Strabismi Festival: il peso dell’autonomia. Intervista

Strabismi – Festival Nazionale di Teatro Contemporaneo organizzato dall’Associazione Strabismi giunge alla sua IV edizione. Dopo aver partecipato alle giornate dedicate alla vetrina e all’osservatorio critico, abbiamo scelto di discutere della loro progettualità dialogando col direttore artistico Alessandro Sesti. Intervista

Foto di Giovanni Menestò

Per la prima volta abbiamo preso parte a Strabismi Festival, Festival Nazionale di Teatro Contemporaneo giunto alla sua IV edizione e comprendente quest’anno i luoghi di Foligno, Cannara e Assisi. Quando si partecipa a un festival “nuovo” che possiede però uno storico di cui non si conoscono i cambiamenti, i lasciti e i passi in avanti, si viene mossi dalla necessità di iniziare a comprenderne l’azione artistico-culturale legata a quella territoriale. Facente parte di una regione, quella umbra, di cui siamo spesso assidui frequentatori, Strabismi Festival si è aggiunto così al mosaico di realtà attive, trasmettendoci, anche se nel breve tempo della nostra permanenza, la sua specificità. Il Festival è organizzato dall’Associazione Strabismi formata dalla Compagnia SMG e dalla Compagnia “Il giardino delle utopie”, un collettivo giovane composto dalla direzione artistica di Alessandro Sesti e con Erica Morici, Lucia Calderini, Giorgia Filippucci, Andrea Giansiracusa, Andrea Volpi e Giovanni Menestò. Oltre ai due giorni dedicati alla vetrina dei progetti in nuce delle compagnie selezionate dal bando e che vedranno il debutto durante l’edizione 2019 (come ribadito dai criteri), l’associazione ha presentato, per circa dieci giorni un cartellone che ha visto la presenza di artisti come Massimiliano Civica, Nano Egidio, Ivan Talarico, concludendo la rassegna con il Cantico dei Cantici di Roberto Latini.

Foto di Giovanni Menesto

“Giovane” è un aggettivo/categoria spesso al vaglio di una riflessione interrogativa che ne sottolinea l’abuso, la facile ed erronea classificazione, se non anche il pregiudizio qualitativo. A “giovane” si aggiungano anche i termini “studio”, “embrione di lavoro”, “bozza”, strumenti terminologici di una dialettica critica che non sempre è riconoscibile e scontata per coloro i quali, anche solo da uditori, prendono parte a questi momenti di osservazione. Nella mattinata successiva alle due serate di presentazione dei lavori dedicata proprio all’Osservatorio Critico alla quale hanno preso parte, oltre agli artisti, Stefano Cipiciani, Roberto Biselli e Matteo Svolacchia (della Compagnia Occhisulmondo) in qualità di operatori, il focus si è incentrato non solo sulla condivisione di idee e sui consigli rivolti agli artisti, ma anche su cosa comporti in termini analitici e di scrittura scenica l’osservazione di un processo artistico e le modalità attraverso le quali si interviene in una fase intimamente nascosta della maturazione di uno spettacolo. Una materia vivida e fragile che, con l’imporsi delle residenze a livello nazionale, sta gradualmente attirando l’attenzione verso un momento creativo che richiede estrema tutela e ascolto. Nell’avere chiara la volontà di autonomia e indipendenza organizzativa dell’Associazione Strabismi, la quale, come confermato durante il dialogo da Alessandro Sesti, «vive dell’autofinanziamento proveniente dai progetti laboratoriali e dagli spettacoli dell’associazione stessa e inoltre dalla Cassa di Risparmio del Comune di Foligno», abbiamo voluto discutere con lui di questioni inerenti alla direzione a lungo termine, e non solo circoscritta al festival.

Per una compagnia come la vostra cosa significa oggi promuovere e sostenere altre compagnie teatrali?

Il Festival Strabismi ha un taglio di attenzione alle compagnie emergenti senza target anagrafico, detestiamo il sistema dei bandi under 35 perché lo riteniamo uno sfruttamento. Il nostro lavoro si incentra tutto intorno al voler rispondere strenuamente alla domanda di continuità. La prossima stagione, quella 2018/2019, significherà un passaggio importante rappresentando la parte calda del nostro percorso iniziato nel 2013: instaureremo un dialogo alla pari coi teatri aggiungendo alle collaborazioni già esistenti quella con il Teatro Perugini di Apecchio, con l’intento di studiare un ulteriore piano di sostegno che si occupi dei bisogni di ciascuna compagnia, calibrandolo sulle necessità specifiche a seconda dei lavori.

Foto di Giovanni Menestò

Come si articola il rapporto col territorio e nello specifico con il Teatro Ettore Thesorieri di Cannara e il Piccolo Teatro degli Instabili di Assisi?

Una volta scaduto il bando e selezionati gli artisti, i teatri contattano autonomamente le compagnie programmando il periodo di lavoro. Se con il Teatro degli Instabili diretto da Fulvia Angeletti, il nostro è più che altro un lavoro di coordinamento e supervisione, con il Teatro di Cannara gestito da Marco Andreoli siamo invece a tutti gli effetti dei collaboratori e abbiamo un dialogo diretto col Sindaco di questo piccolo borgo il cui teatro, da chiuso che era, è stato riaperto alla comunità. Le collaborazioni di questo nuovo anno risulteranno come Produzioni ET/Strabismi e racchiuderanno la stagione di teatro contemporaneo, quella amatoriale della FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), il teatro ragazzi, i laboratori con le scuole.

In vista della prossima stagione, e quindi del prossimo bando, qual è il pensiero artistico su cui poggiano i criteri di scelta degli spettacoli e delle compagnie?

Non voglio che si riduca tutto alla visione del materiale video e alla conseguente scelta. C’è anche una cospicua dose di emotività e empatia che guida il nostro sguardo. Essendo prima di tutto degli attori e facenti parte a nostra volta di una compagnia, non possiamo esimerci dall’aspetto umano che prevale su quello analitico. Ci sono progetti che ci colpiscono anche solo come idee, senza che vi sia ancora una drammaturgia a sostenerli, come è vero che scegliamo di rimanere in contatto anche con gli artisti che abbiamo deciso di escludere. Rispetto ai ruoli che ogni membro ricopre all’interno dell’associazione, non vi è un ordinamento gerarchico ma assembleare rispetto al quale tutti sono portati a esprimere pareri in base alla propria esperienza, bagaglio professionale e sensibilità, il che ci permette ad esempio di intercettare un pubblico variegato. Per esempio, è importante anche il parere del nostro fotografo di scena, Giovanni Menestò, perché sicuramente il suo sarà uno sguardo più spiccatamente educato a osservare la complessità visiva di un progetto…

Foto di Giovanni Menesto

Durante i giorni della Vetrina di Assisi, definiti da voi come fase dell’«esotropia ovvero il bisogno della messa a fuoco», abbiamo visto protospettacoli molto distinti tra loro, ognuno analizzato nel momento dell’Osservatorio Critico partendo dalle fragilità per individuarne poi le potenzialità. Ora che si apre la fase decisiva affinché questi si concretizzino in spettacoli autonomi attraverso il vostro obiettivo del sostegno e della promozione, quali sono i passaggi futuri?

Ancora non sappiamo quali saranno le compagnie che andranno in cartellone il prossimo anno, al termine dei due giorni ci siamo confrontati con quelle che hanno partecipato alla vetrina (ReSpirale Teatro, Bressan/Romondia e Carlo Dalla Costa ndr) cercando di capire insieme quali potessero essere i percorsi più adeguati, anche nell’ottica di metterli in contatto con maestri della scena già affermati e/o avviarli a esperienze di formazione. Mi sento di dire che siamo figli della generazione Scenario e mi piacerebbe proseguire su questa linea e portarla avanti però con la nostra diversità. L’intento è sempre quello di favorire e nutrire la dimensione umana dei rapporti muovendoci in maniera autonoma anche rispetto al sistema dei centri di creazione legati agli Stabili, quasi a costituire una sorta di “rete sotterranea”.

Lucia Medri

Strabismi Festival, Foligno – giugno 2018

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