Il Cantico dei Cantici. Da Roberto Latini, all’amore

Fortebraccio Teatro al debutto nazionale con il Cantico dei Cantici. Roberto Latini al Festival Inequilibrio 2017 di Castiglioncello. Recensione

Foto di Angelo Maggio

Non si può credere che sia possibile vivere più vite all’interno di una stanza, non si pretende neanche di sedere a terra, al fianco di qualcuno, sopra un cuscino per accomodarsi e, senza che un muscolo patisca il movimento, vivere un’emozione, una storia parallela a quella per cui fino a quel momento ci si sta spendendo. Ebbene, a Castiglioncello la XX edizione del Festival Inequilibrio accade proprio nelle stanze di un Castello su imitazione medievale e nel grande spazio esterno che gli cinge le mura, ristrutturate sul finire dell’Ottocento. In uno di questi ambienti cinquanta posti vengono occupati da persone per cui sembra non esistere un altro luogo al mondo in cui poter stare oltre il proprio scarso metro quadro. Più avanti, dormiente su una panchina in attesa che il suo pubblico gli si affastelli di fronte, c’è l’attore, Roberto Latini.

Fortebraccio Teatro presenta il Cantico dei Cantici, un canto sopra ogni canto, un testo che è paradigma plurale e singolare dell’amore sperduto per i secoli. Si tratta di prestare voce a una spontaneità erotica assolutamente al sicuro da ogni turbamento, che il canone biblico, per comoda adozione, ha attribuito al regno di Salomone ma che con ogni probabilità si colloca qualche secolo più avanti. Sono righe antiche, che è necessario comprendere nella libertà che hanno di sussistere fuori da ogni interpretazione canonica e tradizionale, una poesia dirompente e mai allusiva, dove la vicenda erotica non è enfatizzata esclusivamente dalla dimensione sessuale, ma soprattutto da quella visiva e legata in assoluto all’innocenza, all’estasi e a al suo trascendere in sogno.

Foto di Angelo Maggio

Latini separa la voce come separa il cantico, non lo segue nel suo ordine naturale, più volte la descrizione ricomincia da com’era finita, più d’una volta ciò che si descrive è un particolare esplicito relativo a una fisicità mancante, ma al tempo stesso sempre identificabile nell’assenza totale di qualcun altro. L’attore è un androgino sgargiante, presenta il femminile e il maschile senza che l’uno si preoccupi di prevalere sull’altro, rovescia le dediche del canto da un’emittente radio – per arrivare più in là di dove arriverebbe la sua voce nella stanza. Oltre a dove giungerebbero le parole dette a un telefono che maneggia in afasia con la cornetta staccata? Quello che importa è che siano in diretta, “on air” come scritto sulla struttura della postazione radio che fa da cornice, “on air” come le musiche di Gianluca Misiti, che sono tutte un omaggio al contemporaneo, al flusso incosciente di un figlio del secolo nuovo che ascolta i Placebo e dentro e fuori le cuffie si svuota di movimenti con la Carrà rivisitata da Bob Sinclair: “a far l’amore, comincia tu”, dice, ma il suono non si espande abbastanza ed è di nessuno quel turno erotico. La voce rompe il limite della comprensibilità e le parole si storcono in urla ma la bellezza che avvince senza usare le braccia è ormai persa in un sorriso tremebondo che l’attore trattiene sui denti per dire appena “Che peccato”.

Francesca Pierri

Castiglioncello, Festival Inequilibrio – giugno 2017

IL CANTICO DEI CANTICI
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
luci e tecnica Max Mugnai
con Roberto Latini
organizzazione Nicole Arbelli
foto Fabio Lovino
produzione Fortebraccio Teatro
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi
con il contributo di
MiBACT
Regione Emilia-Romagna

 

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