Carmelo Bene, negli occhi e nei ricordi di Luisa Viglietti

Quinta di copertina. Sulla figura di Carmelo Bene il volume di Luisa Viglietti Cominciò che era finita, Edizioni dell’asino, 2020.

Si guarda, un po’ divertiti e a volte sorpresi, come dal buco della serratura, dentro la vita di Carmelo Bene; accade grazie a Cominciò che era finita (Edizioni dell’asino, 2020), libro attraverso il quale Luisa Viglietti racconta gli ultimi anni del formidabile artista, uno dei più grandi in assoluto della nostra scena teatrale. Forse non è neanche corretto definirlo un libro su Carmelo Bene, o almeno sarebbe una definizione sintetica e incompleta. È un libro su Carmelo Bene visto (o ancora meglio, “vissuto”) da Luisa Viglietti. L’autrice è stata la costumista, la sodale, l’ombra, la compagna di lavoro e di vita di un genio in grado di apparire anche come un bambino capriccioso, spendaccione, incontentabile, cinico, egoista ed egocentrico.

L’autrice scrive immersa in quegli anni, i rampanti Novanta, nei quali Bene vedeva la propria presenza come la possibilità di affermarsi e mostrarsi in tutti gli ambiti della società: dalle prime-evento all’Argentina ai commenti domenicali sul calcio nelle trasmissioni televisive. Mordeva la vita a morsi pieni, quasi a dimostrare una sorta di potere nel suo presenzialismo; allo stesso tempo, però, nel privato si circondava di pochi amici e non voleva uscire di casa. Con penna fotografica Viglietti racconta le cene di Otranto, tavolate luculliane animate da chili di pesce e crostacei; non mangiava verdure Carmelo, mai. E poi il teatro, che si confonde con la vita, ma folgorante, senza mediazioni. Avere la sua stima voleva dire saper contrastare quella hybris che lo accompagnava quotidianamente. Luisa c’è riuscita ma al prezzo carissimo della rinuncia alla libertà personale, le libertà di una trentenne.

Come per la cucina, vorace e debordante, l’artista (vincitore di 8 premi Ubu) è rapace nei confronti dell’altro sesso: le cronache firmate da Viglietti sono puntellate dalla presenza di altre donne, quelle che la precedono (divorzi, denunce per maltrattamenti, processi, ecc.) e quelle che contemporaneamente alla presenza dell’autrice tentavano di affiancarsi o spodestarla. Erano giovani attrici da provinare o fan che arrivavano in camerino per donarsi al maestro. Eppure i dettagli sessuali sono quasi del tutto assenti: è la vita di Carmelo ad essere barocca, eccessiva, senza freni, ad apparire silenziosamente erotica in queste pagine che – dopo qualche difficoltà, forse a causa di una struttura inizialmente poco immediata – scorrono via con piacere e fluidità.
E poi rimangono in mente certe immagini di questo “Carmelo quotidiano” (come afferma Goffredo Fofi nella prefazione), fanno sorridere con tenerezza: il grande artista che passa la notte davanti alla televisione prendendo sonno solo all’alba, commentando e criticando i programmi tv oppure durante una tournée a Berlino, dove a proposito della citta, passata alla storia pochi anni prima per la caduta del muro, proferiva un tagliente: “sembra Terni”

Andrea Pocosgnich

Cominciò che era finita
Luisa Viglietti
Pubblicazione: 2020
Pagine: 224
ISBN: 9788863573855

Leggi altre Quinte di copertina

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da più di 10 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here