Milo Rau. Diretta di uno sterminio

Milo Rau alla Biennale Teatro 2015 con Hate Radio sul genocidio ruandese. Recensione.

 

milo rau
Foto Zeno Graton

Verità, è la parola. Il teatro vi ruota attorno con una certa ondeggiante ricerca e comunque non privo di una necessaria viscosità espressiva, tenendosi nell’oscillazione tra il fine di una ricognizione estetica e la materia viva perché la ricognizione poggi su un dato incontrovertibile. L’oscillazione, più o meno cosciente, sfida ogni volta la caratura di una definizione esaustiva, da cui peraltro il teatro, chi lo fa, rifugge non appena si palesi. È in questa riflessione mai conclusa che si innesta non il teatro di Milo Rau, ma la percezione di uno spettatore medio che abbia qualche coscienza dei fatti e s’interroghi di una proposta artistica. I fatti, di cui aver nozione è fin poco, riguardano il genocidio che agli inizi degli anni Novanta ha visto il Ruanda diventare terreno di un massacro senza precedenti, due realtà claniche – Hutu e Tutsi, costruite come due etnie distinte dalla colonizzazione belga per il governo del territorio – spinte all’odio razziale al punto di farsi letteralmente a pezzi . Ciò che ne trae l’artista svizzero è – o forse non è – uno spettacolo visto per la Biennale Teatro 2015 al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia. Uno spettacolo politico che si inserisce fortemente nella linea scelta quest’anno dal direttore Àlex Rigola. E si chiama Hate Radio.

RTLM. Radio-Télévision Libre des Mille Collines. Questo è il nome dell’emittente ruandese che divenne uno strumento intenzionale e limpido del genocidio, una vera arma di persuasione collettiva e dunque di distruzione inarrestabile. La stazione fu in quegli anni la voce di una violenza efferata, capace, attraverso trasmissioni razziste di molto oltre i limiti del pensabile, di spingere l’etnia Hutu alla caccia senza quartiere contro i Tutsi da sterminare. Sembra un film di fantascienza, qualcosa di inammissibile per una realtà terribilmente recente. Eppure, questo è stato. Del potere dei media abbiamo fatto esperienza fin dalla nascita di una comunicazione capillare, troppo spesso esposta ai rischi di essere il telaio su cui poggia l’estremismo; ma l’impianto di istigazione a una tale carneficina ha i caratteri di un esemplare impossibile da catalogare.

milo rau
Foto Daniel Seiffert

Ne facciamo esperienza proprio in virtù di questo lavoro di Milo Rau che, dopo aver dato voce alla cruda e impietosa evidenza di alcuni racconti superstiti in un video a tutto schermo, ricostruisce la scatola pressoché insonorizzata – forse nelle intenzioni del tutto – di trasmissione dell’emittente, mostrando l’intero sistema ideologico che vi era sottoposto. Il suo racconto è dunque costruito al negativo, ascoltiamo tramite auricolari (quindi come si fosse in radio) l’intera giornata di palinsesto di RTLM, assorbendo l’esaltazione, la falsificazione storica, l’ammissibilità continuamente imposta di ciò che resta in ogni minuto fuori da noi, incapaci di tollerare l’aberrazione. Eppure l’ascolto della verità, di questa verità uguale alla cronaca, non sembra fare il salto per mostrare i suoi connotati teatrali, la dicibilità dell’esperienza sconta l’impossibile conflitto scenico e dunque impedisce quell’evoluzione incosciente che potrebbe mostrare la via alternativa, sotterranea, perché no onirica, alla percezione. A venir meno è il passaggio in arte, la possibilità di estremizzare il reale perché la verità vi si presenti come strada non già battuta dalla semplice mostra degli elementi, cui dover concedere niente altro che l’adesione a una materia sì urgente, ma – come troppo accade spesso per gli esperimenti di teatro documentario – appiattita sui bordi di uno spessore statico, già conclusa la sua parabola fin dall’inizio, fin dall’abbandono della discutibilità.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

Teatro Piccolo Arsenale di Venezia, Biennale Teatro 2015 – Agosto

HATE RADIO
testo, regia e ideazione Milo Rau
drammaturgia e produzione Jens Dietrich
scene e costumi Anton Lukas
video Marcel Bächtiger
suono Jens Baudisch
con (dal vivo) Afazali Dewaele, Sébastien Foucault, Diogène Ntarindwa, Bwanga Pilipili; (in video) Estelle Marion, Nancy Nkusi
produzione IIPM Berlin/Zürich
coproduzione Migros-Kulturprozent Schweiz, Kunsthaus Bregenz, Hebbel am Ufer (HAU) Berlin, Schlachthaus Theater Bern, Beursschouwburg Brüssel, Migros Museum für Gegenwartskunst Zürich, Kaserne Basel, Südpol Luzern, Verbrecher Verlag Berlin, Kigali Genocide Memorial, Centre e Ishyo Arts Centre Kigali

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