Teatro in video. Wielopole, Wielopole di Tadeusz Kantor

Il 23 giugno 1980 a Firenze debuttava Wielopole, Wielopole, nuova creazione di Tadeusz Kantor dopo La classe morta. Qui il video completo.

In Kantor a Firenze, volume edito da Titivillus nel 2002 e curato da Valerio Valoriani, viene raccontata l’avventura fiorentina di Tadeusz Kantor e del suo gruppo: il regista polacco venne chiamato dal Teatro Regionale Toscano. Nella prima foto che appare nel libro si vede un vecchio palazzo di via Santa Maria e sopra al civico 25 un grande cartellone sul quale campeggiano i nomi delle istituzioni comunali e del teatro regionale toscano e in grande CRICOT 2. Quell’utopia produttiva non ebbe il futuro sperato a causa degli avvicendamenti politici nelle istituzioni ma fece in tempo a presentare Wielopole, Wielopole.

Era il 1980 e il Cricot 2 aveva girato il mondo con La classe morta (arrivata a Firenze grazie al solito Andres Neumann); l’attesa era tanta, nonostante le creazioni kantoriane fossero già numerose, in una carriera puntellata da una serie di manifesti nei quali il maestro riprogrammava il proprio linguaggio sondando ogni volta i confini dell’avanguardia. Tutti aspettavano la nuova creazione dell’autore in grado di far danzare i vivi con i morti, i manichini con gli attori in carne ed ossa, l’artefice di un teatro povero ma dichiaratamente costruito in cui regnava il “rango basso”, il posticcio. I ricordi di infanzia, con quel meccanismo tanto caro anche al nostro Federico Fellini, potevano e dovevano mentire: così in questo Wielopole, Wielopole la biografia è sporcata, nel tempo macerano personaggi, spazi e vicende. Il titolo è il nome di una città, Wielopopole (voivodato di Cracovia), in cui Kantor è nato nella primavera del 1915. Qui, nella chiesa parrocchiale, si è tenuto il matrimonio tra i genitori dell’artista. Il tema delle nozze è ricorrente, appare anche in questo caso, con un soldato e una giovane donna: tuttavia entrambi si muovono meccanicamente, sono già morti, appartengono a quei ricordi che non possono rappresentare nessuna verità, è un’immagine impigliata nel passato personale dell’artista, ma vissuto da altri e arrivato a lui tramite racconti di seconda mano. Il prete pronuncia la formula, nomina i genitori, Helena Berger e Marian Kantor, ma questi non possono articolare se non flebilmente, con la bocca svuotata di ogni umanità. I soldati, le croci, il ruvido legno monocromatico, i personaggi gemelli, gli oggetti che sono bio-oggetti e hanno la stessa importanza degli attori, le marce epiche: in Wielopole, Wielopole l’immagine della Polonia del primo Novecento è una cartolina ingiallita con al centro il silente orchestratore che di quella memoria è il primo amministratore e impostore.

Qui il video completo registrato a Cracovia nel 1984.

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