Alessandra Cristiani: essere in natura, secondo Rodin

Nella scorsa edizione di Teatri di Vetro, Alessandra Cristiani ha presentato al Teatro India il lavoro Naturans – da Auguste Rodin facente parte della Trilogia sulla questione del corpo e l’arte di Schiele, Bacon e Rodin.

Foto di Margherita Masé

C’è un velo e dietro questo velo ci sono due corpi, uno sul fondo e uno sulla destra del palcoscenico. Questo corpo seduto di lato, con indosso pantaloni e maglia nera, dalla cui sommità della testa si raccoglie una coda di capelli rossi, è ricurvo su di un circuito dal quale si diramano, per estensione, dei cavi collegati a delle piccole campane e a delle pietre immerse in una vasca trasparente piena d’acqua fino a metà. L’installazione sonora calibrata dal sound artist Ivan Macera riempie la sala del Teatro India a Roma di un’armonia di toni isolati, elettronici e sintetizzati, tondi nella loro essenza, costruiti per generare un riverbero densissimo che nella ripetizione delle note si erge a cupola sonora avvolgendo il pubblico nella contemplazione.

Foto di Margherita Masé

Dall’altro corpo, sul fondo, stille di gesti, senza origine né fine ma in trasformazione, iniziano a farsi spazio, verticalmente, orizzontalmente. La pelle è nuda nella sua totalità; è possibile osservare la tensione muscolare, l’incavo delle giunture e la luce, per ciò che è visibile e illuminato, e l’ombra, per ciò che resta al buio. La chioma sulla testa è di capelli rossi. «Il bisogno di intercettare il mio corpo e di agganciarlo a quello altrui […] Nel butoh ho trovato il modo di svegliarmi a me stessa e raggiungere un’attenzione che non avevo rispetto al mio quotidiano. Il corpo cambia e lo devi seguire, è una questione crudele, certo, ma bisogna ritrovare questa crudeltà costantemente perché ciò che sentiamo con il corpo sono delle leve per noi stessi» ci dicevamo per telefono un anno fa, e ora tale necessità si esplicita in scena da questa organicità esposta della sensazione di Alessandra Cristiani.

Eravamo a Teatri di Vetro lo scorso dicembre e debuttava, stavolta dal vivo, un frammento, dal titolo Naturans – da Auguste Rodin, della Trilogia curata dall’artista che tratta della questione del corpo e l’arte di Egon Schiele, Francis Bacon e, appunto, Rodin. Di questi tre numi, Cristiani sceglie, così indicato nelle note, «la macerazione tra il materiale e lo spirituale» come fosse una «terza lingua viva» da inserire e sperimentare nel suo linguaggio performativo, ereditando gli insegnamenti del maestro e danzatore butoh Masaki Iwana quando affermava che “Il corpo e lo spirito vanno di pari passo”.

Foto di Margherita Masé

La danza scoperta in vecchiaia riveste nell’opera di Rodin un significato determinante per lo studio del movimento, proprio in virtù della componente passionale dell’espressione corporea e della nudità mostrata di Eros e Thanatos. Cristiani ha scelto infatti per la sua prassi creativa di attingere alla raccolta di disegni erotici presenti nel laboratorio dello scultore, il cosiddetto “museo segreto di Rodin”, e ai Dance Movements, indagini in gesso sullo studio del movimento coreografico. L’infinitesimale gestualità della coreografa si propaga vibrando sulle linee del suo volto, aggrottate o distese, facendoci pensare al modo in cui, da anziano, lo scultore incideva la tempra espressiva della danzatrice e attrice giapponese Hanako, per la quale provava una fascinazione quasi ossessiva. «Il metodo di lavoro di Rodin era singolare. Aveva costantemente nel suo studio un certo numero di modelli nudi, uomini e donne, in moto o in riposo […] li guardava tutto il tempo familiarizzandosi così con la vista dei muscoli in movimento», così scriveva Paul Gsell che intervistò a lungo Auguste Rodin come riporta lo studioso Nicola Saverese in Teatro e spettacolo fra Oriente e Occidente (Editori Laterza, 2009). Cristiani scolpisce una minimale ma amplificata gestualità le cui curve sono dolcemente arrotondate alla luce di Gianni Staropoli, mentre con ritmo lento e sostenuto il movimento viene plasmato dalla drone music di Macera e si espande in forme sonore, acquose, grazie alla percezione acustica scaturita dagli idrofoni inseriti nella vasca. Sinuosamente, quasi un fremito organico, si inarcano i cavi neri stesi a terra solleticati dall’impulso elettrico del suono che fa tintinnare i sonagli alle loro estremità. Una posa del corpo di Cristiani scivola in un’altra posa, mutando in allungamenti e/o contrazioni.

Foto di Margherita Masé

Come lo stesso Rodin soleva osservare le fotografie di Muybridge con le quali si confrontava per fissare il divenire dei corpi da scolpire, così anche la ricercatrice Samantha Marenzi e il fotografo Alberto Canu guardano tramite l’obiettivo il corpo di Alessandra Cristiani restituendolo impresso su carta non solo alla coreografa per lo studio delle sue posture ma anche allo spettatore, nella mostra allestita alla prima nel foyer del teatro, riguardante il progetto iconografico attorno allo spettacolo.

Foto di Margherita Masé

Cade il velo. Quel filtro iniziale che separava la scena dalla platea ora lascia intravedere i due corpi della danzatrice e del musicista nella loro nitida presenza. Ancora una volta il misticismo delle relazioni intessute da Cristiani tiene uniti nello stesso lavoro musicisti, light designer, curatori, fotografi, studiosi. Una sintesi, uno scambio di energie umano e materico che riesce a elevare il corpo in un dialogo con le tracce di artisti passati rendendolo “natura naturante”, in divenire immanente e in rigenerazione continua.

Lucia Medri

Teatro India, Roma – dicembre 2021

Naturans – da Auguste Rodin

Light designer Gianni Staropoli
Sound artist Ivan Macera
Progetto iconografico Samantha Marenzi e Alberto Canu
Concept e performance Alessandra Cristiani
Produzione PinDoc Coproduzione Triangolo Scaleno Teatro/Teatri di Vetro
Con il sostegno del Teatro Biblioteca Quarticciolo, Armunia Festival Inequilibrio, Vera Stasi Progetti per la scena In collaborazione con Lios e Alfabeto performativo
Con il contributo di MIC e Regione Sicilia

Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018 riceve il Premio Garrone «al critico più sensibile nel leggere il teatro che muta».

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