Vado a Londra a studiare teatro, ma Torno Subito

Abbiamo incontrato Simone Giustinelli che ha utilizzato l’opportunità di Torno Subito, progetto della Regione Lazio, per effettuare un periodo di studio all’estero e tornare poi in Italia per il tirocinio.

Simone Giustinelli, regista classe 1991, si sta occupando da circa un anno di sviluppare le attività internazionali per Dominio Pubblico. Per farci raccontare il percorso che da regista lo ha portato a ricoprire un ruolo da mediatore, lo abbiamo incontrato un sabato pomeriggio prima di andare a teatro. Dopo aver dedicato attenzione su queste pagine alla progettualità e alla sua evoluzione, ad oggi Dominio Pubblico si configura come un esempio di co-working artistico e gestionale.

Ci siamo lasciati nel 2017 con il tuo ultimo spettacolo The Waste Land ispirato alla poesia di T.S.Eliot, cosa è successo in questi due anni?

Quella di The Waste Land è stata un’esperienza abbastanza triste, la cui produzione è saltata con la chiusura del Teatro dell’Orologio. Nonostante il progetto fosse ancora immaturo, dal linguaggio complesso e non in grado di possedere una sua autonomia registica, ci ho creduto fino in fondo ed ero molto affezionato a questo lavoro al punto di dover accettare di perdere alcuni miei amici e colleghi, contrari a proseguire considerate le difficoltà strutturali. Il fallimento riscontrato con il debutto a Dominio Pubblico nel 2017, nel quale lo spettacolo non fu ben accolto dalla critica, si è tramutato in forza e dopo un moto di rigetto e di crisi, ho sentito il bisogno di provare altrove. Torno Subito, bando finanziato dalla Regione Lazio, ha rappresentato in quel momento un’opportunità da cogliere senza riserve.

Torno Subito si articola in due fasi: la prima di andata, volta alla formazione professionale, l’altra di ritorno dedicata alla messa in pratica di quanto appreso all’interno di un periodo di working experience. Puoi parlarci del tuo progetto e di come è nato?

Ho vinto l’edizione 2017 del bando con un progetto che prevedeva nella fase 1 un master in Theater Arts alla Middlesex University di Londra, e nella fase 2 un tirocinio con il partner di ritorno che sarebbe stato Argot Produzioni. Con una certa ingenuità, non pensavo che l’università lì a Londra potesse funzionare in quel modo: a metà tra un corso universitario e un’accademia per la professionalizzazione di theatre makers da inserire nell’industry teatrale. Mi sentivo quindi un animale abbastanza strano, avevo un background molto teorico rispetto alle discipline teatrali che si scontrava con la pratica di sistema, assente in un contesto come quello italiano. Alla base poi vi era un problema culturale scaturito dalla poca padronanza della lingua: il mio inglese non era all’altezza, non capivo come parlavano i miei colleghi di corso e molto spesso mi ritrovavo escluso dalle conversazioni. Dovevo trovare un modo che mi permettesse di stare il maggior tempo possibile coi ragazzi della mia età, e da questa esigenza è nata l’idea di sviluppare un progetto teatrale che coinvolgesse solo studenti under 25 nella produzione di uno spettacolo, nato sicuramente sulla scorta dell’esperienza fatta con Dominio Pubblico ma orientato più verso le specializzazioni in campo artistico che su quello del management culturale. La Middlesex mi ha incentivato a strutturare tutto il progetto che avrebbe coinvolto 18 allievi di 12 nazionalità differenti sostenendolo anche economicamente.

E il legame con Argot Produzioni?

Una volta che l’università di Londra ha accettato, ho coinvolto Tiziano Panici, (ndr direttore artistico di Argot insieme a Francesco Frangipane) e congiuntamente abbiamo creato un ponte tra il mio progetto e Dominio Pubblico. Essendo stato presente in quattro delle cinque edizioni e avendo partecipato in varie vesti, con Tiziano abbiamo pianificato uno scambio interculturale tra le due istituzioni chiamato ROMing, rispetto al quale ho iniziato a ricoprire il ruolo di mediatore tra i due paesi. Tra maggio e giugno 2018, la compagnia di studenti da me coordinata ha presentato lo spettacolo Gilgamesh nella scorsa edizione di Dominio Pubblico al Teatro India e ha discusso i temi dedicati alla produzione internazionale in una tavola rotonda che si è tenuta al Teatro Valle. A settembre invece e tornando alla Middlesex, abbiamo presentato lo spettacolo Reparto Amleto (ndr prodotto dal Teatro di Roma), scritto e diretto da Lorenzo Collalti, che ha debuttato al teatro dell’università, e a specchio è stata organizzata un’altra tavola rotonda dedicata stavolta all’interpretazione dei classici nelle arti performative.

Così Dominio Pubblico si apre alla sfera internazionale…

Grazie all’intermediazione con l’Ufficio Attività Culturali e Internazionali del Teatro di Roma, stiamo tentando di coinvolgere anche i paesi Francia, Lituania e Bulgaria per la nuova edizione 2019 del festival, nel tentativo di sviluppare un network per la realizzazione di futuri progetti.
Per regolamentare tale rete, è in fieri un accordo di partenariato ufficiale stipulato dal Teatro di Roma con la Middlesex University, ma per questo dovremmo attendere ancora il vaglio della nuova direzione appena insediatasi. (ndr Il progetto Dominio Pubblico gode della collaborazione dei principali enti pubblici locali e delle istituzioni cittadine e regionali: Nel 2018 il progetto viene riconosciuto dal MIBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo tra le 20 realtà promosse nel capitolo Promozione e Formazione del pubblico, in networking con altre importanti realtà nazionali nel triennio 2018/2020). L’edizione 2019 sarà determinante per Dominio Pubblico (ndr progetto di Tiziano Panici, Fabio Morgan e Luca Ricci costituito ora come nuova associazione nella quale lavorano anche giovani professionisti formati nel corso del triennio (2015-2017) specializzandosi in diversi campi di management culturale: Alin Cristofori, amministrazione e organizzazione e Caterina Occulto, web e social media marketing e comunicazione) perché avremo la possibilità di testare l’efficacia di questi scambi e i primi tentativi di volo per un festival che vuole essere sempre più internazionale.

Che fine ha fatto Simone Giustinelli regista?

Sono cambiate molte cose da quando sono partito e quella che era la mia grammatica scenica ancora in fase di elaborazione ha cominciato a esplodere, e in fin dei conti lo spettacolo The Waste Land ha proprio significato l’abbrivio di questa ridefinizione. L’impatto con l’interculturalità londinese nel settore del teatro è stato determinante. Tutti parlano lingue diverse e altrettanti diversi linguaggi scenici, quello è un contesto attento a rispettare l’alterità e che ti obbliga a saper padroneggiare un segno linguistico, e quindi scenico, ponendoti sempre la domanda: gli sto dando un’interpretazione che non rispetta la cultura di provenienza? Ho imparato, anche a mie spese, a essere sia un mediatore linguistico che un mediatore dei linguaggi scenici. Attenzione che di certo non impoverisce le idee, al contrario le fortifica in virtù di una sempre maggiore attenzione verso il pubblico.

Quali dunque i prossimi passaggi?

A partire dall’esperienza di Middlesex e dopo lo spettacolo Gilgamesh, a settembre si delineerà la natura attiva di The State of the Art, un gruppo di studenti ed ex-studenti del quale faccio parte, che si riunirà attorno a un manifesto ma senza formalizzarsi in una compagnia. Non sarà solo uno strumento poetico ma anche di facilitazione logistica per traghettare l’esperienza appresa al di fuori dell’università e proiettarla nel mondo del lavoro. La nuova produzione Middlesex, di cui sarò coordinatore e che debutterà a Dominio Pubblico 2019, sarà un lavoro diretto da quattro registi sull’Odissea, la cui traduzione ha destato molto scalpore a Londra perché per la prima volta a firmarla è una donna, Emily Wilson.

Cosa significa gettare un ponte tra due paesi mentre Londra si prepara a un possibile secondo referendum sulla Brexit?

Proprio in virtù della Brexit, si sono intessuti maggiormente i rapporti! Come se fosse una reazione politica e di conferma del remain. C’è una grande volontà di mantenere alta l’apertura verso l’Europa e l’internazionalità; con questa occasione, e ovviamente nell’ambito della produzione culturale, lo stanno dimostrando quotidianamente. Mi hanno dato massima liberà nella gestione di questo scambio e finché loro possono, io continuo a proporre. A loro i mezzi, a noi le idee.

Lucia Medri

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