Il corpo sofferente di Spellbound

Spellbuond Contemporary Ballet porta sulla scena del Tendance Festival 2019 di Latina la creazione di Mauro Astolfi: Yes, of course it hearts. Recensione

Foto Maria Cristina Valeri

Solo il dolore, per paradosso, esprime con chiarezza ineludibile il corpo vivo, nel punto esatto in cui qualcosa muore. Yes, of course it hearts, della Spellbound Contemporary Ballet, si muove lungo un crinale di specificità linguistica, interpretando la danza come vera e propria scrittura con il corpo e sul corpo. Il carattere di una sofferenza prima privata, poi estesa, timidamente schiusa alla compresenza e la comprensione altrui, si mescola alla raffinatezza del movimento, veicolato da una ritmica sinuosa e tuttavia arricchita di continui cambiamenti verso l’accelerazione improvvisa o il rallentamento cadenzato.

È una poesia, di Karin Boye, che attraverso il titolo pilota nel senso ultimo delle parole, senza che di parole vi sia più alcuna traccia; Mauro Astolfi, autore della coreografia in scena all’OperaPrima Teatro di Latina per l’edizione 2019 di Tendance Festival, dispone i corpi delle cinque sorprendenti danzatrici (Maria Cossu, Aurora Stretti, Giuliana Mele, Caterina Politi, Alice Colombo) in una dimensione che dall’individuale si espande fino a dirsi collettiva, arricchita da movimento ora di tensione ora di liberazione, in tutto però capace di comporre una cellula solidale di accoglienza che affronti la paura, per poi di nuovo, attraverso un raccoglimento intimo, rinnovare la singolarità dell’esperienza di dolore ma in una nuova qualità di resistenza.

Foto Maria Cristina Valeri

L’occupazione dello spazio, definita attraverso la durata di tempo a sua volta carezzata da una luce sensibile, si articola in una sequenza di sculture corporee specificamente femminili che manifestano continuità tra l’aspetto plastico, esteriore e performativo, e l’aspetto più squisitamente espressivo, di natura e origine intima, forse primitiva, di certo pre-verbale. La conservazione dello spirito più recondito dei corpi, che mai si respingono ma cercano istintivamente una misura comune alla presenza, passa attraverso uno degli elementi più evidenziati dalla coreografia – e che più sembra centrato: una sviluppata sensualità, come se la sofferenza – nelle idee di Astolfi – non possa impedire al corpo di mostrare la propria bellezza e anzi, più ancora, sappia interpretare quella bellezza forse nella forma più vasta della caducità, del possibile sfiorire.

Foto Maria Cristina Valeri

Ma è dal punto di vista tecnico che la breve performance si fa più persuasiva, poiché le danzatrici sembrano aver trovato una quadratura millimetrica tra la velocità e la precisione, o più ancora tra la fluidità e una trattenuta stasi muscolare che ritiene e poi libera il movimento, così che le forme più lontane tra loro, gli opposti che dell’animo umano sono gli angoli più oscuri, possano intersecarsi e tenere in un solo atto di vitalità il dialogo ondoso tra rimedio e rassegnazione, attraverso il quale l’essere umano sa trasformare il dolore in energia perché la paura della solitudine non impedisca una rinnovata vocazione alla vita.

Simone Nebbia

Tendance Festival, Latina – Ottobre 2019

YES, OF COURSE IT HEARTS

Una produzione Spellbound con il contributo del MiBact
coreografia Mauro Astolfi
interpreti Alice Colombo, Maria Cossu, Giuliana Mele, Caterina Politi, Aurora Stretti
musiche Sidsel Endresen & Christian Wallumrød, Ólafur Arnalds

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