Clarel e Teresa D’Avila. Tra cielo e terra alla ricerca del sacro

Clarel di Valter Malosti e Un Castello nel cuore con la regia di Maurizio Panici nel programma della rassegna Tra cielo e terra. Recensione.

 

una foto da Radio 3
una foto da Radio 3

In corrispondenza dell’avvicinarsi delle festività pasquali il Teatro di Roma ha dedicato parte della sua programmazione ad alcuni spettacoli provenienti dalla scorsa edizione di Teatri del Sacro, inseriti nel segmento Tra cielo e terra. Sacro e profano nel teatro presente. Appartengono ad esso quelli che si sono avvicendati sul palcoscenico del Teatro India:  Paranza. Il miracolo, Storie del buon Dio, In canto e in veglia e Clarel. Poema e Pellegrinaggio in Terra Santa. Quest’ultimo è adattamento per la scena curato interpretato e diretto da Valter Malosti, tratto dalla traduzione di Ruggero Bianchi dell’omonimo poema di Herman Melville.

Il testo del 1876, certamente uno dei più controversi dell’autore americano nonché il maggiore del suo ultimo periodo di composizione, è narrazione del pellegrinaggio di Clarel, studente di teologia, nei luoghi della vita di Cristo alla ricerca della redenzione dai dubbi spirituali. Scritto in forma epica, il computo dei diciottomila versi in tetrametro giambico, fusione di terminologia arcaica e coeva, non ha incontrato immediatamente il favore della critica per essere riscoperto nella seconda decade del Novecento. La centralità della parola come viatico alla poesia, la potenza del verbo in grado di plasmare immaginari con la concretezza quasi della materia, ci viene restituita da Malosti attraverso una lettura, sorta di reading in cui l’interpretazione – torna alla mente Venere e Adone in concerto proposto lo scorso anno in apertura della rassegna Dominio Pubblico – è accompagnata da un impianto acustico fatto di suoni sintetici e musica entrambi mixati dal vivo, unito alla geometria di luci volte a proiettare rettangoli al fondo che si combinano e si scindono quasi fossero squarci a là Fontana con l’impatto tuttavia più simile alle effusioni di un Rothko. Di partitura occorre parlare e nel senso più ampio perché ogni cosa acquisisce nell’economia della performance una funzione sostanzialmente sonora, meglio ancora armonica. Come fraseggi i versi scorrono nel recitativo, evadono dal leggìo, attraversano l’attore, lo solfeggiano e da lui sono solfeggiati divenendo vibrazione, sottraendolo forse involontariamente all’immobilità; lemmi si ripercuotono nelle traiettorie degli arti superiori, negli spasmi trattenuti delle gambe e del bacino, lungo il diaframma, per portare la voce sino alla maschera del viso, trasformarla in alternanza tonale corteggiando la nozione di phonè, cassa di risonanza di visioni e miraggi traghettanti la percezione dal Sudario a Buddha, da Damasco alla Cina.

Foto Ufficio Stampa
Foto Ufficio Stampa

Allo stesso progetto, come evento speciale, appartiene anche Un castello nel cuore. Teresa D’Avila, in scena fino al 12 aprile nel suggestivo contesto del Palazzo della Cancelleria. Trasposizione del percorso di fede della santa fondatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze interpretata da Pamela Villoresi, il lavoro di Michele Di Martino con la regia di Maurizio Panici si propone di omaggiare (a cinquecento anni dalla nascita) e di restituire non solo una figura beatificata, ma l’immagine di un’umanità con le sue incertezze e qualche debolezza. Sotto un diamante di fibre ottiche le azioni scaturiscono come episodi di un racconto progressivo fatto per tappe o nodi salienti, a tratti sostenuti da proiezioni al fondo più o meno stilizzate, più o meno “didascaliche”. Rimangono maggiormente impresse alcune sequenze, su tutte, affisse agli occhi, quella iniziale in cui la protagonista si muove celata da un telo chiaro avendo scoperte solo le braccia e nel finale una sorta di passione caravaggesca che prelude alla morte. Fermi restando i fisiologici bisogni di linearità imposti dalla collaborazione con le istituzioni religiose, permangono perplessità in merito a qualche eccesso di stucchevolezza e maniera nell’interpretazione, come pure sugli interventi cantati, la loro concreta necessità e amalgama rispetto all’intera struttura drammatica. Una sorta di respiro spezzato non alla spiritualità, in direzione della quale la ricerca è abbastanza intellegibile, ma a un reale, differente misticismo che certo potrebbe aiutare ad appassionare anche lo spettatore non specificamente interessato, strappando per iperbole con maggior decisione la vicenda alla logica religiosa della sacra rappresentazione per consegnarla alla logica teatrale come rappresentazione sacra.

Marianna Masselli
Twitter @Mari_Masselli

Visti al Teatro India e Palazzo della Cancelleria, Roma, marzo 2015.

CLAREL. POEMA E PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA
di Herman Melville
versione italiana e adattamento teatrale Valter Malosti
dalla traduzione integrale di Ruggero Bianchi
con Valter Malosti
regia Valter Malosti
suono e live electronics G.u.p. Alcaro
oud e chitarre Lucia D’Errico
musiche originali Carlo Boccadoro
luci Francesco Dell’Elba
produzione Teatro di Dioniso

UN CASTELLO NEL CUORE. TERESA D’AVILA
di Michele Di Martino
regia Maurzio Panici
con Pamela Villoresi
consulenza fonti Antonio Maria Sicari, Fabio Silvestri
musiche originali Luciano Vavolo
voce e canto Maurizio Panici, Fabrizio Checcacci, Alessia Spinelli
impianto scenico Carlo Bernardini
costumi Lucia Mariani
disegni Laura Riccioli
elaborazioni grafiche visuali Andrea Giansanti
luci Roberto Rocca
in collaborazione con Divinamente, Festival internazionale della spiritualità
produzione Argot Produzioni
in collaborazione con Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta Movimento Ecclesiale Carmelitano

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