Lullaby. Il futuro in commedia di Industria Indipendente

A Romaeuropa Festival, nell’ambito della rassegna Anni Luce, Industria indipendente presenta Lullaby. Recensione

Foto Piero tauro

La distopia è materia complessa, necessita, in un certo senso, di qualche qualità da futurologo. Chi, se non l’artista e l’intellettuale, può guardare oltre l’orizzonte dei tempi e immaginare questa società immersa in un’epoca in cui alcuni dei nostri più tremendi incubi di donne e uomini bianchi, progressisti ed occidentali si avverano?

Nel futuro immaginato da Industria Indipendente in Lullaby. Tragedia Aerobica – presentato a Romaeuropa Festival, nel contenitore Anni Luce (una sorta di acceleratore di particelle teatrali che deve parte della propria energia al lavoro di Carrozzerie Not) curato da Maura Teofili – siamo spettatori di un’epoca apparentemente positiva ma che in realtà cela derive antidemocratiche quali l’assoggettamento di alcune precise categorie di esseri umani; nello specifico, la reclusione degli anziani over 70 in definiti luoghi.

Foto Piero Tauro

Nel plot scritto da Erika Z. Galli e Martina Ruggeri i giovani hanno preso il potere per risolvere le catastrofi climatiche e sociali prodotte nel passato, i centri in cui vivono gli over 70 si chiamano Lullaby (ninna nanna in italiano). Nella palestra di uno di questi luoghi è ambientato lo spettacolo, qui troviamo i quattro protagonisti: due donne e due uomini, personaggi dai nomi bizzarri interpretati da Marco Cavicchioli, Ermanno De Biagi, Francesca Mazza, Emanuela Villagrossi. I quattro, impegnati in esercizi quotidiani, quasi fossero costretti a vivere altri decenni, attendono il golden day, ovvero il giorno in cui il Presidente degli Stati Uniti d’Europa si reca a fare visita agli ospiti del centro,

Industria Indipendente in questi anni ha coltivato una presenza nei circuiti romani delle arti performative legando il lavoro teatrale a quello di organizzazione e ideazione di serate clubbing, mescolando i linguaggi e spingendosi su due direttrici completamente opposte: da una parte un lavoro sulla drammaturgia e la parola di ambito pienamente rappresentativo (di cui fa parte questo Lullaby e nel passato esempi come I ragazzi del cavalcavia) e poi una ricerca più radicale basata sulla performance, i video e la musica live.

Foto Piero Tauro

Ad Anni Luce, un paio di stagioni fa, portarono proprio Lucifer, figlio di quel radicalismo, spettacolo difficile da etichettare, controverso, a tratti disturbante ma molto coraggioso. Quest’anno le due artiste tornano nel dispositivo progettuale di Romaeuropa (che ha voluto puntare su autori già lanciati in passato per proseguire il lavoro) con questo testo già presentato a Short Theatre nel 2016. In quell’occasione veniva proposto con una mise en space affidata ad interpreti più giovani dei personaggi, che vestivano maschere quasi caricaturali.

Stavolta gli attori, tutti nettamente maturi, alcuni già canuti, lavorano a viso scoperto in un ambito smaccatamente rappresentativo. Il dialogo è il meccanismo di base attorno a cui tutto si dovrebbe muovere: il tentativo sembrerebbe quello di mettere in commedia il tema distopico. Ma è obiettivo sovrumano per una scrittura davvero troppo fragile che non riesce a sorprendere lo spettatore o ad approfondire i connotati politici: la prova finisce per scontrarsi su uno svolgimento drammaturgico non all’altezza dell’idea e su un piano recitativo non omogeneo, mai credibile del tutto. Mancano azioni fisiche, ascolto e quella capacità di prendere di sorpresa l’attenzione del pubblico. Gli interpreti hanno mestiere, voci e presenze interessanti, ma è un fascino che si esaurisce nelle singolarità senza riuscire quasi mai a divenire carisma collettivo.

Foto Piero Tauro

La scrittura poi deve ricorrere a lunghe porzioni di testo da proiettare sul fondale per portare lo spettatore a conoscere il passato e alcune delle motivazioni che hanno contribuito a questo presente nel quale gli anziani sono discriminati e abbandonati in lussuose riserve. Eppure, per una volta, ci troviamo di fronte a un’idea che propone altro rispetto ai soliti topoi della drammaturgia italiana, stimolata anche dalla creazione di un programma di sala che è estensione di quel mondo immaginario, una sorta di fanzine illustrata della vita a Lullaby. Nella coproduzione di PAV, Romaeuropa Festival, Armunia, LAC Lugano ci sono i semi di riflessioni non del tutto sbocciate: la rappresentazione di un abisso generazionale incolmabile, un pensiero su un certo autoritarismo democratico agito attraverso lo strumento apparentemente orizzontale del referendum, la possibilità di riflettere sulla vecchiaia come condizione demografica tipica dell’Occidente, e poi uno sguardo alla classica ossessione della nostra epoca, il benessere del corpo e della mente. Insomma, un grande potenziale costretto ad arenarsi di fronte a un’impostazione teatrale che necessita, oltre a una scrittura più efficace e strutturata, una direzione d’attore in grado – pur nella visione di un teatro di rappresentazione – di trovare un’armonia generale, una voce unica. Condizioni imprescindibili per riuscire a sospendere l’incredulità degli spettatori.

Andrea Pocosgnich

Ottobre 2019, Pelanda Ex Mattatoio, Romaeuropa Festival

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Lullaby
Tragedia Aerobica
Scritto e diretto da: Erika Z. Galli e Martina Ruggeri (Industria Indipendente)
Con Marco Cavicchioli, Ermanno De Biagi, Francesca Mazza, Emanuela Villagrossi
Collaborazione artistica e movimenti di scena: Roberta Zanardo
Ambiente: Luca Brinchi, Daniele Spanò
Live Sound: Bunny Dakota
Graphic Design: Simone Tso
Costumi: Yulia Kachan
Direzione Tecnica e disegno luci: Camila Chiozza
Organizzazione e comunicazione: Lorenza Accardo
Coproduzione: PAV, Romaeuropa Festival, Armunia, LAC Lugano
In collaborazione con: Teatro di Roma – Teatro Nazionale, ATCL, Carrozzerie | n.o.t. e Angelo Mai | Nell’ambito di Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond borders | Progetto co-finanziato dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea

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