La tua identità? Con il corpo, digitale, di un’altra persona

Recensione della performance/documentario di Simone Senn, Be Arielle F. Visto a Short Theatre 2020.

Foto Claudia Pajewski

Simon è un giovane uomo, francese, magrolino; veste una semplice T-shirt e un paio di jeans. Mentre prendiamo posto in uno dei teatri allestiti alla Pelanda per Short Theatre il performer gioca con il proprio volto: usa lo smartphone per inquadrarsi mentre l’immagine viene proiettata sullo sfondo, ma ciò che appare è un volto femminile.

Qualche tempo fa approfondimmo la questione legata ai deepfake video, dunque alla possibilità tramite software di intelligenza artificiale di sintetizzare movimenti e apparenze di un volto così da poterlo far apparire sul corpo di qualcun altro. Da quell’articolo però le cose si sono evolute velocemente e quelle possibilità ora sono addirittura disponibili e impacchettate in app per per tutti, con le quali possiamo divertirci a sostituire il volto di qualche celebrità alle prese con un video musicale, la scena di un film…

Foto Claudia Pajewski

Le implicazioni etiche, legislative, sociali e psicologiche relative alla digitalizzazione dei corpi e al loro riutilizzo delineano in effetti una nuova era per la quale non sembriamo essere pronti. In qualche modo lo spiega anche la conferenza/spettacolo Be Arielle F. Simon Senn racconta di essersi imbattuto in un sito che vende copie digitali di corpi umani scannerizzati tridimensionalmente. Ciò che è possibile acquistare è, in definitiva, un file in grafica tridimensionale, di qualità foto-realistica, che può essere poi utilizzato in altre composizioni, video o addirittura essere il protagonista di una realtà virtuale

Questo era l’obiettivo di Senn, acquistare un corpo digitale per alcune sperimentazioni artistiche legate al motion capture (la tecnica che prevede, attraverso uso di esoscheletri attrezzati di sensori, di riprodurre il movimento umano in un’animazione digitale). La questione però si complica proprio quando il protagonista comincia a porsi determinati problemi etici: cosa posso fare con il corpo acquistato? Fin dove mi posso spingere? Nasce da qui una ricerca delle risposte prima legali – a dimostrare l’arretratezza legislativa dei paesi europei – e poi etiche attraverso la creazione di un dialogo con Arielle, ovvero la giovane donna che per poche decine di dollari aveva venduto la propria immagine tridimensionale al sito.

Foto Elisa Larvego

Senn chiarisce che non c’è una finalità direttamente sessuale, il discorso è più alto e riguarda l’identità. Una psicologa alla quale l’autore chiede consiglio evidenzia l’incredibile opportunità: qualcosa che raramente si avrebbe la possibilità di sperimentare, guardarsi in un corpo che non è il nostro, muoversi con il corpo di qualcun altro. Indossato il visore della realtà virtuale Senn parla di una sensazione di purezza, di completezza e serenità e un brivido simile a ciò che si prova durante l’innamoramento.

Foto Claudia Pajewski

La scena è animata con le modalità tipiche di certe opere europee, al confine tra performance, conferenza e spettacolo; tra gli artisti programmati a Short Theatre negli ultimi anni ricordiamo Jaha Koo, Filippo Ceredi, Samira Elagoz, Juan Dominguez oppure, proprio nell’ultima edizione, il lavoro di Emilia Verginelli. Allestimenti che rifiutano in toto o in parte le componenti rappresentative del teatro e che fanno grande utilizzo nel racconto (spesso autobiografico) di proiezioni, comunicazioni varie o riprese live, tutto a portata di smartphone. Se a Be Arielle F. manca una scrittura drammaturgica più netta che probabilmente porterebbe a una relazione maggiormente solida con il pubblico e sposterebbe l’asse definitivamente dalla modalità “conferenza” a una spettacolarità più accentuata e dunque probabilmente più fruibile, il tema e la storia ad esso legato fanno comunque parte di una serie di interrogativi centrale nei dibattiti che legano nuove tecnologie e etica contemporanea.

Foto Claudia Pajewski

Il protagonista del film del 1992, Il tagliaerbe, disperde la propria esistenza fisica dissolvendosi nell’intelligenza artificiale; il corpo non esiste più, purezza totale: «Mi sono fatto qualche pera, dottore. La realtà virtuale non è una semplice simulazione. È tutto un altro mondo. Una nuova dimensione elettronica, è l’utopia dottore. L’utopia che gli uomini hanno sognato per migliaia di anni.» Erano gli anni ’90, la fantascienza immaginata nel film di Brett Leonard era affascinante, perturbante e maligna, la paura legata alle scoperte informatiche era relativa a una tensione quasi escatologica nella quale il mondo virtuale e quello reale venivano contrapposti e l’affermazione del primo poteva coincidere con l’affermazione di una nuova religione elettronica. Le angosce legate al nostro presente ci vedono invece intenti a far dialogare i due mondi, a cercare di capire come l’identità possa essere replicata, quali siano le ripercussioni anche psicologiche legate a possibilità empatiche estreme, quali siano i diritti e le leggi applicabili a ciò che appare “solo” come la nostra replica digitale.

Andrea Pocosgnich

Settembre 2020, La Pelanda, Short Theatre

Be Arielle F.

ideazione e regia Simon Senn
con Simon Senn; Arielle F. e un corpo virtuale
produzione Compagnie Simon Senn
coproduzione Théâtre Vidy-Lausanne Le Grütli, Centre de production et de diffusion des Arts vivants Théâtre du Loup
distribuzione e tour Théâtre Vidy-Lausanne
con il sostegno di Fondation suisse pour la culture Pro Helvetia; Fondation Ernst Göhner; Pour-cent culturel Migros; Porosus
una versione in-progress della performance è arrivata seconda ai PREMIO awards di incoraggiamento alle arti performative, che si sono svolti il 18 maggio 2019 al Théâtre Vidy-Lausanne

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