Sotto la tenda dell’avanguardia il teatro perduto

QUINTA DI COPERTINA. Sotto la tenda dell’avanguardia è la biografia artistica di Pippo Di Marca, ma è anche il racconto appassionato della nascita e dello sviluppo del nuovo teatro

 

sotto la tenda dell avanguardi di marca

C’è una tenda, me la immagino come quella degli indiani, con decorazioni e colori vivi. All’ingresso un signore distinto, allampanato. Lo riconoscete? È Pippo Di Marca. Survivor delle neo-avanguardie, regista presente e riconoscibile dalla seconda ondata in poi del nuovo teatro. Sotto quella tenda ci sono i suoi ricordi e molti pezzi del puzzle che raffigura uno spaccato significativo e recente della storia del teatro contemporaneo. Una tenda, che in realtà è un libro, pubblicato da Titivillus nel 2013. Ma la funzione, soprattutto nella prima parte, per gli appassionati dell’arte scenica, è davvero quella che appartiene a un portagioie segreto. Quelli della mia generazione, che hanno cominciato a rapportarsi con il teatro all’inizio del nuovo millennio, non hanno avuto la possibilità di assistere agli spettacoli che hanno reso storica la stagione dei Bene, de Berardinis, Quartucci, Ricci (per citarne solo alcuni), ma li hanno conosciuti (e probabilmente mitizzati) attraverso le parole, quelle dei libri o dei professori universitari. E in questo caso, non c’è archivio virtuale che tenga, è grazie alle parole che gran parte di quella memoria si è trasmessa. Necessarie sono quelle di Di Marca, capace di intrecciare l’autobiografia artistica con la complessa narrazione di una e più generazioni teatrali. Il regista dello storico Metateatro romano si racconta prima come un giovane curioso che gravitava attorno alle innovative ricerche sceniche e poi come uno dei protagonisti, senza però dimenticare mai il contesto, le mutazioni di ciò che accadeva nei territori teatrali. Questo accade soprattutto nei primi capitoli del libro: qui tutto nasce, qui si pongono molte delle basi per il futuro.
Sotto la tenda dell’avanguardia ci restituisce anche i frammenti di una geografia perduta degli spazi teatrali romani di quegli anni, le famose cantine; un percorso labirintico in sale che non esistono più o che sono radicalmente cambiate.

Il racconto si dispiega per mezzo di una fitta rete di incontri, quelli con i più grandi dell’epoca, che si intersecano con la carriera personale di Di Marca, si assiste a un contagio e anche a buoni propositi naufragati, come quello relativo allo storico convegno di Ivrea. Vale la pena citare un passaggio che porta i segni indelebili di un incontro fondamentale: «Fu così che una sera, nell’ottobre del ’66, misi atto a quello che avevo programmato da mesi, praticamente da quando avevo messo piede a Roma: conoscere Carmelo Bene. Nel camerino del Teatro delle Muse, alla fine dello spettacolo Il Rosa e il Nero. Fu una serata piuttosto nervosa, se non ricordo male era la prima, e a un certo punto Visconti andò via dalla sala con un gesto plateale e stizzito di disapprovazione. Ma trovai un Carmelo tutt’altro che agitato, relativamente tranquillo […]. Lo andavo a trovare a teatro, ogni tanto lo sentivo al telefono, senza farglielo pesare, né troppo né fuori orario, altrimenti non ci pensava due volte a mandarti a quel paese, e lui, pontificando, alimentava il suo Narciso mentre faceva cadere nelle mie orecchie, tra ellissi, giochi di parole, allusioni che talvolta mi sfuggivano, senza che mai osassi chiedere lumi, i suoi umori, le sue perle di sarcasmo, di sapere […]».

Andrea Pocosgnich
Twitter @AndreaPox

Leggi gli altri libri di Quinta di Copertina

SOTTO LA TENDA DELL’AVANGUARDIA
Pippo Di Marca
Titivillus, Corazzano (PI), 2013
€ 18.00
pp. 328
ISBN: 978-88-7218-368-7

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