La metamorfosi di Kafka. Il Teatro Argentina debutta in televisione

La metamorfosi di Franz Kafka con la regia di Giorgio Barberio Corsetti avrebbe dovuto debuttare a novembre al Teatro Argentina. La produzione del Teatro di Roma verrà invece trasmessa su Rai 5 sabato 19 dicembre in prima serata. Un articolo per approfondire alcuni temi prima della visione.

aggiornamento: lo spettacolo sarà in scena al Teatro Argentina dal 3 al 9 maggio.

Foto Claudia Pajewski

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto.

È uno degli incipit più celebri della storia della letteratura, nella sua semplicità, questa frase iniziale di La metamorfosi di Franz Kafka rappresenta in qualche modo una delle tante rifrazioni che il Novecento ha emanato nella complessità prismatica della propria rappresentazione letteraria.

Kafka pubblica il racconto nel 1915, con la consapevolezza che quell’abbrivio non è tanto un’anticipazione ma un punto di partenza. Lo stupore impresso nel lettore è così un cappio. La realtà creata dallo scrittore ceco è una rete da cui non si scappa neanche attraverso la logica più ferrea, proprio perché non si può rispondere con il ragionamento all’oscurità dentro la quale si nasconde un sorriso grottesco. Gregor si ritrova trasformato in uno scarafaggio; quando capisce il proprio destino fa di tutto per non guardarlo, per non guardarsi quelle numerose zampette nere.

I parallelismi con le inquietudini del momento storico che stiamo vivendo sono immediati e forse inevitabili. Compresa la cecità con cui dibattiamo su aperture di centri commerciali e feste di Natale: come Gregor che chiude gli occhi per non avere di fronte gli arti schifosi da insetto anche noi ogni giorno facciamo il nostro esercizio quotidiano – forse anche naturale – di spostare lo sguardo dal numero di vittime e dalle possibilità di rischio.

Giorgio Barberio Corsetti, ora consulente artistico per il Teatro di Roma, ha messo insieme una compagnia di interpreti proprio attorno al progetto della messinscena del capolavoro di Kafka. Sul solco di quello che è avvenuto per Il barbiere di Siviglia di Mario Martone il debutto avverrà in TV. Certo, una nuova produzione del Teatro Argentina non è un debutto dell’Opera e la rete non è una delle tre generaliste ma Rai 5, quella in cui ormai tradizionalmente il teatro trova il proprio luogo televisivo. Peccato che la collocazione nel palinsesto veda La metamorfosi proprio di sabato quando invece su Rai 3 andrà in onda la seconda puntata di Ricomincio da RaiTre lo show con Stefano Massini e Andrea Delogu creato attraverso le performance degli artisti del teatro italiano.

Foto Claudia Pajewski

D’altronde il paradosso teatrale di questa pandemia sta proprio nel fatto che, sparito il teatro in presenza, assistiamo invece a un moltiplicarsi degli eventi a distanza che debbono ritagliarsi una nicchia in una concorrenza nazionale e non più locale, nel presente quotidiano delle nostre vite già immerse in un fiume di intrattenimento digitale ben più rodato. In questi giorni ad esempio è andato in onda – online sul sito dedicato del Teatro Stabile del Veneto – I gemelli veneziani di Goldoni con la regia di Walter Malosti, per nominare una performance relativa a un’altra produzione pubblica. Di certo però in questa seconda fase di chiusura dello spettacolo al pubblico, la televisione di stato ha fatto un passo in avanti, facendo fare uno scatto anche alle possibilità di proposta dello spettacolo dal vivo in TV, tentando di riconquistare quel ruolo che era evidente dagli anni Sessanta agli Ottanta, quando gli artisti della scena italiana avevano un peso – in varie e numerose forme – anche nei palinsesti televisivi (ne parlavamo proprio la scorsa primavera in questo articolo). Il quasi 4% di share dell’esperimento di Martone  – più di 600 mila spettatori – lascia intravedere uno spazio interessante per operazioni come queste. La curiosità attorno allo show di Massini ha generato un 5,2% con 1.162.000 di spettatori, ma è operazione ben diversa nonostante la provenienza teatrale dei protagonisti.

Recentemente, l’inquietante racconto dello scrittore praghese – in questo caso registrato al Teatro Argentina con 5 telecamere, la platea vuota e la regia video di Marco Odetto – ha rappresentato un punto di partenza per numerosi registi e compagnie. Eugenio barba un paio di anni fa firmava una riscrittura con Lorenzo Gleijeses protagonista, si chiamava Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa; nel 2014 Luca Micheletti lo portava sul palco con attori come Laura Curino e Dario Cantarelli, la versione, bellissima e per certi versi installativa di Città di Ebla era del 2010, La Fura Dels baus nel 2006 chiuse il protagonista in una teca di vetro; del ’94 era la messinscena del Teatro del Carretto, che arrivò anche al Teatro Valle di Roma. A Vie Festival di Modena sarebbe dovuta andare in scena, proprio nel 2020 ,una produzione firmata dal regista scozzese Matthew Lenton. Chi si pone di fronte a La metamorfosi, tra i numerosi problemi di adattamento teatrale deve, da subito, capire come risolverne soprattutto uno: la rappresentazione scenica del misterioso mutamento. Attraverso quali strumenti del linguaggio teatrale è possibile definire per convenzione una trasformazione che per la scienza e la natura è impossibile?

Foto Claudia Pajewski

E se fosse una mutazione mentale, legata all’identità, da rintracciare in una dissoluzione dell’io nelle imposizioni sociali e lavorative? Corsetti – che a quanto pare ha lavorato proprio su questa traccia – ha una lunga frequentazione dell’immaginario evocato dalle parole di Franz Kafka, non è un caso che la sua compagnia dal 2001 si chiami Fattore K. Ma già nel 1992 mise in scena America, Il castello è del ’95 (al Théâtre National de Bretagne), tre anni dopo affronta Il processo. Al Teatro di Roma, in una forma itinerante tra gli spazi di India, tornò a mettere in scena Il Castello, mi capitò di raccontarlo qui, quasi dieci anni fa. Ricordo tanti spettatori, una fila lunghissima al botteghino.

Nello spettacolo, che andrà in onda sabato 19 dicembre alle 21,15 su Rai 5, i tratti spigolosi di Michelangelo Dalisi danno forma a Gregor, con lui in scena Roberto Rustioni, Sara Putignano, Anna Chiara Colombo, Giovanni Prosperi, Giulia Trippetta, Dario Caccuri. Inoltre, il Teatro di Roma ha preparato una serie di letture attorno ai racconti di Kafka (disponibili online) e sta lavorando su Metamorfosi Cabaret, un evento da trasmettere in streaming nel quale far incontrare «artisti/e, comici/che, autori e autrici, musicisti/e, rappresentanti delle associazioni e delle realtà culturali e sociali per parlare di crisi, nuova povertà, ma anche di solidarietà, slancio creativo e futuro».

Per il regista, nato a Roma nel 1951, La metamorfosi è «un’opera-mondo che si irradia da una stanza e invade l’appartamento che la circonda, in cui si svolgono eventi imprevedibili, assoluti, vissuti da personaggi tragici e comici. Sono malinconiche costellazioni familiari in una notte piena di nubi che prendono nella mente dimensioni gigantesche».

Andrea Pocosgnich

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LA METAMORFOSI firmata da Giorgio Barberio Corsetti
debutta in tv per la sua prima nazionale
sabato 19 dicembre in onda su Rai5

di Franz Kafka
adattamento e regia Giorgio Barberio Corsetti
Mondadori Libri, traduzione di Ervino Pocar
con Michelangelo Dalisi (Gregorio Samsa),
Roberto Rustioni (Il Padre), Sara Putignano (La Madre), Anna Chiara Colombo (La Sorella Rita),
Giovanni Prosperi (Il Procuratore, Pensionante II, Contabile Universale II),
Giulia Trippetta (La Donna di Servizio, Pensionante III),
Dario Caccuri (Pensionante I, Contabile Universale)
vocal coaching e musiche Massimo Sigillò Massara
scene Massimo Troncanetti – costumi Fracesco Esposito – luci Marco Giusti
aiuto regia Giacomo Bisordi – assistente alla regia Tommaso Capodanno
Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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