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HomeCordelia - le RecensioniA.D.E. A.LCESTI (Di Fabio Pisano)

A.D.E. A.LCESTI (Di Fabio Pisano)

Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 24

In un contesto culturale napoletano poco soddisfacente, è un sollievo seguire assiduamente il lavoro di alcuni autori di ultima drammaturgia (piccolo appunto polemico: per la maggior parte sono uomini quelli che riescono, certo non assiduamente, a lavorare in teatri non off. Un po’ di modernità, suvvia), per niente succubi della tradizione partenopea eppure ben consapevoli di quella, intelligenti e curiosi , spavaldi nel non essere immediatamente riconducibili alla loro città. Fabio Pisano è uno di quelli. Traduce l’Alcesti di Euripide e lo riscrive con delle buone intuizioni che dissolvono il mito in un umanissimo dramma borghese, pur lasciandone intatta la composizione. Di spettacolo in spettacolo, dimostra di saper gestire la regia, migliorando; dirige con cognizione i suoi attori: riesce a rendere la sempre convincente Francesca Borriero, in scena Alcesti, lì chiusa nella teca da morta, una presenza femminile vivida, una voce di coscienza e d’amore che può commuovere. La sintassi delle luci diventa sempre più complessa e crea spazi e figure interessanti, aiutato da una ottima modulazioni del buio e delle ombre. I dialoghi, forse più convincenti dei seppur bei monologhi, riescono perfettamente a restituire profondità ai personaggi e alle relazioni che li tengono vivi: il confronto tra Admeto (Raffaele Ausiello) e il padre Ferete (Roberto Ingenito), in una dinamica che capovolge l’interazione originaria, per cui ora è il figlio a biasimare severamente il padre incompreso, è un pezzo di abilità di scrittura. È un teatro che è fatto per essere seguito con attenzione, che richiede uno sforzo non di poco conto. È un teatro che però ha dei limiti nella ricerca per la scrittura: per quanto l’utilizzo del chiasmo, l’attenzione a frazionare i periodi disseminandone nel tempo i significati, producono sì delle tensioni relazionali scosse da intime riservatezze, si rischia di lasciar troppo spazio a un formalismo che, non trovando una compiuta risoluzione nell’azione, viene frustrato in una sperimentazione a metà. (Valentina V. Mancini)

Visto a Sala Assolii; Crediti: Testo e regia Fabio Pisano; Con Raffaele Ausiello, Francesca Borriero, Roberto Ingenito; Suggestioni sonore Francesco Santagata; Costumi Rosario Martone; Scene Luigi Ferrigno; Luci Fabio Pisano e Alessandro Salzano; Assistente regia Francesco Luongo; Produzione Liberaimago.

 

Cordelia, aprile 2024

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