Collina di Castello, a Genova la performance è site-specific

Il progetto crossmediale Attraversamenti Multipli va a Genova, negli spazi della collina di Castello. Abbiamo visto le performance di Olivia Giovannini, Salvo Lombardo, Margine Operativo, Santasangre e Davide Francesca. Recensione

Foto Ettore Umberto Chernetich

Genova sorse sul rilievo di Castello oltre un paio di migliaia di anni fa. La campagna di scavi archeologici successiva al secondo dopoguerra ha constatato la presenza di un insediamento arroccato preromano, divenuto poi castrum – per sorvegliare e difendere – durante il Medioevo, e infine sito religioso a partire dal 1400. Il potere ecclesiastico ha ridefinito la geografia del luogo sia architettonica – dando spazio a monasteri, chiese, oratori, chiostri – sia umana, chiudendo il quartiere ai laici. Prima con Napoleone, poi con i Savoia, il luogo perde il connotato religioso e i bombardamenti tra il 1942 e il 1944 consegnano la collina a un sostanziale abbandono. Ci saranno poi importanti lavori di restauro di Santa Maria di Castello, e la costruzione di un adiacente Polo Universitario.

Foto Ettore Umberto Chernetich

Da qui avviene una curiosa torsione degli eventi e in effetti, per dirla con Karl Kraus, l’origine sembra essere la meta. Nel settembre 2014 un collettivo di giovani architetti, con la determinazione di chi sa di agire «in modo giusto anche se illegale» inizia a prendersi cura non soltanto della comunità che abita quei luoghi, ma anche del recupero delle rovine, restituendo – mediante le modalità proprie di una gestione dal basso – questo luogo alla cittadinanza. Dentro questa prospettiva di condivisione ha avuto spazio la prima edizione genovese di Attraversamenti Multipli, un progetto crossdisciplinare creato da Margine Operativo e sviluppato dal 2001 a Roma. Il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Carige ha fornito l’occasione per ampliare la consueta area di azione e Attraversi Multipli ha sensatamente trovato asilo presso la collina genovese: siamo stati a Genova per la kermesse diretta da Alessandra Ferraro e Pako Graziani.

Olivia Giovannini. Foto Alessandra Cavalli

Ci accoglie Olivia Giovannini, con la sua installazione Core pt.1 / On her own. Traendo suggestioni dal mito di Persefone, come letto da Roberto Calasso ne Le nozze di Cadmo e Armonia, l’artista si concentra sull’atto di guardare ciò che guarda. A partire dunque da un posizionamento di specchi, lo sguardo di Olivia si riflette su chi la osserva, vi si inabissa fino a scomparire o a moltiplicarsi nel gioco di rifrazioni. Muta indefinitamente la propria identità e conduce chi osserva – che come spettatore si sente legittimato a guardare senza esser visto – a modificare il proprio stare nello spazio della performance e proiettarsi verso un corpo immediatamente reattivo. Segue la performance Beautiful Borders, a cura di Margine Operativo con la danza di Francesca Lombardo e la musica dal vivo dei Truba Pirates. Intorno al tema dello sconfinamento, si articola la danza di Lombardo che, come una senzatetto, vestita di un lungo cappotto, un cappello di lana e munita di un sacchetto di carta, dà vita a una danza fuori asse, dinamica dei disequilibri, elastica nelle posture disarticolate. I musicisti accolgono il pubblico con una citazione di Ralph Linton: «sei uscito, hai comprato un giornale stampato su carta, processo inventato in Cina, stampato con caratteri mobili, processo inventato in Europa, e l’hai pagato con una moneta, invenzione della Numidia, e a seconda delle notizie hai ringraziato o bestemmiato una divinità mediorientale di averti fatto nascere americano». È una dichiarazione d’intenti: l’implosione dei confini è necessaria in una realtà dove i bordi sono steccati ideologici.

Francesca Lombardo. Foto Alessandra Cavalli

Salvo Lombardo, danzatore e coreografo, guida le giovani partecipanti al workshop da lui tenuto nei giorni del festival:  DERIVAZIONE n. 1 è la prima tappa di un ciclo di azioni urbane basate sulla conversione di un codice di gesti e movimenti appartenenti ad altri alfabeti corporei, con un’attenzione privilegiata alle discipline sportive. La pratica è di tipo “derivativo”, parassitaria verso ciò che il corpo già ha conosciuto, la utilizza in sedi differenti, sottraendo il valore funzionale al gesto, restituendolo come movimento spontaneo. Il collettivo Santasangre usa le rovine di Santa Maria di Castello come scenario per la performance Gravure le chevalier, in cui la suggestiva ambientazione sonora –violoncello, percussioni e voce – si accompagna al movimento stilizzato e composto del performer, illuminato dai colori delle proiezioni sul fondale. Intorno i motivi legati alla scherma medievale si gioca l’intersezione di codici e lo sfaldamento degli steccati di genere.

Si aggiunge il labile passaggio di Davide Francesca che, con una presenza allucinata, attraversa in silenzio gli spazi delle rovine lasciando delle tracce scritte. Ha delle grosse cuffie alle orecchie, lo sguardo vitreo e un carrello della spesa colmo di testi. Abbandona lungo il suo percorso dei biglietti con brevi scritte. Effimero, scivola via come questi fogli all’aria.

La modalità di interazione tra il luogo e le performance site-specific sembra trovare una felice interazione, espressa da chi, contrastando la staticità identitaria, artistica e spaziale, si concede la gioia del disordine comunitario.

Giulia Muroni

Collina di Castello, Genova – maggio 2017

 

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