Puppet or dancer. L’ambigua antropologia di Gisèle Vienne

Recensione. Al Festival d’Automne 2021 Gisèle Vienne e Étienne Bideau-Rey presentano Showroomdummies #4, coreografia sull’ambiguità del corpo umano.

Foto Yuki Moriya

Are we human or are we dancers?

Celebre refrain dei The Killers, da oltre dodici anni racchiude in una formula avversativa un interrogativo che ha a che fare con l’identità, con lo slittamento di senso di ciò che è preteso essere umano e la mobile trasformatività del corpo danzante.

Un quesito analogo incombe di fronte a Showroomdummies #4, re-enactment dell’opera del 2007 di Gisèle Vienne e Etienne Bideau-Rey, proposta nel Portrait che il Festival d’Automne 2021 ha dedicato all’artista franco-austriaca al Centre Pompidou, tra installazioni, debutti e nuove riscritture.

Foto Yuki Moriya

La cinquantesima edizione – l’ultima guidata da Marie Collin – da settembre 2021 a febbraio 2022 propone un cartellone cangiante che fa convergere teatro, danza, cinema e arti visive, su luoghi differenti di Parigi, proponendosi come “nomadico, multidisciplinare e dalla vocazione internazionale, in uno spirito di speranza, apertura e scoperta”. L’intenzione di creare una mappatura non gerarchica di spazi si coniuga con un’offerta culturale articolata che investe sulle molteplici forme del contemporaneo, di cui Gisèle Vienne è esponente di rilievo. Il pubblico – in questo perdurante presente che non smette di fare i conti con il Covid – è numeroso, complice una politica di prezzi accessibili.

Foto Yuki Moriya

Showroomdummies #4 si apre su una scena a vista abbacinante che, come a riprodurre un riquadro in 16:9, è abitata sul fondale da figure femminili con volto coperto da lunghe chiome corvine, abbandonate su delle sedute, con posture riverse.

Da questa orizzontalità sullo sfondo, si muove verso il centro una prima donna, ricalcando i tratti di un’immagine onirica: indossa una maschera sul viso che disegna una fisionomia deformata da un sorriso dentale; i suoi movimenti sono sincopati e autistici, riproducono una seduttività stereotipata. Dal fondale di sculture bicrome prendono vita alcune performer che compongono relazioni silenziose, traiettorie di movimento e stasi, sguardi, incontri, con un tappeto sonoro – firmato da Peter Rehberg – che intesse un ritmo lancinante. All’ingresso vengono consegnati dei tappi in silicone, la creazione infatti attraversa momenti di sperimentazione sui volumi, cui corrispondono attimi di grande staticità scenica o al contrario di estrema motilità.  

Sei danzatrici asiatiche – Chieko Asakura, Sakiko Oishi, Yoko Takase, Rei Hanashima, Ayaka Fujita, and Megumi Horiuchi – esplorano con i loro corpi la possibilità della relazione tra le presenze e le rappresentazioni, dispongono lo spazio su giochi di ruolo – è citato Gilles Deleuze, Il freddo e il crudele su Sade e Sacher-Masoch, – in un tempo di sospensione e sovversione, dove le loro azioni e reazioni reciproche indagano rapporti di potere e claustrofobie emotive, scambiano e alternano pesi e manovre, attraversano – riscrivendolo – l’ambiente.

Foto Yuki Moriya

Lo sguardo di chi osserva è irretito: chi danza fa parte dell’umano? Gisèle Vienne da anni conduce una ricerca intransigente sul reale, attraverso una ibridazione delle cifre espressive e dei linguaggi che rendano possibile incarnare il pensiero a partire dal corpo. 

Showroomdummies è un progetto su vari capitoli di Gisèle Vienne e Etienne Bideau-Rey che si impernia sulla relazione tra reale e rappresentazione, il mondo vivente e quello dei mannequin o dei puppets, in quanto avatar, corpi disincarnati – o meglio, inanimati – zombie in grado di fagocitare e mistificare una porzione di realtà.

Si tratta di uno scorcio disturbante: questi corpi iper-realistici sono altresì reali? Gisèle Vienne si prende gioco dell’asse percettivo consueto e condensa nuovi spazi condivisi di rappresentazione, dove allo stupore dello straniamento si somma la perturbante gioia della possibilità di nuovi mondi.

Giulia Muroni

SHOWROOMDUMMIES #4 – Festival d’Automne, novembre 2021

Direction, choreography and stage design by, Gisèle Vienne, and Étienne Bideau-Rey
With Chieko Asakura, Sakiko Oishi, Yoko Takase, Rei Hanashima, Ayaka Fujita, and Megumi Horiuchi
Music, Peter Rehberg 
Lighting, Arnaud Lavisse, and Patrick Riu
Sound, Sho Takiguchi
Lighting operator, Kei Saito (ROHM Theatre Kyoto)
Stage Manager, So Ozaki
Producer, Yusuke Hashimoto (ROHM Theatre Kyoto) 
Assistants, Akiyoshi Nita, Nuria Guiu Sagarra and Theo Livesey

Previous articleFondazione Cirko Vertigo: bando Casa del Circo Contemporaneo
Next articleMasterclass teatrale gratuita con Vetrano-Randisi-d’Avella. #sponsor
Dottoressa magistrale in Filosofia con una tesi sul rapporto tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht, collabora con Teatro e Critica da gennaio 2017. Dal 2015 frequenta il Seminario di Filosofia delle Arti Dinamiche, presieduto da Carlo Sini e Antonio Attisani. Ha coperto un ruolo di docenza in scrittura nelle scuole superiori, nell’ambito del progetto della Regione Autonoma della Sardegna, Tutti a Iscol@ nelle annualità 2016/2017 e 2015/2016. Ha svolto attività di consulenza drammaturgica in progetti promossi da Piemonte Live dal Vivo. Negli anni 2011-2013 ha partecipato a Siena al seminario di studi di genere “Presenti Differenti”, fondato da Maria Luisa Boccia e Michela Pereira. Dal giugno 2013 al dicembre 2016 ha collaborato con la webzine Pane Acqua Culture. Una recensione del 2014 è stata pubblicata nell’ambito del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta) ideato da Marinella Guatterini, realizzato con la Fondazione Paolo Grassi. Ha seguito una formazione di danza classica e danza contemporanea e ha partecipato ad alcune produzioni presentate a festival e rassegne nazionali.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here