Heiner Müller, Anatomia Tito. Vendetta e dominio da Roma a noi

Quinta di copertina. In uscita a marzo la prima traduzione italiana a cura di Francesco Fiorentino del testo di Heiner Müller: Anatomia Tito Fall of Rome Un commento shakespeariano.

Foto Marianna Masselli
Foto Marianna Masselli

Marxista iscritto al Partito di Unità Socialista di Germania, poeta e saggista, ma anche e soprattutto regista e drammaturgo, le cui opere si inserirono inizialmente con consonanza nell’idea di costruzione della Repubblica Democratica Tedesca, a partire dai primi anni Sessanta censurato e circospetto per la Germania Est, Heiner Müller è stato poi riconosciuto in patria e fuori come uno dei massimi autori e il più significativo scrittore per il teatro tedesco postmoderno, arrivando prima della morte alla direzione del Berliner Ensamble.

«Solo nell’epoca alquanto breve della drammaturgia borghese c’è stata quest’idea dell’originalità, che viene dall’idea di proprietà privata»: senza mai abbandonare il riferimento brechtiano, le riscritture shakespeariane e dei classici del mito divengono allora un punto cardinale della sua opera intera, basti citare già solo Hamletmaschine. Fra esse Anatomia Tito Fall Of Rome Un commento shakespeariano (Anatomie Titus Fall of Rome Ein Shakespearekommentar) in uscita a marzo per la casa editrice L’Orma nella sua prima traduzione in italiano a cura di Francesco Fiorentino (fotografie di Alejandro Gómez de Tuddo). La trasposizione della prima tragedia romana del Bardo (ripresa a sua volta da Seneca e Ovidio) nasce tra il 1984 e il 1985 a seguito dell’abbandono dell’idea di un adattamento del Giulio Cesare per lo Schauspielhaus di Bochum, dovuto agli accadimenti politici che poco prima avevano decretato nella Germania Ovest la caduta del governo del socialdemocratico Helmut Schmidt in favore di uno nuovo guidato da Helmut Kohl. Centro del mondo, specchio e proiezione di quanto è stato e di quanto sarà, –  nel succedersi di 14 scene intervallate da una serie di commenti, quattro “excursus”, le note “Edward, una canzone popolare scozzese nella versione di J. G. Herder” e “Espatriare 2/3/4/5”, più una “unità del testo” in conclusione – l’impero è lo sfondo su cui si consuma la conflittualità e la sete di vendetta dei goti per i romani, dei romani per i goti. Roma seno e culla del dominio diventa camera autoptica di un impero che collassa e poi si disgrega per sua stessa mano, per mano di Tito Andronico che macella i suoi nemici, per torto macellai anch’essi. Metafora compositiva del testo di Shakespeare amputato, fatto a pezzi e riassemblato, ma pure metafora tematica veggente quella di Müller che definisce Anatomia Tito «un testo attuale sull’irruzione del terzo mondo nel primo mondo», individuando bene come il tema dell’ “ingresso dell’alterità” sarebbe stato uno dei problemi principali nel dibattito del secolo a venire.

Estremamente incisiva, l’identità autoriale di Müller trova la propria compattezza in una densità stilistica e poetica ove l’uso della parola abbraccia per vocazione il lirismo e, allo stesso tempo, lo disconosce come strumento autoritario ed elitario. La sua connotazione precipuamente politica si afferma di volta in volta fuori dal servilismo verso logiche di propaganda e partito, all’interno di una capacità critica che tende alla realizzazione dell’ideale e arriva alla storia, passando sovente per la provocazione, non senza scontrarsi con una vena di cinico pessimismo.

Marianna Masselli

ANATOMIA TITO FALL OF ROME UN COMMENTO SHAKESPEARIANO
autore: Heiner Müller
traduzione a cura di: Francesco Fiorentino
fotografie: Alejandro Gómez de Tuddo
editore: L’Orma Editore
ISBN: 978-88-98038-98-5
pp. 160
finito di stampare: febbraio 2017

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