The Spank: Dini/Binasco in stato di grazia nel mondo di Kureishi

Recensione. The Spank con la regia di Filippo Dini, in scena con Valerio Binasco. Prodotto dal Teatro Stabile di Torino. Visto al Parioli di Roma dopo le recite di Napoli e Torino. Prossime repliche della tournée a Bolzano.

Foto Luigi De Palma

C’è una sorta di alchimia, di magico mistero che sta nel mezzo, tra una battuta e l’altra, di The Spank: un vero e proprio corpo a corpo tra Valerio Binasco e Filippo Dini, ma anche tra loro e la parola di Hanif Kureishi.

A produrre lo spettacolo è il Teatro Stabile di Torino, di cui Binasco è consulente artistico, ma qui la regia la firma il compagno di palco, Filippo Dini, con la traduzione di Monica Capuani: per vedere questo virtuosistico passo a due a Roma il pubblico ha dovuto ritrovare il Teatro Parioli, chiuso da qualche anno e ora diretto da Piero Maccarinelli, con una stagione in cui titoli di interesse come questa scrittura di Kureishi (e ad esempio il Mistero buffo di Martelli e una regia di Muscato su testo di Luigi De Filippo) si alternano a vecchi leoni della prosa e a volti televisivi. D’altronde, a Roma lo scacchiere è ormai esploso (anche per la crisi del teatro nazionale), le regie di Filippo Dini venivano programmate dall’Eliseo e con il fallimento della gestione Barbareschi il Parioli ha realizzato il colpaccio programmando The Spank.

Foto Luigi De Palma

La produzione torinese è una degli allestimenti più interessanti per chi guarda a un teatro di drammaturgia, nel quale, come da vera tradizione britannica, è la parola a farsi motore del linguaggio scenico. Per comprendere però l’aderenza della scrittura alla realtà dei corpi dei due attori bisogna dare uno sguardo al lavoro svolto proprio insieme al drammaturgo, raccontato dalla traduttrice Monica Capuani nella sua intervista a Filippo Dini (presente nel programma di sala): «Dopo una delle nostre telefonate, Hanif ha operato un cambiamento abbastanza significativo nel testo, trasformandolo in un racconto fatto totalmente dal personaggio di Vargas. È scaturito dal nostro dialogare, è nato da quello scambio. È stata un’esigenza che Hanif ha sentito grazie ai nostri colloqui. E parliamo di Hanif Kureishi, una star della letteratura mondiale».

Foto Luigi De Palma

Il risultato in effetti è evidente nella naturalezza e fluidità dei dialoghi. Siamo allo Spankies, chiamato ironicamente dai due amici “the spank”, la sculacciata: Sonny e Vargas si vedono qui dopo il lavoro, tra le pareti di legno del pub (ricostruito nelle scene di Laura Benzi, con le luci di Pasquale Mari), sui divanetti arancio, ocra e rosso bordeaux; in una sala posta in una sorta di piano basso del locale, sono presenti solo i due e un bancone con uno specchio: qualche birra, dei sandwich e un’amicizia che sta per disgregarsi come la vita di Sonny. Sonny, pungolato dall’amico, racconta a Vargas di aver tradito la moglie e il racconto, attraverso quest’ultimo, arriverà all’orecchio della donna tradita; da questo momento la vita di Sonny, noto dentista, si avvita in un’infernale involuzione in cui, a causa della morale pubblica, non avrà scampo. Se nei primi minuti allo spettatore potrebbe sembrare di assistere alla banale storia di un uomo di mezza età e delle sue relazioni extra coniugali, nello scorrere della drammaturgia emergono lentamente i dettagli di un panorama più complesso e definito, un brulichio colorato di personaggi, ironico e violento, un immaginario certo che è già tutto presente nella letteratura di Kureishi e che qui, grazie al minuzioso lavoro dei due attori, ha la possibilità di manifestarsi come sotto una lente di ingrandimento.

Foto Luigi De Palma

L’autore londinese sessantasettenne ha scritto un’opera che ha bisogno dell’attore come medium incarnato per mostrare tutta la tridimensionalità del proprio edificio letterario: nelle parole, nei tic, nei gesti apparentemente disordinati e parossistici di Binasco rivediamo la moglie di Sonny, Rachida, personaggio splendido anche se in assenza, una donna di successo che dal gesto del marito non viene scalfita; e poi la figlia «sembra che abbia come obiettivo di vita il fallimento», una ventottenne che non riesce a trovare uno scopo nella vita e che alla relazione extraconiugale del padre risponde con odio e violenza. E ancora, quel puritanesimo fuori tempo di Vargas, contratto e bigotto, nell’approccio puntuale di Filippo Dini, e la moglie, artista, meno felice di quanto il marito irreprensibile possa pensare. Questi e altri personaggi, anche quando appaiono solo per un attimo, e sempre solo nei racconti dei due, sono evocati con vividezza e umanità. Ecco allora che i fatti, in realtà, sono un pretesto per dare voce a questo paesaggio antropomorfo, eterogeneo e complesso nella sua dimensione contemporanea e urbana. Un racconto in forma di dialogo che è come una danza di un’ora e mezza, in cui il mestiere dei due interpreti – senza perdere un colpo – si fa lezione e rappresentazione di un intero immaginario narrativo, per diventare, dopo gli applausi, dedica ai due maestri recentemente scomparsi, Monica Vitti e Paolo Graziosi.

Andrea Pocosgnich

Roma, Teatro Parioli, fino al 13 febbraio 2021

Date calendario tournée

17 – 20 febbraio 2022 | Teatro Comunale | Bolzano

The Spank
di Hanif Kureishi
traduzione Monica Capuani
con Filippo Dini e Valerio Binasco
regia Filippo Dini
scene Laura Benzi
costumi Katarina Vukcevic
luci Pasquale Mari
musiche Aleph Viola
aiuto regia Carlo Orlando
assistente regia Giulia Odetto
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

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