Teatro in video. Training at Teatr Laboratorium

Teatro in video 37° appuntamento. In questo frammento del 1972 l’attore simbolo del Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowski, Ryszard Cieślak lavora con due attori: Malou Llmoni – ai tempi attrice dell’Odin – e Tage Larsen che tuttora fa parte del gruppo. Il documentario è di Torgeir Wethal ed è conservato presso gli Odin Teatret Archives. 

Le vicende del Teatr Laboratorium, di Grotowski, dell’Odin Teatret, sono tra le più significative del Novecento teatrale, hanno cambiato il nostro modo di pensare il teatro andando oltre il lato effimero dello spettacolo, per arrivare in quella zona più ampia che è la cultura teatrale. Il training viene elaborato e si sviluppa nel Novecento come uno strumento per sfuggire agli ostacoli fisici e psicologici dell’alternanza prova-repliche. Siamo oltre quell’ambito che riguarda esclusivamente la produzione di spettacoli, piuttosto ci troviamo in quella strada parallela al teatro, nello spazio che agisce sul corpo-mente dell’attore. Il training rintraccia due prospettive del lavoro teatrale, quella più ovvia dell’incontro con lo spettatore e un’altra più nascosta, che è ricerca del sé propria dell’attore, che poi ha animato la discussione attorno al teatro come strumento per una ricerca spirituale. Il corpo non è più solo veicolo e strumento ma racconta immagini profonde e lo fa con una lingua privilegiata e misteriosa.
In questo breve estratto è chiara l’importanza di quella zona teatrale che sta tra il lavoro quotidiano e quello finalizzato alla creazione degli spettacoli, un luogo in cui si può sviluppare un valore interiore del teatro, in particolar modo per chi lo fa.

«Uno degli accessi alla via creativa consiste nello scoprire in se stessi una corporeità antica alla quale si è collegati da una relazione ancestrale forte. Non ci si trova allora né nel personaggio, né nel non-personaggio. A partire dai dettagli, si può scoprire in sé un altro – il nonno, la madre. Una foto, il ricordo delle rughe, l’eco lontana di un colore della voce permette di ri-costruire una corporeità. All’inizio, la corporeità di qualcuno di conosciuto, e in seguito, sempre più lontano, la corporeità dello sconosciuto, dell’antenato. È veridica o no? Forse non è come essa è stata, ma come avrebbe potuto essere». (J. Grotowski, Il performer).

DORIANA LEGGE

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Doriana Legge è docente di Storia del Teatro e Problemi di storiografia dello spettacolo presso l’Università degli studi dell’Aquila. Nel 2014 ha conseguito il dottorato di ricerca in Generi letterari presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli studi dell’Aquila. Dal 2013 fa parte del comitato di redazione della rivista di studi “Teatro e Storia” edita da Bulzoni. Collabora a voci enciclopediche per il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani. Scrive per la rubrica teatrale dell’“Indice dei libri del mese”. È anche musicista e compositrice per cinema e teatro, autrice di sonorizzazioni che portano a indagare le immagini pensando relative drammaturgie sonore. Da gennaio 2017 collabora con Teatro e Critica. Per consultare i suoi lavori e pubblicazioni più recenti: https://univaq.academia.edu/DorianaLegge