Francesco Frangipane autore vero ne Il Misantropo

Francesco Frangipane è autore e regista de Il Misantropo ovvero liberi esperimenti dell’arte del vivere sociale il cui debutto nazionale è stato presentato negli spazi di Carrozzerie Not. Recensione.

 

Foto Manuela Giusto
Foto Manuela Giusto

Quanto poco sappiamo gli uni degli altri e quanto invece pretendiamo di conoscere, analizzare, giudicare, arrogarci il diritto di dire sempre, in ogni caso, inevitabilmente, la tanto agognata ultima parola. Perché prediligiamo le conclusioni, gongoliamo nell’ascolto sì ma quello riservato esclusivamente alle nostre parole che amiamo far risuonare ad alta voce per farle sentire e per risentirle noi stessi, in una pratica che rasenta a tratti quella masturbatoria. E poi la maschera, l’immancabile compagna, ipocrita fortezza nella quale ci nascondiamo e ci aggrappiamo con la speranza di darci un’incoerente parvenza di essere. Ci diciamo di essere. Materiale incandescente, Comédie Humaine sempre attuale, quello scandagliato nel classico Le Misanthrope ou l’Atrabilaire amoureux di Molière attraverso le sotterranee e contraddittorie psicologie dei personaggi, e messo in mostra nel vernissage alcolico e concettuale de Il Misantropo ovvero liberi esperimenti dell’arte del vivere sociale. Lavoro tradotto, adattato e diretto da Francesco Frangipane, il cui debutto nazionale è stato presentato (e lo sarà fino a domani) negli spazi di Carrozzerie not, che per due settimane di seguito stanno registrando il tutto esaurito per quello che oramai sembra essere un successo conclamato. Il Misantropo – come sottolineato dal regista ai microfoni del programma radiofonico L’ultimo nastro di Krapp – è stato creato insieme al collettivo Uffici Teatrali, innanzitutto «un gruppo di amici che si riunisce per lavorare insieme» e prodotto da Argot Produzioni. Frangipane regista lo avevamo incontrato già nel 2011 con Prima di andar via che insieme a Dall’alto di una fredda torre e L’ora accanto (in scena a gennaio 2016 e prodotto congiuntamente da Argot Produzioni, Teatro dell’Orologio e Carrozzerie not) compongono la Trilogia di Mezzanotte scritta dall’autore Filippo Gili. Puntualizzazioni doverose utili a comprendere come il lavoro di Frangipane si inserisca all’interno di una rete consolidata di teatri e figure professionali, in grado di sostenere anno dopo anno tanto gli sforzi creativi quanto quelli produttivi.

Foto Manuela Giusto
Foto Manuela Giusto

Considerate simili fondamenta che sostengono la pratica registica e in questo caso anche autoriale, Il Misantropo non può che presentarsi come uno spettacolo in grado di osare con discrezione, mantenendo un puntuale equilibrio drammaturgico articolato attraverso una scrittura scenica intelligente e rigorosa. Invitati a sederci nel bel mezzo della scena che rappresenta il vernissage di Oronte con tanto di djset (musiche mixate da Antonello Aprea che vediamo costruire una personale presenza scenica) e sculture concettuali che sbucano dai muri e dai tramezzi; ci lasciamo sfiorare dall’organico di attori – vestiti in maniera impeccabile con abiti scuri estremamente eleganti – che si muovono e agiscono intorno alla nostra staticità, riempiendo ogni parte della sala e oltre la sala stessa. Siamo spettatori muti ma centralissimi di una scena di vita e stavolta possiamo solo osservare – osservandoci – questa fauna di uomini e donne che con fare snob e borghese si studiano, analizzano e recitano tra di loro la parte più congeniale che possa sopravvivere e trionfare in società. Si ride, si beve e si sfogano le proprie manie isteriche ballando sfrenatamente: la musica si inserisce in maniera organica tra una battuta e l’altra, viene appositamente richiesta dai protagonisti che si tuffano in una danza solitaria che non dialoga. Ognuno si cala in quelli che sembrano individualistici soliloqui danzati. Sottile, sinuoso e subdolo si agita però il dramma che nel finale spezzerà la risata e scioglierà in lacrime l’amore tradito di Alceste e la fragilissima corazza di Celimene. Una mostra per mostrarsi e vedersi mostrare, la cui eleganza patinata finirà per ripiegarsi su se stessa e aggrinzendosi svelerà una smorfia di disgusto e riprovazione.

Il Misantropo non è mai stato così sincero e trasparente, Frangipane svela l’ipocisia senza trucchi o orpelli utilizzando un linguaggio informale e pungente. L’azione si snoda senza intralci, fluendo come la recitazione naturalistica degli attori che,  se a volte si allontana dall’intelligibilità, restituisce però la verità dell’emozione. Una sorpresa per chi non conosce il lavoro di questo giovane regista e autore e una conferma di padronanza del mestiere per chi ne segue il percorso.

Lucia Medri
Twitter @LuciaMedri

in scena alle Carrozzerie not fino al 24 ottobre 2015

MISANTROPO
_ovvero liberi esperimenti dell’arte del vivere sociale
traduzione, adattamento e regia
Francesco Frangipane
con Massimiliano Benvenuto Vincenzo de Michele Arcangelo Iannace Matteo Quinzi Sara Andreoli Silvia Salvatori Pierpaolo De Mejo Vanessa Scalera
musiche / dj set Antonello Aprea
light designer Giuseppe Filipponio
scenografia Francesco Ghisu
costumi Cristian Spadoni
illustrazione Marco Corona
grafica Francesco Gennaro Esposito
assistente alla regia Silvia Picciaia
assistente scenografo Lorena Curti
i versi di Oronte e Celimene sono del Poeta Norberto Fratta Pumpuli
Argot Produzioni in collaborazione con Argostudio e Carrozzerie_n.o.t.
un progetto di Uffici Teatrali

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Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018 riceve il Premio Garrone «al critico più sensibile nel leggere il teatro che muta».