Il segreto del teatro? Rispondere ai nostri “bisogni speciali”

Al Teatro Sala Umberto di Roma Il segreto del teatro di Gur Koren propone un’interessante riflessione sul tema della disabilità e della potenza del teatro. Recensione

foto Massimiliano Fusco
foto Massimiliano Fusco

Il sipario si apre su una famiglia sbandata di gangster che cerca invano di farsi strada nel traffico internazionale di droga; ultimo tentativo in Macedonia con il carico scoppiato nello stomaco del corriere. La repubblica balcanica però è anche la meta di una piccola compagnia di teatro costituita da attori disabili, il Ministero della Salute nega loro il finanziamento sul quale contavano per partecipare al festival internazionale. Il mercato, quando funziona, ha il compito di far incontrare domanda e offerta, la necessità di un servizio e chi quel servizio può offrirlo, anche se inconsapevolmente, come in questo caso.

Gur Koren, autore israeliano, chiamato sul palco della prima, al Sala Umberto di Roma, ed evidentemente emozionato, ha scritto The Disabled (qui tradotto con Il segreto del teatro), una pièce a orologeria, perfetta per come intreccia temi centrali nel dibattito teatrale e sociale. Lorenzo Gioielli e Virginia Franchi (regista associata) hanno diretto un’operazione unica, soprattutto in periodi di vacche magre come questo che viviamo ormai da interi lustri. Hanno ben compreso la potenza del testo di Koren, amplificata dalle numerose corrispondenze con il momento storico italiano e dalla relazione che una drammaturgia di questa portata (la traduzione è di Danilo Rana) può stabilire con un panorama teatrale sempre più abituato a confrontarsi con la disabilità in scena, ma spesso senza quella maturità che permetta una riflessione ulteriore sulla relazione stessa. Il personaggio che interpreta la regista del gruppo ripete ai propri attori: «Siete dei professionisti».

foto Massimiliano Fusco
foto Massimiliano Fusco

Lo spettacolo, anche grazie alla collaborazione con l’Accademia L’arte nel cuore, mette sotto la lente della commedia proprio le difficoltà, esplicitandole invece di nasconderle: l’handicap, che sia fisico o mentale, impedisce di fare teatro? Certamente no, ma rende il percorso attoriale decisamente più complesso, una sfida quotidiana tra il palco e quelli che la regista della compagnia chiama «bisogni speciali». Una ferita aperta che permette però una relazione sana con la platea, vivacizzata da una punta di cinismo in grado di spazzare via il solito atteggiamento politically correct. Si ride allora proprio dei difetti, di una Giulietta che nella scena del balcone è voltata dalla parte sbagliata perché cieca, di un Mercuzio reso pedante fino all’inverosimile anche a causa della sindrome di Asperger, di una nutrice con un lieve ritardo mentale che abbraccia tutti.

foto Pino Le Pera
foto Pino Le Pera

Poi c’è la banda dei cattivi sostenuta da due attori di rango come Veruska Rossi e Alberto Bognanni; l’idea è quella di far trasportare agli attori un carico di cocaina in Macedonia. Quale agente di frontiera si metterebbe a perquisire un disabile? Compaiono così improbabili tasche interne nella gonna di Gulietta e addirittura una bara nella quale nascondere il carico. La struttura è quella di una favola con tanto di happy ending e un sub plot amoroso tra la Giulietta non vedente e il giovane criminale che si innamora di lei innamorandosi un po’ anche del palcoscenico e di Shakespeare. È questo il segreto del teatro? Quella formidabile capacità di attrarre nella propria orbita chiunque vi si avvicini praticandolo e studiandolo?

D’altronde questa e altre riflessioni contenute nel testo – l’incapacità dello Stato di finanziare la cultura teatrale e il paradosso della malavita che allo Stato si sostituisce divenendo impresa culturale – fanno perdonare non solo il finale dal sapore disneyano, ma anche certe sbavature che però possono essere ancora corrette: le quinte con i fregi di un sipario disegnato, gli spezzati sui quali il fregio continua a richiamare un’estetica teatrale un po’ vetusta seppur simbolica e alcuni tempi da accorciare per rendere la performance più efficace rispetto all’eccessiva durata del debutto.

foto Massimiliano Fusco
foto Massimiliano Fusco

Ma attenzione, in questa favola che fa del play within the play il proprio strumento poetico principale, c’è inoltre la possibilità di misurare alcuni interpreti in erba, è il caso della Giulietta interpretata da Alice Bertini, talento cristallino, in grado di mostrare una durezza d’animo pronta a sciogliersi nella rincorsa dei sentimenti. In generale tutti i giovanissimi interpreti (alcuni di loro provengono dal terzo anno della scuola Stap Brancaccio) sono più che all’altezza. È un grande carrozzone, una famiglia allargata, questa nutrita compagnia nella quale sono stratificati diversi livelli di approccio alla scena, esperienze e competenze differenti, dove però tutto concorre a creare una vitalità rara ed esplosiva.

Andrea Pocosgnich

Teatro Sala Umberto, Roma
in scena fino al 2 aprile 2017

IL SEGRETO DEL TEATRO
di Gur Koren
traduzione DANILO RANA
con ALBERTO BOGNANNI, VERUSKA ROSSI
EMANUELA ANNINI, VALERIA ANTONUCCI, ALICE BERTINI, AJAY BISOGNI, LUDOVICA BOCCACCINI, LORENZO CALDAROZZI, ALBERTO FUMAGALLI, FRANCESCO MASSARO, SILVIA PARASILITI COLLAZZO, ALESSANDRO TIBERI
in collaborazione con L’Accademia L’ARTE NEL CUORE
regia LORENZO GIOIELLI
regia associata VIRGINIA FRANCHI
con il patrocinio DELL’AMBASCIATA ISRAELIANA

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