Una biblioteca virtuale per una drammaturgia nuova e accessibile

Teatro I ha lanciato a dicembre una call pubblica per il progetto Pubblicazioni finalizzato a dare visibilità e accessibilità alla nuova drammaturgia italiana tramite una Biblioteca Virtuale, coinvolgendo nella selezione un centinaio di spettatori/lettori

Chiunque abbia passione può scrivere per il teatro, presentare il proprio testo a un regista e/o compagnia, partecipare a un premio e poi… E poi sperare di entrare nel sistema, che in realtà messo a sistema non è. Per fare il drammaturgo o la drammaturga in Italia non esiste ancora un «processo di professionalizzazione» perciò in questo orizzonte caratterizzato dall’estemporaneità, dalla formazione che non ha mai fine, che coincide poi con una gavetta senza tempo, sono sempre più necessarie strategie di ascolto ed «emersione» verso una professione che, nonostante sia alla base di qualsiasi progetto, fatica ancora a trovare una sua «centralità», come sottolineato ultimamente da Simone Bruscia, direttore dell’associazione Riccione Teatro che ogni due anni si occupa di bandire il tradizionale concorso per premiare nuovi drammaturghi. Quindi, un autore o autrice che abbia fatto una scuola, un percorso di studi all’estero o sia un autodidatta per vocazione, cosa può fare? A chi può mandare il suo testo? Agli attori? Ai produttori?

Comitato lettori esperti

Rispetto al panorama teatrale italiano e all’attenzione dedicata alla drammaturgia, il progetto Pubblicazioni del Teatro I di Milano è nato con l’idea di «scavare nell’invisibile» a conferma di un’attenzione portata avanti da anni dalla realtà milanese, come testimoniato dalla direzione di Renzo Martinelli, regista, Francesca Garolla, dramaturg e autrice e Federica Fracassi, attrice. Proprio con Garolla abbiamo parlato di quest’ultima iniziativa nata da una call lanciata a dicembre 2020 e frutto della lunga collaborazione con Fabulamundi – Playwriting Europe, partner grazie al quale il teatro italiano ha potuto avvicinarsi alla drammaturgia europea. L’assenza di un iter che nel nostro paese dia tutele e possibilità agli autori rischia sia di far disperdere molti talenti, più o meno giovani, che lavorano sul nostro territorio ma che non hanno purtroppo visibilità, sia di allontanare dalla pratica teatrale una figura considerata sempre più come un consulente. Diversamente accade in Europa, per esempio in Francia, paese con cui Francesca Garolla ha un rapporto fertile: per il testo Tu es libre, di cui è autrice, ha ottenuto due lunghe residenze a La Chartreuse – Centre National des écritures du spectacle di Villeneuve Lez Avignon a cui si aggiunge la segnalazione da la Comédie Française come uno dei testi più significativi della stagione francese 2017/2018; inoltre è stata selezionata nel 2020 come unica autrice europea dalla Cité Internationale des Arts di Parigi nell’ambito della scrittura creativa. Garolla ci conferma che se in Francia ci sono molte case editrici che si occupano prima della pubblicazione del testo e poi della sua produzione, in Italia invece, non solo ce ne sono poche, ma a volte il procedimento è inverso: prima la produzione dello spettacolo teatrale nato dal testo e poi la pubblicazione.

Foto di Valerio Ferrario

Pubblicazioni è stato allora un «viaggio democratico» che dei 230 testi arrivati ne ha selezionati 129, che sono andati a comporre la Biblioteca Virtuale da poco disponibile sul sito, in cui ogni autore possiede una piccola scheda di presentazione con relativa bio e un estratto del testo, affinché si possa conoscere sia autore che opera, la quale sarà tutelata in quanto la versione integrale non è scaricabile. «Teatro I sarà il mediatore tra l’utente che fa richiesta e il testo in modo tale che si possa avere contezza dell’interesse. In questo modo mettiamo in campo un controllo sui testi, il diritto d’autore è inalienabile e, nel caso della realizzazione del podcast, l’autore o autrice percepirà i suoi diritti per la diffusione». Durante la prima selezione, il Comitato di Lettori esperti costituito da Magdalena Barile, Federico Bellini, Claudia Di Giacomo e Valentina De Simone (PAV), Valentina Diana, Omar Elerian, Chiara Lagani, Pier Lorenzo Pisano, Michelangelo Zeno hanno scelto i testi in base a dei criteri piuttosto univoci ma rispettosi di una potenziale eterogeneità: leggibilità, maturità, coerenza formale e linguistica, opere non troppo frammentate e/o «troppo performative». La seconda fase invece ha visto il coinvolgimento, sempre tramite call, di un centinaio di spettatori volontari chiamati ad individuare cinque testi destinati ad essere recitati da attori e attrici professionisti/e in versione podcast.

«Non ottieni una risposta simile se non intercetti un vuoto», così Garolla spiega l’ingente quantità di testi pervenuti, come se questa call avesse colmato una mancanza, un’attesa rispetto a una possibilità offerta, non solo per i drammaturghi che hanno presentato le loro opere ma anche per gli spettatori che si sono proposti come lettori. Del resto, incuriosisce molto l’apertura del progetto al pubblico e l’opportunità offerta a uno spettatore di potersi rapportare a un testo ipotizzandone la sua potenziale messinscena, e a questa riflessione la risposta di Garolla è semplice: «le persone che vanno spesso a teatro hanno consapevolezza che quello che vedono abbia alla base una propria scrittura, in una biunivoca corrispondenza tra testo e scena». E aggiunge anche «far leggere dei testi di drammaturgia contemporanea fa sì che gli spettatori/lettori si sforzino a fare questo esercizio di lettura e visione perché il teatro è soprattutto ciò che viene evocato dalla scrittura». A riprova che il luogo comune secondo il quale “la drammaturgia contemporanea possa risultare respingente” si poggi in realtà su un pregiudizio afferma: «abbiamo chiesto ai lettori un commento e tutti hanno risposto in base alle immagini suscitate dalla scrittura. Non c’è mancanza di comprensione anzi, le persone sono curiose, vogliono conoscere, mettersi alla prova per amore della scrittura e del teatro».

Foto di Laila Pozzo

Nonostante l’eterogeneità preminente, Garolla afferma di essere stata colpita dalla modalità trasversale tramite la quale è stata trattata nei testi la macro tematica dell’isolamento, ma non quello imposto dal lockdown quanto quello dell’individuo che sceglie autonomamente di allontanarsi: «ci sentiamo tanto unici da dover stare soli, una dicotomia delle nostre vite per la quale è appurato che l’altro sia come noi ma per paura di non essere compresi ci si isola in una sorta di snobismo che inconsciamente ci fa credere di essere meglio dell’altro». Il fil rouge che lega la sensibilità dei testi selezionati è rappresentazione scritta dello stato d’animo della generazione che vive in questo, drammatico, periodo storico e costituirà dunque un archivio in grado di «raccogliere il passato riportandolo al presente». Il lavoro di Teatro I per Pubblicazioni è dunque innanzitutto «un mezzo per fotografare il nostro tempo pensato come un processo aperto perché si ha bisogno degli altri per archiviare qualcosa che sta accadendo. Ripensarlo al presente è il modo di attualizzarlo e renderlo urgente».

Ciò che emerge dal lungo lavoro di chiamata, selezione, studio e presentazione di questo materiale d’archivio è quanto la possibilità di ragionare sul «testo d’origine» – da promotori dell’iniziativa, dagli autori che hanno risposto, ma anche come spettatori/lettori partecipanti – sia determinante per riconoscersi in una «comunità di autori e spettatori». Qual è però il dialogo che intercorre tra essi? A posteriori di questa esperienza, Garolla ribadisce l’importanza di un cambiamento della proposta che abbia sempre più una funzione pubblica: «Lo spettatore non sta zitto al buio, crediamo di conoscerlo ma in realtà non lo conosciamo affatto e non conoscendolo lo allontaniamo. Se il testo è alla base della creazione, allora dobbiamo far sì che il lavoro dei drammaturghi sia svelato e la drammaturgia resa accessibile a tutti e tutte».

Lucia Medri

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