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Luna Park. Fuori Orario con alieno

Luna Park – Do you want a cracker? di Leviedelfool debutta per Teatri di Vetro 8 al Teatro Vascello

 

foto S. Rocchi
Foto Simone H. Rocchi

C’è una cosa meravigliosa che accade a teatro. E in nessun altro posto del mondo. O almeno in nessun posto che abbia una vocazione e una finalità artistiche. Si tratta di quel momento in cui il buio rivela il piccolo intendimento di luce, l’apparizione di qualcosa che prima non c’era, in un luogo in cui palesemente, fino a pochi secondi prima, c’era uno spazio usuale osservato distrattamente. Ora quello spazio diviene “lo” spazio. Ma c’è qualcosa di più. Ed è qualcosa che non può accadere aprendo un libro o guardando un film. In uno spazio teatrale, grazie a una commistione di suggestione da un lato e forza evocativa dall’altro, lo spazio vuoto sa caricarsi di atmosfere al punto da apparire pieno. E non c’è bisogno di risalire le teorie artistiche del Novecento per questo. Basta uscire di casa e infilare uno dei tantissimi teatri sparsi per l’Italia, che siano sottoscala o edifici monumentali, che si trovino in centro o in periferia, al calare della luce e per avvento del buio il nulla sa diventare tutto.

Si pensava, qualcosa del genere, quando è entrato in scena Simone Perinelli – che firma Leviedelfool con Isabella Rotolo – al Teatro Vascello con Luna Park – Do you want a cracker? per Teatri di Vetro 8, ultimo capitolo della Trilogia dell’Essere (con Requiem for Pinocchio e Macaron). È uno spettacolo che nasce da un’atmosfera, eppure in scena con lui non c’è che l’asta di un microfono. E luci. Che seguono un percorso vorticoso di apparizione e sparizione. Non c’è niente eppure c’è tutto quanto manca in una vita fatta di cose reali, c’è allora la fascinazione di un personaggio che si presenta, si installa nel nostro ascolto, si prende l’attenzione di chi distratto s’era giusto appena seduto in platea, non è scontato che accada: un personaggio è vero quanto più sa instillare fiducia, prossimità. E quella sera, che è il modello di altre sere uguali e distanti, è accaduto.

luna park
Foto Simone H. Rocchi

Ma in primo luogo c’è una scena. E un attore. Balbuziente ed estraneo al mondo rutilante che gli accade attorno e che guarda come fosse di una civiltà altra, un po’ “fool” come da missione artistica, Perinelli dimostra una composizione testuale determinata dall’abitazione dello spazio, una scrittura – vera e propria, di parole vere e soprattutto proprie – di scena. Il suo personaggio vive una periferia scontrosa, ripetitiva, la tangenziale est di Roma che è luogo di spostamenti vacui la cui sonorità non è che il rombo recluso, da un punto A a un punto B, dello stesso tragitto. Il suono è ciò che disturba il suono. Tra i caseggiati di chi abita una lingua tra i quartieri, lungo una fetta di strada sopraelevata scaduta nel 2004. L’urbano di Perinelli ha allora una percezione quasi “aliena” (non casuale che la compagnia, gli artisti, risiedano a Calcata dove danno vita a Itineraria Festival), prima ancora di immettere nella storia proprio l’avvento dell’altro, alieno, lunare, oltre il reale. Forse allora è qui il nodo: avrà pienezza di intenti e risultati, questo lavoro, se la forma aliena sarà coraggiosamente riportata nel quotidiano, perché in esso risiede, senza necessità di altri non-luoghi donchisciotteschi, oltre le esternazioni astrali, senza che sia tradotto in un contesto d’altrove, quando così tanto si contestualizza, l’essenza umana e la sua estremizzata dissociazione, proprio di fianco a sé.

Ma resta, l’impatto di un’atmosfera pneumatica, notturna, di contatti radio e fari d’automobile come fasci improvvisi di luce, che per suggestione riporta alla sospensione inquieta di Tutto in una notte, di Fuori Orario, di Talk Radio, quelle pellicole tra i ’70 e gli ’80 che hanno fatto la fortuna del cinema americano a venire. Perché, semplicemente, era un creatore di luoghi letterari, topoi, contesti di realizzazione dell’umano. La vita è qui, ora. Il personaggio che offre crackers, per avere rifiuto o accoglienza non ha bisogno di chi viene da un altro pianeta, gli basterà fermarsi col motore in panne in una sosta appena accennata, di quelle di sola emergenza, lungo un tratto qualsiasi di tangenziale. Vedrà, facendo cenno con la mano a chi passa, quanti si fermeranno ad aiutarlo.

Simone Nebbia
Twitter @Simone_Nebbia

Teatro Vascello. Teatri di Vetro 8, Roma, settembre 2014

Leggi altri articoli e recensioni sul festival Teatri di Vetro

LUNA PARK – DO YOU WANT A CRACKER?
scritto diretto e interpretato da Simone Perinelli
aiuto regia e consulenza artistica Isabella Rotolo
progetto grafico Simone Rocchi
Ufficio Stampa LeStaffette

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Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

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