Kobane Calling. A teatro un capolavoro del fumetto

Recensione di Kobane Calling On Stage: la trasposizione teatrale della celebre graphic novel di Zero Calcare. Visto al Teatro Vittoria di Roma. 

Foto fornite da ufficio stampa

Kobane Calling di Zerocalcare è stato un fenomeno editoriale di impatto nazionale, 120mila copie vendute e la consacrazione di un autore salito alle cronache grazie a una narrazione grafica innovativa e alla propulsione dei social network. Calcare (al secolo Michele Rech) ha conquistato popolarità lettore dopo lettore attraverso le sue strisce, creando una vera e propria mitologia del quotidiano e dei suoi “accolli”. Con questo volume il giovane fumettista di Rebibbia ha però fatto uno scatto in avanti: ha utilizzato i suoi “disegnetti”, così li chiama scherzosamente, per raccontare una storia politica e sociale di grande impatto emotivo ma anche di grande complessità. L’autore squaderna la retorica giornalistica e utilizza la comicità per narrare l’epica del Rojava, un viaggio tra i curdi che resistono all’Isis.

Foto fornite da ufficio stampa

Il progetto di quella graphic novel edita da Bao Publishing è ora anche uno spettacolo teatrale, prodotto da Lucca Comics e dalla compagnia Teatri d’Imbarco in collaborazione con la stessa casa editrice, per la regia e l’adattamento di Nicola Zavagli. La messinscena è in tournée (dopo Roma, Bologna, Genova, Napoli, Milano) proprio durante uno dei periodi più difficili per il popolo curdo: il 9 ottobre 2019 infatti la Turchia ha dato il via a un’intensa operazione di guerra nel nord-est della Siria contro le forze curdo-siriane dello Ypg (l’unità di protezione popolare), il governo di Erdogan ha chiamato questa risoluzione (che ha portato centinaia di morti anche civili e migliaia di sfollati) “Operazione fonte della pace”.

Lo scanzonato protagonista, che come in tutte le vicende di Zerocalcare, è lo stesso autore, è affidato al corpo e alla voce di uno dei giovani attori che meglio si sono messi in luce in questi anni nella Capitale, Lorenzo Parrotto. 26 anni, romano, si è diplomato qualche anno fa all’Accademia Silvio D’Amico, ha tecnica, talento e innerva quella tradizione romana che va da Aldo Fabrizi a Gigi Proietti. E Parrotto lo spettacolo se lo carica sulle spalle, quelle, apparentemente svogliate, di questo fragile e appassionato attivista della periferia Est. Da Rebibbia a Kobane, eccolo il tragitto in due viaggi che Zerocalcare deve approntare per vedere con i propri occhi la resistenza curda, il confine che divide i buoni dai cattivi e un intero popolo che resiste per salvaguardare il più innovativo processo democratico aperto in medio oriente negli ultimi decenni, una rivoluzione che è anche sintesi di decenni di lotta e che fonda l’opportunità di governo su questioni oggi centrali: la lotta femminile al patriarcato (tra l’altro i reparti femminili, gli Ypj, nella lotta contro l’Isis hanno svolto un ruolo cruciale), il rispetto per l’ambiente e la democrazia popolare.

Foto fornite da ufficio stampa

Sullo sfondo del palco del Teatro Vittoria di Roma appaiono alcune tavole del fumetto, senza dialoghi, per il resto lo spazio è vuoto e si riempirà con i corpi degli attori. Qui vengono i problemi: fatta salva la scelta di rappresentare i personaggi con un resa bidimensionale, perché questo sono nel comic (sono istanze narrative, politiche), alla regia manca l’inventiva necessaria per fare il salto di qualità che trasformerebbe un tentativo di illustrazione teatrale in uno spettacolo autonomo. Nulla aggiunge questa versione teatrale a quella originale su carta, anzi l’appiattimento recitativo di taluni rende la teatralizzazione meno profonda della lettura.

È uno spettacolo che manca di tridimensionalità, perché il teatro non è il fumetto, e qui gli spazi andrebbero creati, attraversati, riempiti. Non troviamo infine quell’atto di sincerità che è ben evidente nell’opera grafica: dalla mano dell’autore al disegno su carta del protagonista, fino al viaggio sulla linea di guerra, il percorso della verità è immediato e deflagrante; il processo di incarnazione da parte di un attore terzo su uno spazio reale quanto quello teatrale necessiterebbe forse di uno spostamento ulteriore o una cortocircuitazione altra. Rimangono le buone e importanti intenzioni, ovvero quelle legate alla necessità di alimentare ancora la discussione sul tema (e in questo momento è vitale non spegnere i riflettori sul Rojava) e la possibilità di incontro che lo spettacolo rappresenta tra gli spettatori e le associazioni delle comunità curde in Italia.

Andrea Pocosgnich

Teatro Vittoria, Dicembre 2019, Roma

KOBANE CALLING

tratto da Kobane Calling di Zerocalcare edito da Bao Publishing
un progetto di Cristina Poccardi e Nicola Zavagli
da un’idea di Emanuele Vietina
adattamento e regia Nicola Zavagli
con Massimiliano Aceti, Luigi Biava, Fabio Cavalieri, Francesco Giordano, Carlotta Mangione, Alessandro Marmorini, Davide Paciolla, Lorenzo Parrotto, Cristina Poccardi, Marcello Sbigoli
e con i giovani attori della Compagnia Teatri d’Imbarco Andrea Falli, Martina Gnesini, Jacopo Lunghini, Francois Meshreki, Niccolò Tacchini, Gabriele Tiglio, Matilde Zavagli
produzione Lucca Comics&Games e Teatri d’Imbarco
in collaborazione con Bao Publishing

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here