ai partecipanti di fare esperienza di diversi linguaggi coreografici anche con artisti presenti nella stagione Adelante. I workshop, a volte anche più lunghi, si concludono poi con restituzioni al pubblico e piccole performance. Abbiamo deciso in seguito di far incontrare i nostri giovani con i coreografi del nostro team. Abbiamo dunque ospitato degli incontri con Adriano Bolognino, Giovanfrancesco Giannini, Francesco Marilungo. Ci interessa molto la formazione legata all’autorialità. Il prossimo progetto riguarda una residenza con Luca Sansoè, artista torinese under 35. Inoltre, in occasione del workshop con Carolyn Carlson (presso l’HSS/ Hub Super Studio/ polo per le arti performative di Sara Foglia) – evento in collaborazione con Körper – abbiamo conferito a tre giovani una borsa di studio completa perché crediamo fortemente che Körper possa guidare e accompagnare i giovani verso una matura crescita artistica. 

C.C. Se il progetto Körper Young ha avuto uno slancio è anche grazie alla vittoria del Bando SIAE, per noi è stata una grande soddisfazione. Prima di questa esperienza si studiava il repertorio della compagnia Körper come, ad esempio, lo spettacolo Vivanesque di Gennaro. Ora è possibile contribuire alla crescita e allo sviluppo del repertorio. Infatti, uno degli obiettivi per le prossime annualità è proprio quello di rendere sostenibili le performance che vengono realizzate attraverso il percorso di professionalizzazione al palcoscenico, affinché possano diventare veri e propri spettacoli, capaci di circolare e raggiungere un pubblico sempre più ampio. È un percorso che Susanna e Flavio, insieme a tutto il team di Körper, stanno portando avanti soprattutto sul territorio campano. Questo non esclude che uno dei prossimi scopi sia proprio quello di favorire la circuitazione delle produzioni anche a livello nazionale, dando così maggiore stabilità lavorativa alle giovani danzatrici e ai giovani danzatori.

S.S. Al di là di tutto, l’obiettivo del progetto è anche quello di permettere alle partecipanti (Sastro parla ora al femminile perché il gruppo dell’anno in corso è composto unicamente da donne) di confrontarsi con contesti scenici diversi. La circuitazione, infatti, rappresenta un’opportunità formativa: quando ci si esibisce in contesti differenti, si impara molto. Si impara in sala, durante il lavoro quotidiano, ma anche sul palcoscenico. Sono due esperienze che procedono insieme, pur avendo sviluppi differenti. Inizialmente Körper Young aveva una durata di quattro o cinque mesi. Quest’anno, invece, il progetto si sviluppa nell’arco di otto mesi, con una pausa estiva. Ci siamo resi conto, infatti, che era difficile sviluppare adeguatamente l’intero percorso in soli quattro mesi: possono sembrare tanti, ma in realtà non sono sufficienti per approfondire tutto ciò che il progetto offre. Osservando le danzatrici, soprattutto in questa seconda parte dell’anno, iniziata da poco, ci rendiamo conto dei progressi che stanno facendo e di quanto sia importante l’incontro con artisti diversi, così come la possibilità di sperimentare, lavorare in sala e confrontarsi con linguaggi e approcci differenti. Avere la possibilità di lavorare con tanti artisti diversi rappresenta un’enorme opportunità. Se le danzatrici volessero studiare con tutti questi professionisti autonomamente, dovrebbero spostarsi continuamente, viaggiare e sostenere costi considerevoli. Invece, grazie al progetto, possono vivere queste esperienze direttamente qui, nel loro territorio, senza dover necessariamente partire. L’attenzione è sempre rivolta a fare in modo che possano accogliere al meglio tutto ciò che viene loro trasmesso, valorizzarlo e farne tesoro. Naturalmente, si tratta sempre di uno scambio reciproco: le danzatrici ricevono stimoli e conoscenze, ma allo stesso tempo contribuiscono al percorso con la propria sensibilità, le proprie esperienze e il proprio apporto artistico.

Qual è invece l’obiettivo di Körperformer? 

R.C. Nasce precisamente nove anni fa come prima esperienza di programmazione per il centro sotto la guida di Gennaro. È stata, per sei anni, una rassegna avente un focus sul territorio. Continua ad esserlo. Quando è nato il centro si è pensato per un anno di estendere questa programmazione all’internazionale, ma la sua mission è sempre stata quella di guardare a Napoli.  Soprattutto con l’istituzione del nuovo collettivo e la scrittura della nuova storia che si è avviata, ci teniamo molto a conservare il legame con il territorio – che poi è anche alla base della relazione con Casa del Contemporaneo. In aggiunta, la rassegna si pone l’obiettivo di essere una vetrina per la giovane danza d’autore campana, con debutti e anteprime. Nel 2026, per la prima volta, abbiamo indetto una call pubblica, con una conseguente selezione. Sono stati selezionati accuratamente sei lavori che andranno in scena nella settimana dal 30 novembre al 6 dicembre. Körperformer è una progettualità che sta crescendo sempre di più e il fatto che ci sia una selezione pubblica ufficiale ne è un esempio. Continueremo in questa via con lo scopo di creare una rete di partner non solo del territorio ma anche nazionali. 

Quanto è importante collaborare con più enti del territorio? Penso alla rinnovata occasione di incontro autunnale tra Körper e il Teatro Nuovo. Che scopi persegue questa rassegna rispetto alla programmazione annua di stagione? 

R.C. Allora, partiamo da un contesto che è importante delineare: quello di Napoli. Napoli è una città che vive di teatro e che, negli ultimi anni, ha visto una forte stratificazione dell’offerta culturale. La stagione di Körper nasce nel 2022. Quando si avvia un progetto, non ha senso farlo da soli, soprattutto in una città come Napoli. Da un lato, c’è il rapporto con Casa del Contemporaneo, che da nove anni accoglie il primo embrione di programmazione che è quello di Körperformer e che nel 2027 arriverà alla sua decima edizione. Dall’altro, c’è la relazione con il circuito del Teatro Pubblico Campano, altrettanto longeva e consolidata. Queste collaborazioni sono legate anche al ruolo che Körper ha progressivamente assunto: prima come compagnia e poi come centro e al ruolo del circuito regionale, che sostiene le realtà e i progetti artistici del territorio. Sono relazioni nate in modo naturale, che nel nostro caso hanno trovato un terreno fertile perché da oltre dieci anni condividiamo intenti e valori. Da un lato, Casa del Contemporaneo lavora per favorire l’emersione e la tutela della creatività campana. Dall’altro, il Teatro Nuovo, per la sua conformazione, ci permette negli ultimi anni di ospitare grandi compagnie che, per ragioni puramente strutturali, non avremmo la possibilità di accogliere in uno spazio come Spazio Körper. Per diversi motivi, quindi, queste due realtà contribuiscono a rendere la stagione di Spazio Körper capace di accogliere linguaggi differenti e spettacoli di diversa portata. La questione degli spazi è fondamentale. In Italia, e ancor più a Napoli, mancano luoghi dedicati alla programmazione. È chiaro, quindi, che Spazio Körper, oltre ad accogliere gli artisti, riesce a offrire a molti dei lavori che ospitiamo una dimensione di forte intimità.

Allo stesso tempo, attraverso queste relazioni riusciamo ad accogliere compagnie e spettacoli di tipologie diverse. La volontà di lavorare con il territorio è strettamente legata alla ragione per cui esiste Körper e al motivo per cui Gennaro ha voluto che questo luogo nascesse: valorizzare il territorio. Come centro, abbiamo la possibilità di farlo sotto diversi aspetti. Dall’altra parte, è fondamentale costruire relazioni territoriali con gli altri enti, affinché Napoli possa diventare davvero un palcoscenico a tutto tondo.

Ricordo che una delle cose più belle che le compagnie ci hanno detto dopo il primo anno di programmazione, nel 2022, è stata: «Che bello, adesso possiamo considerare Napoli una tappa di circuitazione». Credo che questa sia stata una delle forme di gratitudine più significative che potessimo ricevere dopo il primo anno di lavoro. Il fatto che Napoli potesse diventata una tappa della circuitazione della danza contemporanea non era affatto scontato. Dopo quattro anni, durante i quali ci siamo concentrati sul lavoro con il pubblico e sulla costruzione di un pubblico da zero, sviluppando insieme agli altri enti territoriali percorsi di audience engagement dedicati alla danza, oggi siamo nella condizione di ampliare il nostro orizzonte oltre la Campania, ospitando compagnie provenienti da altre regioni e contribuendo alla loro circuitazione. È un’evoluzione molto lenta, ma un lavoro di cura e attenzione può permettere di raggiungere questi obiettivi nel tempo. Si procede per piccoli passi, raccogliendo i risultati poco alla volta. I grandi cambiamenti non avvengono all’improvviso, soprattutto quando si lavora con il pubblico. Quello che facciamo oggi è possibile innanzitutto grazie a Gennaro, poi grazie al lavoro che svolgiamo quotidianamente qui e, allo stesso tempo, grazie a tutte le relazioni che Körper ha sempre coltivato sul territorio e che ci permettono di lavorare in sinergia. Anche le collaborazioni con il MANN, il Museo Madre e il Comune di Napoli ci consentono di lavorare in modo che la danza possa raggiungere il pubblico, senza che sia quest’ultimo a dover essere necessariamente coinvolto o attirato verso di essa.

C.C. Vorrei aggiungere che, fin dal primo anno di programmazione, Spazio Körper è riuscito a offrire uno sguardo su una particolare tipologia di danza contemporanea, che talvolta manca da altri palcoscenici. Mi riferisco soprattutto a quelle compagnie che faticavano a trovare spazio nei cartelloni delle stagioni dei teatri stabili e degli altri teatri già presenti sul territorio, alcuni dei quali dedicano comunque una parte della propria programmazione alla danza. C’è, quindi, una forte attenzione alla danza di ricerca e di sperimentazione, presente oggi nel panorama contemporaneo italiano e internazionale.

R.C. Oggi Napoli è una città in grado di offrire una pluralità di linguaggi artistici. Credo che questo discorso possa valere anche per il teatro di prosa e che rappresenti una caratteristica della città: la sua stratificazione culturale ha molti aspetti positivi, perché permette di trovare un’offerta estremamente varia.

Dall’altra parte, però, per chi lavora dietro le quinte e si occupa di programmazione, questa ricchezza può tradursi anche in una condizione complessa. Bisogna coordinare i calendari, tenere conto delle partite del Napoli (ebbene sì!) e delle festività. Collaborare e confrontarsi con gli altri enti non è sempre sufficiente. Sono difficoltà che si aggiungono alle altre: Napoli vive intensamente lo sport e, in particolare, il calcio. Forse questo dipende anche dal fatto che Napoli, pur essendo una metropoli, è in realtà una città relativamente piccola rispetto a Roma o Milano. 

S.S. Anche il rapporto con il pubblico è complesso. Avvicinarlo non è semplice e ci sono giornate in cui sappiamo che potrebbe essere più difficile coinvolgerlo: il venerdì, per esempio, lo spettacolo non può essere programmato troppo presto, mentre la domenica lo deve spesso essere pomeridiano, perché in orario serale la partecipazione potrebbe diminuire. Sono aspetti sui quali bisogna riflettere, perché esiste una cultura del tempo libero molto specifica e articolata. 

R.C. La difficoltà di chi si occupa di programmazione consiste proprio in questo: per quanto si voglia mantenere uno sguardo artistico preciso, non è possibile compiere scelte senza considerare il pubblico. Bisogna capire come vive il pubblico di riferimento e come vive quello che si desidera raggiungere. Le scelte artistiche devono quindi tenere conto anche delle abitudini e delle aspettative di chi frequenta, o potrebbe frequentare, il teatro.

Come vengono scelti gli artisti da ospitare nella stagione di Körper?

R.C. Come dicevo, gli spazi sono il primo elemento da considerare. Quando si accoglie un lavoro, bisogna fare in modo che venga valorizzato e raccontato nel modo in cui l’autore o l’autrice desidera. Ci sono spettacoli che si adattano facilmente a spazi diversi, mentre altri presentano esigenze specifiche che devono essere legittimamente rispettate. Nel caso di Spazio Körper, dove abbiamo limiti oggettivi legati alla struttura fisica del teatro, questa è la prima valutazione da fare. Prima ancora, naturalmente, c’è l’interesse artistico. Credo che sia lo stesso criterio che adottiamo quando incontriamo artisti con cui avviare un percorso produttivo: cerchiamo una condivisione di valori e intenti, dei messaggi che lo spettacolo vuole trasmettere e della sua capacità di innovare. A volte, un artista merita attenzione semplicemente perché ciò che fa è unico. Questa unicità rappresenta già il segno di un pensiero artistico strutturato, di una cifra espressiva riconoscibile. E, per me, questo è un motivo sufficiente per dedicargli attenzione.

S.S. Un altro aspetto fondamentale è l’equilibrio complessivo della stagione. Selezionare gli spettacoli significa anche capire come collocarli uno dopo l’altro, come farli dialogare nel corso dell’anno. A volte scegliamo lavori orientati maggiormente verso la ricerca e la sperimentazione, dobbiamo capire poi come inserirli all’interno di un percorso coerente.

R.C.  Spesso questo processo avviene in modo naturale: dopo aver composto i primi tasselli, ci rendiamo conto, come collettivo, che la programmazione sta prendendo una direzione precisa. Ci sono anche lavori che, in un determinato momento, non si inseriscono nella narrazione che il centro sta costruendo. In questi casi, però, non significa che vengano esclusi definitivamente. È capitato spesso di ricontattare un artista e dirgli: «Questo è il momento giusto». È particolarmente importante in un percorso come quello di Spazio Körper, nato da poco e che deve ancora consolidare la propria identità. Bisogna individuare gli spettacoli che, in quel preciso momento, riescono a dialogare con il pubblico di riferimento. Come dicevamo, è un lavoro lento. Quando si sceglie uno spettacolo, entrano in gioco molti fattori, ma uno di questi è sicuramente il pubblico: il pubblico che abbiamo in quel momento e quello che vogliamo raggiungere. È anche attraverso la risposta del pubblico che possiamo valutare il percorso compiuto durante l’anno. Bisogna quindi scegliere tenendo sempre presente a chi ci si rivolge. Chi programma e chi sale sul palco lavora sicuramente anche per rispondere a un bisogno personale e artistico, ma questo bisogno deve poter dialogare con qualcosa, raccontare qualcosa e trovare una relazione con il mondo esterno.

C.C. All’interno delle nuove stagioni, in assenza di Gennaro, che in passato orientava in parte le scelte artistiche, abbiamo trovato una maniera per confrontarci in questa collettività. Ognuno di noi propone degli spettacoli e, insieme, valutiamo quali possano essere allestiti al meglio all’interno del nostro spazio o, nel caso delle rassegne, nei teatri che ci ospitano. È un processo di confronto molto interessante, perché spesso ci ritroviamo a condividere gusti e sensibilità che, in qualche modo, sono stati formati attraverso la relazione continuativa con Gennaro e il percorso di formazione che ha offerto a molti di noi. Altri, invece, avevano già un’esperienza e una visione personale consolidate. È interessante anche osservare come gli spettacoli che Gennaro ha voluto portare nella programmazione, dando loro grande respiro, abbiano spesso una vocazione artistica trasversale. Accanto alla danza, possono esserci elementi di prosa, musica, voce, parola e performance.

È stimolante vedere come questo processo si sviluppi e come tale visione continui a essere presente nel nostro modo di intendere la programmazione artistica, che rimane aperta a linguaggi diversi.

S.S. Il gusto poi può variare. Credo che la cosa più importante sia mettersi sempre in ascolto. Personalmente, quando guardo un lavoro, presto molta attenzione a ciò che vedo. Ci sono spettacoli che mi piacciono istintivamente fin dal primo momento, mentre altri richiedono più tempo per essere compresi e per entrarci davvero. Penso che la cosa fondamentale sia la disponibilità a voler comprendere e ad avvicinarsi all’idea che un coreografo o un’artista sta sviluppando in quel preciso momento. Significa anche saper riconoscere che un lavoro potrebbe non corrispondere esattamente ai propri gusti personali e, allo stesso tempo, comprendere che potrebbe essere giusto per il nostro spazio e per il percorso che stiamo costruendo. A volte, inoltre, assistere a uno spettacolo dal vivo può riservare delle sorprese. Ci sono lavori che riescono a colpirti proprio nel momento in cui li vedi in scena. Naturalmente, riceviamo anche proposte direttamente dagli artisti. Quando non abbiamo la possibilità di vedere uno spettacolo dal vivo, lo guardiamo in video, pur sapendo che la dimensione bidimensionale dello schermo non restituisce la stessa esperienza. La danza, infatti, dovrebbe essere vissuta e osservata dal vivo ogni volta che è possibile, anche se non sempre è facile riuscirci. Per questo credo che siano fondamentali l’apertura, uno sguardo ampio e, soprattutto, il confronto continuo tra di noi. È proprio attraverso il dialogo che riusciamo a capire se uno spettacolo possa essere adatto alla nostra programmazione e se, in quel momento, sia davvero la scelta giusta.

Un momento dell’edizione 2026 di DanceParade. Ph. Vito Di Leva 

Se guardate al percorso fatto finora, qual è la cosa di cui siete maggiormente consapevoli di aver contribuito a costruire sul territorio? Al contrario cosa manca che vorreste riuscire a realizzare nei prossimi anni? 

R.C. Guarda, onestamente io credo di avertelo già detto, nel senso che per me il più grande goal è quando le compagnie che vengono a Spazio Körper – per la stragrande maggioranza tutte compagnie che vengono per la prima volta a Napoli – se ne vanno via dicendo: «che bello, adesso possiamo fare spettacolo a Napoli» Questa penso sia stata una delle cose più belle avvenute in questi anni. Per i prossimi, ciò a cui puntiamo è che Napoli possa diventare un punto di riferimento non solo più per gli artisti ma anche per operatori e critici. E che quindi attorno a Napoli si possa creare un’attenzione completa ed è questa la strada verso cui Körper si sta avviando. Siamo uno staff preparato, numeroso e competente: Gennaro credeva fortemente che la danza non fosse solo quella sul palcoscenico ma anche quella dietro le quinte: per questo ha scelto u team di professionisti di vari campi che hanno studiato per ricoprire il ruolo assegnato. Questo ha permesso di lavorare anche sul costruire un pubblico attorno al centro di produzione, composto da appassionati, organizzatori, critici e chiunque altro voglia prendervene parte. Speriamo di raccogliere presto sempre più frutti. 

C.C. Per quanto mi riguarda, quello che considero un traguardo raggiunto è sicuramente stato riuscire a portare avanti – insieme a uno staff competente e a un consiglio direttivo molto intuitivo – l’eredità di Gennaro. A volte mi viene naturale pensarla quasi come un fardello: siamo sempre sotto pressione, sempre a rincorrere l’urgenza del momento. Sono però molto soddisfatta di come il lavoro stia proseguendo e di quanta fatica abbiamo fatto senza Gennaro, insieme verso una nuova era di questo centro. Il mio desiderio per le prossime annualità – parlo per esempio per il prossimo triennio – è sicuramente di crescere maggiormente, di poter garantire maggiore stabilità sia per lo staff che per gli artisti – anche in vista delle modifiche del CCNL –  diventando una realtà sempre più trasparente, più tutelante verso i diritti dei lavoratori, in modo da affermarci come punto di riferimento per artisti e addetti al settore. 

S.S. Sono soddisfatta di quello che siamo riusciti a fare in questi pochi anni e il mio desiderio è quello di poter realmente essere, come centro, punto di riferimento per questi giovani danzatori, dare loro ancora più opportunità e possibilità ma proprio concretamente anche più di lavoro. Magari in futuro può essere possibile creare una compagnia di giovani danzatori, che è molto complicato e anche molto oneroso chiaramente. L’idea è quella di poter dare sempre più opportunità ai giovani che hanno bisogno di sostegno in tutti i sensi. Io guardo sempre avanti, non mi soffermo mai su quello che già c’è. Poi per il resto sono molto felice di essere parte del collettivo. Per me comunque è un modo di condividere differente dal mio ruolo precedente all’interno di Körper. La mia presenza qui è di circa quattordici anni: ho condiviso con Gennaro la compagnia, le collaborazioni, gli scambi… poter conservare tutto ciò e portarlo avanti è per me una grande vittoria. 

 

Sara Raia 

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