Scandicci. Lo Zoom di Krypton mette a fuoco il Qui e Ora

Opera - foto di Olimpio Mazzorana

Proprio adesso che le incertezze di sistema fanno vacillare ogni fiducia nel futuro e che del passato non sempre è facile conservare il retaggio senza passare per reazionari, Zoom Festival di Scandicci dedica la sua settima edizione a un concetto che come nessun altro riguarda l’arte nella sua fase di esplosione creativa. Qui e ora. Il Teatro Studio diretto dalla compagnia Krypton di Giancarlo Cauteruccio ospita una settimana di teatro, danza e performance (quest’ultima sezione curata da Pietro Gaglianò). Una «indagine nei territori della new performing art nazionale», promette il programma, aperta dal nuovo lavoro di Gruppo Nanou On Air, una «riscrittura del tempo capace di disabitare un luogo». Si prosegue con Macelleria Ettore, che torna a invitarci nella sua Stanza di Orlando, dal romanzo di Virginia Woolf e con la performance Jackson Pollock on the Other Hand, in cui Febo Del Zozzo analizza le tecniche del grande pittore statunitense e approda a Scandicci di ritorno dall’Arte Fiera di Bologna e l’Hunter College di New York.

Costanza Givone, fiorentina residente a Lisbona, sceglie il Teatro Studio per la prima nazionale del suo Salomè ha perso il lume, il cui studio fu finalista al Premio Scenario 2011 già ospite del Festival FIMFA in Portogallo. Selected realities è il titolo della coreografia di Pietro Pireddu, che fa danzare Valentina Fruzzetti e Fabritia D’Intino (compagnia Maktub Noir) su musiche originali di Robert Boston. Tra ombre, manichini, maschere e fantasmi è poi la volta dell’enigmatico e tormentato Opera, spettacolo già cult da cui Vincenzo Schino ha poi mutuato il nome della propria compagnia, attualmente (e insieme ai Nanou) tra le più rilevanti alle prese con il teatro visuale. Clinica Mammut, giovane ensemble romano nato dall’incontro tra Alessandra Di Lernia e Salvo Lombardo, presenta Col tempo, parte del progetto Memento Mori, che inserisce «cesure tra memoria e presente di un vissuto ideologico ed esistenziale ormai usurato» per testimoniare un Occidente in decadenza. Da registrare poi il crudele passaggio della Duramadre di Fibre Parallele, che lascia poi spazio al nuovo studio di Fagarazzi Zuffellato, HEAVEnEVER, creato appositamente per il festival.

Elena Nemkova e Luca Pucci (con Emanuele De Donno) sono i tre artisti visivi che sbarcano sul palco del Teatro Studio con, rispettivamente, Le virtù dei processi negativi, «performance in cui confluiscono scienza, azione attorale, danza e indagine etica ed estetica» attorno al tema dell’influenza dell’alcool sui progetti creativi, e Agenzia Dancing Days, in cui gruppi di anziani danzano su brani di musica elettronica, riscoprendo l’urgenza fondamentale di un «movimento libero e necessario». La performance MIRA. amazed playing people del collettivo fiorentino Fosca evidenzia la dinamica del concerto live trovandone una rima ne La tempesta shakespeariana, un tentativo di ricostruire una drammaturgia di un concerto rock.
Fabrizio Crisafulli e Renzo Guardenti, conducono un laboratorio dal titolo La parola e la luce con gli allievi del Corso di Illuminotecnica dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e gli studenti di Istituzioni di Regia, Corso di Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo dell’Università di Firenze, per il quale la performance Quel che ho visto e udito – omaggio a Ingeborg Bachmann farà da esito.

Riguarda da vicino il lavoro di Teatro e Critica, infine, e si inserisce nel palinsesto fortunatamente sempre più fitto di attività e occasioni di incontro attorno a questi temi, la tavola rotonda che si terrà la giornata di sabato 10 novembre nella sala CNA con il titolo QUI & ORA/ In – Contro – Modelli e autorganizzazione tra critici e autori di teatro. Intervengono Ilaria Fabbri (responsabile Settore Spettacolo della Regione Toscana) e Attilio Scarpellini, Antonio Audino, Andrea Porcheddu, Marco Palladini, Rodolfo Sacchettini, Graziano Graziani, Simone Nebbia, Paolo Ruffini, Piersandra Di Matteo, Pietro Gaglianò, moderati da Giancarlo Cauteruccio.

Sergio Lo Gatto

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e dramaturg. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Attività Culturali per Emilia Romagna Teatro Fondazione. È dottore di ricerca in Spettacolo, con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali. Alla Sapienza. Università di Roma ha insegnato, come docente a contratto, Metodologie della Critica del Teatro e dello spettacolo e Performing Arts Between Arts and Politics e insegna al Master di Critica giornalistica dell'Accademia "Silvio d'Amico" di Roma. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3 (Editoria&Spettacolo, 2018), con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013). [photo credit: Jennifer Ressel]

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