Il Discorso sul Mito di Vittorio Continelli. Tra immaginazione e memoria

Discorso sul Mito di Vittorio Continelli è un progetto indipendente e itinerante di racconti epici in spazi non convenzionali. Abbiamo visto due serate a Roma. Recensione.

 

Vittorio Continelli
Vittorio Continelli

Ritornare alle radici del raccontare. A quella qualità dell’attenzione che presuppone uno sguardo posizionato, un ascolto e un silenzio soprattutto interiori. Non ci sono costumi, non c’è musica, non ci sono coreografie. L’attore non interpreta, l’attore narra. Con il solo aiuto di un carillon tirato fuori dalla tasca, raccoglie insieme il materiale che ha preparato e lo distribuisce in ogni giuntura del corpo: il braccio che si tende, il passetto indietro, un sorriso, un taccuino aperto e poi gettato via, un colpo di tosse, un sorso d’acqua, una pausa per riprendere il respiro. Ma non c’è mimesis, se non quella tra l’attore e la propria stessa memoria, la densa enciclopedia che ricompone tracce miste di ricordo, studio, approfondimento, suggestione e passione.

costellazioni
costellazioni

Così funziona Discorso sul Mito, progetto pensato e agito da Vittorio Continelli, arrivato oggi a una dozzina di capitoli. «Ho iniziato con quello che mi ricordavo, poi ho cominciato a studiare e non ho mai più smesso». Le fonti, racconta l’attore, sono innumerevoli, dagli antichi ai più contemporanei che hanno saputo rileggere gli archetipi, scavando sotto la coltre di cultura pop (non popolare) che nei decenni li ha ricoperti. Tra i nomi più rappresentativi ci sono Robert Graves, Ovidio, Omero, Derek Walcott, Roberto Calasso, Apollonio Rodio, Luciano di Samosata.
Eppure, ad assistere a un paio di serate, sembra che proprio la memoria sia la chiave di tutto. Lo sguardo di Continelli svela un complesso intreccio di piacere, divertimento, curiosità e amore, la sua presenza gode di un’esperienza navigata e riesce a controllare la storia e i suoi mille intrecci, raccolti insieme da un nucleo tematico.

Le Stelle – al quale abbiamo assistito nel giardino di un amico, di fronte a vino e intingoli vari e circondati da una familiarità di certo eccezionale – con una panoramica sullo Zodiaco piazza in cielo tutte e dodici le bestie per aprire poi le porte a una porzione più ampia dello stesso racconto, chiarendo come e perché l’idea stessa di una sfera celeste abbia influenzato l’immaginario greco-romano e dunque il nostro. Immagine di un altrove dove si finisce confinati per meriti o disonori e al contempo presenza iperuranica a sé, dove neppure gli dei olimpici hanno completa cittadinanza. Una volta scagliato nella volta con il ritrovato figlio Fetonte seduto a cassetta, neppure Apollo è in grado di fermare il carro del Sole. Così come Icaro precipiterà tra i flutti mentre il calore gli scioglie le ali di cera.

Vittorio Continelli
Vittorio Continelli

Per i Miti d’Amore – andato in scena nell’informale contesto del Kino Village all’Ex-Dogana di Roma – si parte dal Simposio di Platone. Il padrone di casa Agatone invita Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Alcibiade e naturalmente Socrate, che porta con sé il discepolo Aristodemo. Dopo cibo e vino, il discorso che doveva essere un elogio di Eros diviene la sua messa in crisi: Diotima di Mantinea ne svela la nascita da Povertà e Abbondanza, decretandone la natura ambigua.
Continelli balza fuori da casa di Agatone portando il pubblico a far la conoscenza di decine di altre divinità, ninfe e semidei, attraversando il mito di Europa e del toro sacro, spiegando la cecità di Tiresia, seguendo giorno dopo giorno la proverbiale superbia di Narciso mentre costringe Aminia al suicidio e mentre Eco pronuncia come uniche parole d’amore parole d’abbandono. Dopo una cronaca minuziosa della struggente storia di Orfeo ed Euridice, l’amore sembrerebbe destinato a una dannazione eterna, ma il racconto di chiusura torna nel Simposio per dare conto, nelle parole di Aristofane, del celebre mito degli androgini, che ci rende così diversi uno dall’altra e però così simili in una ricerca che mai si concluderà.

La rilevanza di questo progetto, che da due anni e mezzo percorre con le proprie forze l’Italia in lungo e in largo infilandosi nelle case, nelle cantine e nelle piazze, sta nella sua capacità – scansando i luoghi convenzionali – di tornare a un’idea primigenia dell’atto teatrale, recuperandone la natura catalizzatrice, l’urgenza di comunità che per secoli ne ha accompagnato la genesi, la maturità e l’esercizio. Abbiamo a che fare con il nostro immaginario. E il nostro immaginario siamo noi, siamo quello che vediamo e che sentiamo. E quello che ricordiamo.

Sergio Lo Gatto

Kino Village, Ex-Dogana, Roma – giugno 2016

DISCORSO SUL MITO
di e con Vittorio Continelli

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?
Previous articleTeatro sociale, teatro culturale
Next articleSunny di Emanuel Gat in prima assoluta. Una iper-coreografia
Avatar
Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e dramaturg. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Attività Culturali per Emilia Romagna Teatro Fondazione. È dottore di ricerca in Spettacolo, con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e docente a contratto di Metodologie della Critica del Teatro e dello Spettacolo alla Sapienza Università di Roma. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here